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Scritto Martedì 21 agosto 2012 alle 17:03

Montevecchia: la chiesetta di S. Bernardo nel libro di Sgobbi, dal restauro con i primi 5 finanziatori fino allo splendore odierno

Giuseppe Sgobbi davanti alla chiesa di San Bernardo

Come un'anziana, millenaria, immortale signora che ha vissuto appieno la sua vita, attimo per attimo, vedendo scorrere davanti a sé, come sulla bobina tesa di un film, periodi storici, personaggi apparsi e scomparsi lasciando spazio ad altri, alcuni cancellati dalla storia altri ricordati dai posteri e divenuti così immortali, ere, vite, morti e...miracoli, si direbbe. Come lei, la Chiesetta di San Berardo a Montevecchia, è un serbatoio immenso di date, fatti e soprattutto misteri, che conserva da secoli e che per secoli sono rimasti muti, sepolti sotto messaggi criptati nell'attesa che qualcuno, spinto da una curiosa, forte passione, arrivasse a decifrarli. E così è avvenuto, fortunatamente, per mano del montevecchino Giuseppe Sgobbi che per sette anni  - quattro impiegati per la ricerca e tre passati a raggruppare i documenti e ad unirli in un testo unico  dal titolo "Chiesetta di San Bernardo in Montevecchia"- ha lasciato a tutti la possibilità di farsi affascinare e conoscere questo immenso patrimonio storico locale.


La storia che ha portato alla ribalta il sapere sulla Chiesetta è iniziata però ancora prima, nel 1997. In quell'anno, dopo che la struttura era restata per molto tempo chiusa al pubblico "per indecenza", a causa cioè delle cattive condizioni in cui si trovava, fu il parroco del paese Don Luigi Casiraghi a far scattare una molla fondamentale: "lui riunì tutti i capi famiglia dell'alta collina al ristorante Passone e mise sul tavolo una teca della chiesa riportata a foglia; quando la appoggiò noi tutti rimanemmo abbagliati dal suo splendore", ha raccontato Giuseppe.

Al seguito, Don Luigi propose ai presenti, per alzata di mano, di offrirsi volontari per permettere l'opera di restauro della chiesa, avviati già nel 1994. Parte da qui l'avventura per quel gruppo di 5 cittadini che iniziarono la raccolta fondi necessaria per gli interventi,  supportati anche dalla parrocchia. "Dapprima cominciammo con la vendita della salvia, del rosmarino e delle erbe aromatiche poi con la vendita delle torte che venivano fatte in casa dai montevecchini; pensi che una domenica ne furono vendute ben 180! Abbiamo poi svegliato il paese, messo al corrente del progetto e così hanno risposto tutti quanti".

Partirono dunque i restauri ad opera di un'équipe di esperti provenienti dalla prestigiosa Accademia di Belle Arti di Brera: dapprima vennero ripristinati l'altare, la balaustra ormai completamente tarlata, gli affreschi trovati dopo tanti test che fecero riaffiorare il colore, il presbiterio, cioè la parte più antica del nucleo in seguito allargato, la navata con la sua volta immacolata cioè priva di affreschi ed ora spugnata. 

Nasce la chiesa e insieme ad essa gli affreschi; questo si trova nel decreto di fondazione datato 12 agosto 1593, mentre risale al 20 agosto dello stesso anno la consacrazione della chiesa, suggellata da una lapide ancora ben visibile. Su di essa è apposto il nome di colui che iniziò su di essa i lavori di allargamento: Giovanni Antonio Scaccabarozzi, "canonicvs", sacerdote, che la dota di "300 lire imperiali", una sorta di stipendio, diremmo ora, per il cappellano che viveva in chiesa e che "probabilmente, per il freddo che sentiva, pregava per una cesta in più di legno", scherza il signor Sgobbi.

Ma attenzione a non farsi confondere dalle date, cosa che è spesso risultata facile a Giuseppe impegnato in questo rompicapo: la chiesetta, malgrado il decreto di fondazione riporti l'anno 1593, è sicuramente molto più antica, poiché questa data si riferisce al nucleo intero quindi allargato a seguito dei lavori commissionati dal sacerdote  Scaccabarozzi; impossibile ancora oggi datare la costruzione del presbiterio, cioè di quello che ai tempi coincideva esattamente con la chiesa intera. Quello che si sa è che il 1589 fu l'anno in cui si conclusero gli interventi  di allargamento sulla struttura (comprendenti sacrestia, navate, campaniletto e cimitero), mentre 4 anni più tardi venne appunto apposta la lapide. Della primissima chiesina, quella composta dal solo presbiterio, si da poco nulla, men che meno l'anno di costruzione. "Il primo riscontro documentato della prima parte dell'intera della costruzione è datato 1571"; il cartografo che l'ha eseguito è stato San Carlo, abbozzando su carta una primitiva ma efficace cartina di Montevecchia. Chissà da quanti anni la chiesina si trovava già lì quando il santo vi fece visita....


