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Scritto Venerdì 16 marzo 2001 alle 17:24

CRONACA DI UNA PASSIONE POPOLARE ACCESA DA QUATTRO AMICI AL BAR
 

Breve storia di un miracolo della volontà di persone semplici che decidono di affrontare l'impresa con in tasca le sole cinque mila lire necessarie alla stampa di un volantino e altre 50 mila ricavate dalla vendita di alcun mattoni ricevuti in regalo da un camionista il cui carico si era rovesciato sulla strada… proprio davanti alla Chiesina.

La Chiesina di San Giuseppe com'era nel 1976, l'anno dell'arrivo di don Enrico Mellera
a Parroco di Pagnano e com' era il giorno dell'inaugurazione, tre anni dopo.

Trecentosettantacinquegiorni. Tanti ne sono occorsi, dall' 8 marzo 1978, giorno d'inizio dei lavori, al 17 marzo 1979, giorno della solenne inaugurazione, per riportare alla vita la Chiesina dedicata al Santo patrono di Cicognola. E sono pochi, davvero pochi, se si pensa che si è lavorato all'insegna del volontariato o dell'imprenditoria locale rubando tempo al tempo e mano d'opera alla mano d'opera.
Succede sempre così. Nasce quasi per caso il progetto. Ne parlano intorno a un tavolo il giorno di Santo Stefano del 1976 quattro amici: Franceschino Mapelli, Roberto Fumagalli, Angela Mapelli e Vincenzo Ravasi. L'idea di mettere mano ad un luogo di culto costruito nel 1744 e poi lasciato in abbandono con il progressivo spopolamento delle terre, la migrazione verso le città e la parcellazione di terreni ed edifici, affascina. Dai vecchi della frazione si ha conferma che una volta l'anno Cicognola ospitava una grande festa e da ogni dove giungevano le bande musicali per gareggiare tra di loro. La Chiesina ne era il punto di riferimento e la devozione per il Santo Patrono veniva celebrata con processioni e canti.
Detto e fatto. Per prima cose se ne parla a don Enrico Mellera, neo Parroco di Pagnano. Con lui si fa un sopralluogo nella chiesina per scoprire che ignoti hanno trafugato 14 quadri su tela del '700 raffiguranti la Via Crucis. Il Parroco rimane colpito da quella profanazione. La notizia fa subito il giro della frazione. E' un s.o.s che preoccupa, ma incuriosisce. Il settimanale cattolico lecchese " Il Resegone " porta l'accaduto alla ribalta e la gente di Cicognola si riunisce in comitato permanente. Ai Gallavresi, a Milano, telefonano don Enrico, Franceschino e Angela Comi, ma la proprietà sembra incassare bene il furto. Nel senso che non fa una piega. Di quella Chiesina è probabile non si ricordano neppure più. Ed ecco il primo miracolo. Nel giro di tre mesi accade quello che non era avvenuto nei dieci anni precedenti. Si muovono tutti, sospinti e qualche volta addirittura " spinti " dalla volontà dei cicognolesi.
Il 4 gennaio 1977 viene inviato un esposto alla Soprintendenza alle Belle Arti della Lombardia e una lettera a Giuseppe Ghezzi, sindaco di Merate. Nove giorni dopo, il 13 gennaio, si coglie l'occasione della presenza in paese dell'architetto Ponticelli della Soprintendenza e lo si " trascina " in Chiesina alla presenza di Parroco, Sindaco, rappresentanti della frazione e del perito edile Alessandro Mauri di Cernusco Lombardone. Ponticelli rimane impressionato e per evitare altri furti dispone il trasferimento in luogo sicuro delle opere d'arte ancora esposte. Giuseppe Ghezzi il 18 gennaio prende carta e penna di scrive al notaio Cesare Gallavresi, rappresentante della proprietà - l'Immobiliare di famiglia Cigno srl - per chiedergli di intervenire sul bene o di lasciarlo in dono ai Cicognolesi che vi avrebbero provveduto a proprie spese.
Gallavresi prende tempo. Deve sentire tutto il parentado. L'Immobiliare Cigno è proprietaria di larga parte della frazione che avrebbe ceduto a lotti negli anni successivi. Però, il 30 gennaio, l'amministratore dell'Immobiliare viene a fare un sopralluogo e il 3 marzo Cesare Gallavresi riceve nel suo studio a Milano il sindaco Giuseppe Ghezzi, don Enrico Mellera, Franceschino e Vincenzo Ravasi. La trattativa è formalmente aperta così come la popolazione della frazione è effettivamente irremovibile. Per dare corpo, spessore e immagine alla volontà popolare il 19 marzo Villa Perego ospita la prima edizione della ritrovata festa di San Giuseppe. La risposta dei Gallavresi arriva il 14 giugno 1977. Ok, la Chiesina è vostra. Sarà donata alla Chiesa parrocchiale San Giorgio di Pagnano. La Curia non si oppone. L'atto di donazione viene siglato il 28 ottobre 1977 dal notaio Cellina di Milano. E qui entra in scena uno dei grandi personaggi di Cicognola, il notaio Modesto Bosisio che interviene con i propri uffici per formalizzare tutto l'iter amministrativo necessario al perfezionamento della donazione sia con la Curia Arcivescovile che con la Prefettura di Como. Modesto Bosisio si appassiona al progetto e accetta volentieri di stendere la presentazione dell'opera di Franceschino che racconterà la storia della Chiesina e dato alle stampe in mille esemplari nel 1982, sotto il titolo "Il quaderno di Casa Nostra ".

