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Scritto Venerdì 23 marzo 2001 alle 17:05

ENZO BIANCHI, UN INNO ALLA VITA BELLA

Il priore della comunità di Bose ha affermato che spesso i giovani non credono perchè si è diffusa tra i cattolici la convinzione di una Fede integralista e triste, che impedisce tante cose mentre non è così, anzi la Fede è la piena realizzazione della personalità umana


Il priore della comunità Bose Enzo Bianchi (a sinistra) e don Gugi Musazzi

E' possibile credere? E' la domanda che don Gigi Musazzi, ha posto a Giovanni Trapattoni, Bruno Pizzul, Mons. Edoardo Menichelli e giovedì, 23 marzo, a Enzo Bianchi, priore della comunità monastica di Bose. La conferenza, la terza del ciclo, si è svolta nella consueta cornice dell'auditorium dell'Istituto "Mary Ward", più noto come Dame Inglesi. E ancora una volta è stato registrato il tutto esaurito. Una circostanza sulla quale, al termine delle conferenze, varrà la pena di fermarsi e riflettere: quasi settecento persone, in una sera qualsiasi di metà settimana, si radunano per ascoltare parole di Fede. Forse perchè Fede vuol dire anche Speranza? "Parlare di Dio - ha esordito Enzo Bianchi - è difficile, si rischia la bestemmia con una umanizzazione di un Dio proiezione dei nostri desidereri". Il peccato più grande di Israele è il vitello d'oro, immagine idolatrata di Dio. Spesso, secondo Bianchi, ci creiamo un Dio perverso, eclissiamo il vero con "dei" strani. Credere è innanzitutto aderire, non costruire qualcosa. Credere, secondo la Bibbia è poggiare sulla pietra, non su tante cose; è intendere la vita secondo Dio. Ma quali sono le ragioni per credere? Bianchi ne ha proposte alcune significative, frutto della sua esperienza. Anzitutto la libertà; la non imposizione di alcun vincolo per credere, secondo Bianchi è determinante. Lui, figlio di padre non credente e di madre molto fedele, ha spesso oscillato su questo crinale, sulla decisione circa la fede. Bianchi si è soffermato su un luogo comune secondo cui chi crede è più felice di un ateo. "Affermazione falsissima".
Un'ulteriore ragione per credere è che anche in ogni credente ci sono ragioni di infedeltà. Tutti si chiedono se ciò in cui credono è sempre vero. "Anch'io mi sono sempre chiesto le ragioni del mio credere, battezzato in tempo di guerra, da mia madre senza che mio padre, partigiano, lo sapesse. Poi ho perso la fede e l'ho ritrovata più tardi". Anche il luogo in cui si nasce, quindi la cultura in cui si è immersi, incide sulla fede. Ma come ostacolo o incentivo? Bianchi crede nell'importanza e nello stimolo, fermo restando che prima o poi è necessario andare oltre e professare la propria fede. Diversamente, senza presa di posizione, senza pensiero, senza scelta, il "luogo" i cui si è cresciuti diventa irrilevante ai fini della fede. Terza ragione per credere è la rivelazione di Gesù, di un Dio che si fa conoscere con il figlio. Dio non permette che l'uomo conosca il suo volto, ma è possibile conoscere Dio attraverso il figlio. "La Chiesa permette di dire cha da qualche parte qualcuno vede la Madonna o qualche santo ma non che qualcuno vede Dio" , ha spiegato Enzo Bianchi. Il cristiano conosce Dio con la rivelazione, attraverso quel Gesù che è morto in croce. Altre immagini di Dio sono immagini perverse, umanizzate e quindi negative, false. Una immagine falsa, ma spesso "accettata" da molti cattivi cristiani è che Dio castighi. E questa immagine di Dio è frutto della proiezione della propria idea di giustizia e di male. Non certo quella del vangelo che annuncia la libertà dell'uomo, libertà violata se Dio fosse castigatore. Anche le immagini dell'antico testamento come la torre di Babele e il diluvio universale sono generi letterari, non certo realmente accaduti, per dire che l'uomo che non sceglie il bene da solo si porta sulla via della distruzione, ma senza il castigo di Dio. Gesù, davanti alla peccatrice non condanna ma comprende. E il nostro Dio, non totalitario, che lascia una grande libertà all'uomo. La Fede non deve essere integralista, ma aperta alla vita, deve lasciare spazio al resto. E' una questione "gerarchica", ma certo la Fede non può bastare. Questa è una delle ragioni per cui oggi non si crede più. Si fa passare per Fede qualcosa che non lo è, qualcosa che esclude la vita. "I giovani alla luce di una Fede presentata così, fanno bene a non credere", ha affermato il relatore. In tanti ambienti cristiani si crede in una Fede brutta, triste, che non permette di fare tante cose. Non è così.

La Fede è la piena realizzazione della personalità umana. La vita, con la Fede diventa una cosa bella, buona e felice. Sentendo troppi predicatori si ha l'impressione che il cristianesimo porti a una drastica perdita della pienezza di vita. Enzo Bianchi, invece ha sostenuto tutto l'opposto. Gesù non ha vissuto di stenti, di limitazioni, di angoscia. La vita del figlio dell'Uomo è stata bella, serena e beata. Ma questa dimensione gli derivava proprio dal fatto che la sua vita aveva un senso, una ragione. Oggi, molti, soprattutto giovani non hanno alcuna Fede, non credono in nulla, allora si rifugiano in effimere questioni banali. La soluzione a tutto ciò è la ricerca di qualcosa per cui valga davvero la pena di vivere. Bisogna avere una ragione per cui vivere e non morire. "La Fede permette di fare un capolavoro di vita" inserita e costruita su un mondo attuale che non è peggiore di quello di un tempo, anzi, per tanti versi è migliore.
Roberto Perego
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