"San Carlo comunque ritorna a Montevecchia nel 1583 e non riuscì dunque a vedere la chiesina ampliata".

Sul muro della sacrestia si può oggi vedere un imponente stemma affrescato. È quello degli Saccabarozzi. "Non si sa che l'abbia dipinto, ma è una sorta di messaggio che dice leggete, e capirete così il cognome" ha spiegato il signor Sgobbi, che ha poi rivelato il "trucco". Nell'antichità, lo stemma degli Scaccabarozzi era composto soltanto da righe nere e bianche a ricordare gli scacchi; quello che si può ammirare in chiesina è invece a metà composto da queste trame, a cui si alternano le "barozze", cioè i carretti che venivano un tempo utilizzati dai contadini per il trasporto di merci svariate, terra o quant'altro. "Gli Scaccabarozzi probabilmente portavano i morti al lazzaretto; "scaccare" significa infatti scaricare, mentre "barozzi" si riferisce appunto agli strumenti usati per il trasporto, le barozze. Esse sullo stendardo sono due pezze che indicano il merito; la bandiera si trasforma così in scacca-barozzi". Il '500 è stato, infatti, un secolo vessato dalla peste. Et voilà, mistero risolto.


Sono tre le tombe di cui sono tuttora visibili le lapidi sul pavimento della chiesina: una è riservata allo stesso Giovanni Antonio Scaccabarozzi, una ai cappellani  ed un'ultima agli "Agnati", gli eredi, i soli che avevano il privilegio di essere lì seppelliti, mentre gli altri parenti del casato venivano posti nel cimitero della chiesina, la cui porta è ancora ben visibile dall'interno sulla sinistra. "Prima del restauro, la porta non era visibile e noi non ci spiegavamo l'acquasantiera posta a metà corridoio. Poi un giorno vennero notati i mattoni nella parte esterna corrispondente della chiesa, bussammo e sentimmo il vuoto. Facemmo la stessa operazione anche dall'interno, sentendo che i colpi battevano di nuovo a vuoto capimmo che dovevamo sfondare. Così fu trovato il cimitero".


Un'ulteriore curiosità è tuttora visibile e lascia aperte le porte di immaginazione e curiosità: l'affresco di San Francesco presenta un piccolo dislivello, due millimetri di spessore che hanno spinto Giuseppe ad immaginare che "sotto questo affresco ve ne sia un altro; magari uno di San Rocco o San Sebastiano, che mancano all'appello perché erano i santi protettori della peste". In chiesina manca oggi anche Santa Eugenia che, narrano le storie piuttosto recenti tramandate, sarebbe stata dipinta da due rifugiate di guerra ospitate e così protette da Eugenia Mascheroni, a cui le due pittrici avrebbero quindi dedicato l'opera. Ora questo affresco è stato "scrostato" ed affisso al santuario in alta collina.


Giuseppe Sgobbi, parte di quei cittadini che contribuirono quindi ai lavori di restauro conclusosi nel 2000, trova anni dopo, nel 2003, come in un'epifania e a seguito di un lutto di un giovane che aveva fatto parte dello stesso "comitato" per gli interventi in chiesina, nonché di un periodo di vita piuttosto difficoltoso, lo spirito per iniziare questa avventura, durata 7 anni nelle biblioteche ma soprattutto negli archivi storici e polverosi, in cui ha messo tutto il suo impegno e il suo cuore. Il risultato è un volume che ha lo scopo di arricchire il bagaglio culturale legato al patrimonio locale ed "essere altrettanto stimolante per l'appassionato lettore" o per il cittadino che potrà forse ritagliarsi un attimo di tempo per una visita obbligata alla chiesina, per respirare la storia e chissà...per prendere il testimone che Giuseppe ha lasciato e riportare così alla luce altri affascinanti dettagli.
Selena Tagliabue
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