Il notaio Modesto Bosisio, benefattore e grande uomo di cultura, con la consorte
signora Aurelia Sala ripresi nel novembre 1994 nel giardino della villa sulla collina di Cicognola.


Ora si tratta di mettere mano al portafogli. I preventivi fatti alla buona parlano di 18/20 milioni. Il 19 gennaio 1978 si tiene una riunione tecnica al massimo livello. Si parte. Il comitato di San Giuseppe si costituisce ufficialmente e don Enrico Mellera e il notaio Bosisio vengono acclamati Presidenti Onorari. In Briantea si apre un conto corrente. E' l'8822. Le iniziali 55 mila diventano presto 4.320.000 grazie anche al ricavato della seconda edizione della Festa di San Giuseppe. L'8 marzo il cantiere viene aperto. Chi visita la Festa, in calendario una settimana dopo, vede già i ponteggi e mette mano al borsellino con piacere. Al borsellino degli altri cercano ancora di metterci mano i ladri che la notte del 4 aprile 1978 asportano dal cantiere materiale edile. Ma Cicognola ha acceso i motori e la macchina non si ferma più. Don Enrico e il notaio Bosisio capitano in cantiere senza preaviso. Guardano, si informano, sollecitano, si complimentano. Sono i numi tutelari dell'operazione San Giuseppe. Infondono sicurezza. Il 7 maggio 1978 riunione pubblica per fare il punto della situazione. Il 5 novembre l'impresa Alessandro Mauri di Cernusco Lombardone consegna la struttura.
L'Idraulica Mapelli ne ha curato la lattoneria, Ettore Mandelli e il figlio Umberto la falegnameria, Mario Airoldi ha restaurato le opere d'arte, Cesarino Comi si è occupato della parte elettrica, che prima non esisteva, il cavalier Mario Ferrario ha fornito i rivestimenti marmorei dell'altare e delle balaustre, Elio Bosisio di Robbiate ha realizzato, in stile, altare e lampadari. Infine, Arialdo Villa mette mano al sagrato e al muro di cinta. Le finiture, compresa la pulizia generale, sono completate il 10 marzo 1979. Mancano 7 giorni alla Festa di San Giuseppe, la prima a Chiesina restaurata. La frazione è in ebollizione. Si lavora sino a notte fonda per organizzare nei dettagli ogni manifestazione in programma. Nel suo libro Franceschino elenca una infinita serie di nomi di cooperatori : sono gli ascendenti dell'attuale Comitato di San Giuseppe. Sono i padri e le madri di una festa con l'iniziale maiuscola. Il ricordo di quei mesi di passione fa venire ancora il nodo in gola a tanti. La gente regala ogni ben di Dio perché sia posto in vendita durante la festa e il ricavato utilizzato a copertura delle spese. Ma i conti, i conti ? Il 16 marzo 1979, Fiore Milone ( poteva avere un nome più promettente ? ) cassiere del Comitato fa tirare a tutti un respiro di sollievo : la situazione non è florida, ma è soddisfacente . E il 17 marzo la Chiesina, addobbata dalla delicata mano di Mario Bonanomi, il fiorista di viale Lombardia e davanti al cui ingresso è stata stesa una splendida passatoia donata da Anita Motta, Ivonne Mandelli e dalla massaie di Cicognola, viene benedetta dal Vescovo Ausiliaro di Milano monsignor Citterio. Da allora sono trascorsi 22 anni. Ma è come se si fosse all'inizio.

L'impresa è compiuta. E' il momento dell'allegria al calore
del primo sole della primavera del 1979.


    NOTA: RICOSTRUZIONE IN SINTESI LIBERAMENTE TRATTA DA " IL QUADERNO DI CASA NOSTRA " DI FRANCESCHINO MAPELLI, Cicognola di Merate 7 marzo 1982. Grazie Franceschino.

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