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Scritto Mercoledì 14 marzo 2001 alle 17:39

LA TESTIMONIANZA

Magra, si muoveva a fatica. Erano evidenti le limitazioni dovute ai dolori articolari. Aspettava da tempo davanti alla casa delle suore. Cercava aiuto. Istintivamente mi sono avvicinato; ho toccato il gomito e lei mi ha indicato anche le ginocchia. Ho chiesto all'amico che mi accompagnava se avesse un antinfiammatorio, un analgesico qualunque. Un breve rovistare nella borsa ed ecco apparire delle bustine. Ho chiesto ad un locale di farmi da interprete: "Sono da prendere due volte al giorno per tre giorni ... ma, mi raccomando, a STOMACO PIENO!". Lei mi ha risposto, tra lo sconcerto ed il timore di offendere: "E' questo il mio problema: lo STOMACO E' VUOTO". Mi sono vergognato.

Non avevamo cibo da offrirle e lei ha continuato la sua attesa davanti alla casa delle suore.
In quel misero mercato, fatto di piccole bancarelle con poveri mucchietti di due, tre carote; qualche pomodoro... quasi un gioco delle bambole, un vecchio si aggirava sostenendo l'ombra di se stesso rimasta pelle ed ossa appoggiandosi ad un bastone. Ho avuto l'impressione che guardasse le piccole arance che stavo comprando, cosi d'istinto gliene ho porse un paio. Le ha rifiutate chiedendo pochi spiccioli per comprarsi un the. Quell'inatteso rifiuto mi ha indisposto: o le due arance o nulla. Ha preferito nulla e dignitosamente si è allontanato. Mi sono pentito; ma era gia troppo tardi per rimediare. Quel vecchio continua a tornarmi in mente. In Italia non ho mai rifiutato un'offerta ad un anziano, anche quando sapevo che sarebbe andato a berla all'osteria. Raggiunta una certa età, ho sempre ritenuto che l'anziano ne avesse il diritto. E' la stessa età che prova quanto grande, bella o brutta che sia stata, deve essere l'esperienza accumulata in una lunga vita ed è quell'eta che da il diritto a scegliere in totale liberta. Un anziano qui; riuscire ad invecchiare in questi contesti... per noi è inimmaginabile che razza di attributi occorra possedere. Se ha rifiutato due arance e chiedeva un the, certo aveva ragione lui. Io, mi sono fatto giudice di cosa fosse meglio per lui. Con quale diritto e con quale autorita? Ed in piu' in un luogo che è casa sua. Mi sento in colpa: me ne pento chiedendo scusa a lui e a Dio che è anche in lui.
Ieri mi sono addormentato piangendo. Malinconia, solo stupida malinconia. Sentivo mancarmi il paese dove sono nato; la mia famiglia; i miei amici... Ma non piangevo solo per questo. Tornando non ho piu' ritrovato un militare con il quale abbiamo condiviso alcune esperienze. Se ne è andato, .laciando la moglie e due figli, trucidato nella vile imboscata di gente sconfinata dall'Etiopia. A Nairobi, sul giornale, era in prima pagina la strage di Borana. Viaggiavano sul cammion che seguiva il nostro fuoristrada. Dicono che siano "guerre tribali". Sulie terre Borana non piove da quasi quattro anni. Quattro anni: incredibile solo a dirlo. Disperatamente cercano acqua e pascoli per loro e per le loro bestie, che sono l'unica ricchezza ora in esaurimento. Se vanno verso nord entrando in Etiopia, subiscono gli attacchi di chi, come loro, pcr sopravvivere deve respingerli. Se vanno verso sud o verso est non può che aspettarli analoga sorte. Ad est c'e la Somalia con la sua ben nota situazione di caos anarchico. Queste sono solo "guerre per la sopravvivenza". Le nostre tecnologie sono certo in grado di dire dove nel sottosuolo c'è acqua; sono in grado di generare pozzi, di raccogliere acqua ... ACQUA! Tutto appare come fermo in un alone di fatale immobilismo. Voluto? Imposto? Non certo da chi sta soffrendo e morendo qui. Non riesco a darmi risposte; sono costretto ad intuire mentre, sapendo della mia impotenza, non voglio neppure conoscere, sapere la verità. Quando mi addormento piangendo non è solo malinconia: è rabbia con impotenza. Per fortuna, non piango spesso. Vince la speranza.

