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Scritto Venerdì 16 marzo 2001 alle 17:28

MENICHELLI, UNA FEDE ESPLOSA DAL DOLORE

Ha incantato tutti con le sue parole chiare e profonde di una vita vissuta
pienamente, da giovane sacerdote a vescovo di Chieti e Vasto



Da sinistra: don Marco Tenderini, Monsignor Edoardo Menichelli,
don Luigi Pisoni e don Gigi Musazzi

"Credere è ancora possibile? Secondo me si, e sono qui a testimoniarlo. Ma questo approccio sarebbe semplicistico". Inizia così la conferenza di Mons. Edoardo Menichelli, vescovo di Chieti e Vasto, invitato giovedì 15 marzo all'incontro organizzato dal decanato di Merate a cui hanno partecipato oltre 600 persone. Volto disteso, parole chiare, un leggero accento romano che rende il suo parlare più fluido, una voce roca e profonda, quasi da attore; però di professione non racconta storie, ma la verità della fede. Don Gigi Musazzi, il direttore della scuola vocazionale di Villa Perego, introducendo la serata ha raccontato di aver conosciuto il "neo vescovo" (la nomina è del 1994) a Parigi nel 1997 alla catechesi di San Sulpice tenuta per i giovani di Milano. "Lo abbiamo visto anche a Roma la scorsa estate, presiedere incontri nella calura dello stadio Olimpico". Insomma, monsignor Menichelli, 61 anni di S. Severo Marche, è davvero un infaticabile comunicatore. E lo ha confermato anche l'altra sera. "La Fede - ha attaccato - è qualcosa che va cercata in profondità, nel "luogo del mistero": il cuore". Così come ogni persona, anche un vescovo deve scegliere se credere, scegliere ogni giorno, costantemente. Una scelta che non significa solamente la convinzione personale, quanto la necessità di essere "lievito" per l'ambiente di vita, per le persone che si incontrano. La fede è una questione di scelta tra la fedeltà e l'amore verso l'altro.

Il pubblico presente alla conferenza di Monsignor Menichelli

Il tradimento è la non esclusività dell'amore, verso altri amori, verso il proprio tempo, verso le proprie idee, verso una donna, verso se stessi. Ma tutti siamo un po' mezzadri dell'amore, pronti a seguire tanti idoli, tante opinioni, tante verità. Menichelli dice, riferendosi alla distorsione della fede, che sulle "cattedre dei profeti si sono seduti i ragionieri" indicando la razionalizzazione della fede, non a priori, quando si tratta di sceglierla, ma mentre la si vive, riducendola a una sorta di compromesso, di indicazione di comodo. Una fede che non deve essere una continua aggiunta di "ma", delle situazioni, di "ma" della società ma deve essere una continua ricerca della radice e di alternative radicali. Oggi è difficile scegliere Cristo, è invece troppo facile scegliere altri amori. Menichelli poi ha fatto la sua professione di fede in un Gesù che migliaia di volte ha pronunciato e che ama. E' un amore vissuto, radicale e sereno quello di cui il vescovo parla, un amore possibile, ma che non può evitare di porsi una domanda importante: perche Dio ha scelto me? Menichelli dice che Cristo lo ha conquistato con la sua misericordia infinita, un Dio che ogni giorno, tutti i giorni tesse una salvezza personale che è la libertà. E ogni giorno Dio conquista chi crede con un oceano di misericordia. "Ma questo Cristo mi dà fastidio, mi provoca, si, lui è un provocatore, il suo vangelo è tutta una provocazione" e cita l'episodio al pozzo di Giacobbe, commentandolo con un fare romanesco che fa sorridere tutti. E queste considerazioni portano ad una sola conclusione: la fede non è preimballata ma va vissuta e ricercata. La ricerca di oggi, della società si è spostata verso i guaritori, e non si accorge della presenza di un salvatore che si accetta tutto o si rifiuta in blocco. Poi Menichelli ha dissertato sull'etica, svuotata oggi dei suoi contenuti, diventata un caffelatte. Resta tuttavia uno spiraglio, meglio, una speranza che anche il nostro tempo diventi tempo di fedeltà. E le cose possono cambiare grazie all'esperienza trasfigurata dei credenti, di coloro che esprimono con la loro scelta la propria fede. Qui il vescovo ha sferrato un attacco, affermando che sempre più stiamo diventando tristi, cupi e musoni; "togliete gli occhiali scuri e inforcate quelli chiari". Parlando della società di oggi, ha affermato che è molto migliorata rispetto al passato ma che ha un grande male, quello di volersi costruire da sola, dimenticandosi di Dio.

 

Monsignor Edoardo Menichelli


La seconda parte della relazione il Vescovo l'ha dedicata al racconto della sua esperienza, del suo incontro con Dio, un incontro nato dalla sofferenza. Giovane orfano di madre, poco dopo perde anche il padre e viene cresciuto dai nonni ma deve abbandonare la scuola per lavorare. Si allontana da Dio e non trova la spiegazione dei suoi mali. Un giorno si confida con un parroco che lo porta dinanzi al crocefisso della sua sagrestia e lo invita a domandare a quel Cristo le ragioni del suo dolore. "Dio però non ti risponderà perchè la sua logica è differente. Ma sappi - aveva detto il vecchio parroco - che Lui ti ama". Da quel giorno la vita di Edoardo cambia, subisce un rinnovamento. Quando, per intervento di una famiglia facoltosa, gli viene chiesto dal nonno dove volesse andare a studiare, lui sceglie il seminario. E ancora oggi, quel giovane, divenuto sacerdote e poi vescovo e grande comunicatore non ha trovato la "soluzione" di quegli avvenimenti, ma una certezza, l'amore di Dio.

Roberto Perego
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