Lo sapevi che l'intera terapia di un sieropositivo-AIDS affetto da meningite opportunistica costa 164 dollari? A causa del brevetto che protegge il farmaco, la sola prima fase della cura costa 1000 dollari. L'Ospedale di Sololo non può sostenere un simile costo. All'Ospedale di Sololo non si sono riscontrati casi di Tripanosmiasi (la malattia del sonno). Qualora dovessero verificarsi, la morte sarebbe inevitabile poichè il farmaco che potrebbe salvare i pazienti non viene piu' prodotto. Non era abbastanza redditizio per l'industria farmaceutica che lo commercializzava. Malattie guaribili, seppur gravi, divengono mortali perchè il farmaco efficace non è disponibile. Lo scarso potere di acquisto dei malati poveri è una delle ragioni per cui il 90 % della ricerca e sviluppo di nuovi farmaci, non riguarda le malattie ed i problemi dei malati poveri.

Ci sono momenti nei quali tutto appare senza senso ed irrimediabile. Momenti nei quali vivi la convinzione che anche a chi scrivi, semplicemente per sfogare la tua disperazione, non interessa la tua situazione e forse neppure avrà il tempo da dedicarti per leggerti. Allora tu muori dentro. Mentre questa gente che ti circonda continua a vedere in te il solo aiuto possibile e tu sai che il loro destino è inevitabile. Allora assapori cosa significa essere dimenticati; che senso può avere la disperazione; ma tu puoi lasciare il campo e tornare a casa; loro no. Li aspetta la morte e basta. Allora cerchi di scrivere, di comunicare con maggior forza, vorresti fare qualcosa... e sai che in pochi ti potranno comprendere; troppe le differenze tra questi due mondi. Eppure basterebbe sintonizzarsi entrambi sulla stessa frequenza: quella dell'Umanità, per rendersi conto di come siano simili le esigenze di entrambi. Uscire dall'egoismo. Fare, raccontare, dire, testimoniare... in fondo abitiamo lo stesso pianeta. Loro ci rispettano come fratelli. Portiamogli rispetto. Non mentiamo. Siamo noi stessi con loro: come realmente ci sentiamo dentro, secondo natura. Loro sanno e capiscono. Temono il nostro giudicare monolaterale e subiscono i nostri ricatti dati dalla forza del nostro benessere materiale. Si difendono come possono: accondiscendendo a tutto; lasciando anche il loro mondo; sperando sempre in un aiuto che comunque sanno che sara sempre troppo poco; insufficiente rispetto ai bisogni, alle ingiustizie che si sono create. Amando, non si sbaglia mai. Iniziamo noi autenticamente ad amare, ora che il futuro è nelle nostre mani. Quando sarà nelle loro, non c'è certezza che sapranno amare, visto cosa gli stiamo insegnando. Temo la loro rabbia quando esploderà. Temo la Giustizia Divina quando verrà il momento per ognuno.

Il silenzio in una notte senza luna. Il buio ti avvolge incutendoti un lieve timore, anch'esso soave. Seduto a guardare le stelle, ti senti osservato da presenze sconosciute, ma non le avverti nemiche. Poco vento, quanto basta ad alleviare il soffocante caldo. Una delle tante notti africane descritte in infiniti modi da infiniti narratori. Ognuno con la sua irripetibile e non confrontabile esperienza. Notte africana nella quale sei solo e non sei solo. Ti preoccupano e ripensi ai problemi della gente, quasi nel timore che qualcosa possa esserti sfuggito e cerchi il modo migliore per essere utile. Loro ti hanno già accolto ed offerto la loro casa, il loro ambiente: ti offrono anche questa loro notte. Sanno che cercherai con loro le soluzioni e adesso questi per loro sono già i problemi di domani. Orma c'è la notte d'assaporare; occurre lasciarsi vivere da lei. Ia luna piena che sorge da dietro la collina, rispettosa del silenzio, pone le acacie spinose in contro luce e ne proierrav le ombre sul terreno che va sempre piu' argentadosi, mentre tu assapori una pace tanto desiderata e mai provata. C'è serenità nell'anima. C'è accettazione che non è rassegnazione. C'è pace nel cuore tuo e loro. Questa notte magica unisce ed accomuna regalando le sicurezze della solidarietà. Sembra dire: siamo tutti una sola cosa. Allora pensi al tuo mondo, quello così lontano che in momenti come questi sembra divenirlo ancora di più. Pare impossibile che quel mondo possa aver perso tutto questo. Incredibile che possa essere talmente impazzito. Qui sta il modello di ciò che può fare un uomo che si creda dio. In quel mondo ci sono persone che vorrebbero essere qui al mio posto.
Ritrovo molti amici, sento il loro affetto e questa notte africana riesce anche a donare l'unione con loro così lontani. Molti, tanti volti mi passano davanti. Sì, sono loro che mi consentono di vivere qui cercando di esscre utile. Sono loro, con la loro collaborazione, con il loro aiuto, con le loro offerte che mi hanno nominato il loro ambasciatore della loro solidarietà a questa gente locale. Tra questi volti, molti sono oscurati dall'ombra nella quale si sono messi tacendo una donazione N.N. Questo non è solo un ringraziamento, è qualcosa di più. Grazie a loro sperimento la forza della solidarietà e quella della fiducia reciproca. Così mi sento vivo. Sento di essere vivo. Sento che esiste l'umanità nei fatti e non solo nella teoria, ed in essa io vivo e con me tutti coloro che mi hanno mandato e coloro che mi hanno accolto. Mi accorgo di quanto sia grande questo mio privilegio. Vorrei farne partecipi tutti, anche chi, forse, ha già smesso di leggere queste righe perchè il suo mondo lo chiama, lo travolge e deve andare, correre...

Non so cosa mi sta aspettando domani. Qui non c'e mai un giorno uguale ad un altro, anche se tutti sembrano uguali ed ogni cosa appare come fuori dal tempo. Sì, lo confesso: sono curioso, aspettando il domani. Al Dio che ha emanato l'Uomo così meraviglioso come mi appare, dico: grazie ed aggiungo ancora grazie per avermelo fatto intuire guardando dentro e fuori di me.
"Dimmi dov'è la direzione, fallo prima che finisca la passione" canta Celentano in un'audiocassetta intitolata "Io non so parlar d'amore" e la sua voce colpisce il mio animo triste. Non riesco a vedere il loro domani. Fortissimo e il dubbio di poter aver sbagliato tutto. Non possono, non devono essere i soldi la chiave di tutto. Io mi vergogno quando ne ho in tasca più del nccessario.
Solo ieri sera, sotto un cielo stellato che mi parlava solo di Te, mio Dio, ti ho respirato nelle parole di un'anziana che ringraziava per ciò che ancora non siamo riusciti a fare. Parlava, davanti a tre donne delle quali una portava al collo un bambino, e con estrema dignità mi porgeva una busta chiusa. Una lettera che ancora non ho trovato il coraggio di aprire. Contiene sicuramente delle speranze: le loro. In una busta un sogno, come quando da piccolo scrivevo a babbo natale. Sanno che faremo il possibile. Sanno anche che non possiamo essere la loro salvezza ma certo siamo una speranza. Forse è proprio in questa speranza che si nasconde il vero senso della nostra presenza qui. Chiedono acqua. Meno di 3 litri al giorno e la razione di cui ognuno di loro puo disporre in questa lunga siccità.
Dottor Giuseppe Bollini
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