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Scritto Lunedì 08 febbraio 2010 alle 15:00

Domanda: ma che ci stiamo a fare in provincia di Lecco? Per il meratese-casatese non sarebbe assai meglio Monza?

E’ da un po’ di tempo che la domanda ( forse una provocazione) ci martella le tempie: ma che ci stiamo a fare, noi della Brianza doc, nella Provincia di Lecco? Vediamo se ci riesce di condividere qualche sensazione. Arrivare al capoluogo è già un’impresa, si fa prima a raggiungere Piazzale Loreto; quando si giunge trovare un parcheggio è pressoché impossibile. I costruttori che di fatto “ispirano” la politica cittadina hanno espulso verso il sud della provincia grandi e piccole aziende per far posto ai palazzi. Di suo la città politica sa ideare ben poco. Per lo più traffica. L’ente  Provincia, poi, ci è quasi ostile, basta scorrere il piano triennale delle opere pubbliche. Le risorse, ben 22 milioni sono concentrate sulla Lecco-Bergamo, poco o niente utile alla Brianza mentre rinvia nel tempo gli interventi sui nodi più caotici, come quello di Cernusco, il secondo della Lombardia per numero di veicoli in transito. Il collegamento Osnago-Ronco, poi è saltato del tutto. Avanti. Il meratese- casatese aveva due grandi aziende dell’acqua e una promettente società del gas. Con scuse posticce, oggi rivelatesi peraltro perniciose, i lecchesi ce le hanno soffiate e noi neppure riusciamo ad esprimere un consigliere d’amministrazione che sia davvero rappresentativo del territorio. Eppure soprattutto le aziende dell’acqua, Ecosystem e Ciab, hanno dimostrato come sia possibile assicurare acqua buona a centinaia di migliaia di persone, dotandosi anche di efficienti impianti di depurazione che Lecco e buona parte del resto della provincia immaginano soltanto. Ancora. E’ qui la culla dei più avanzati servizi socio-sanitari. L’assistenza domiciliare, la continuità assistenziale, la terapia del dolore, l’aiuto alle fragilità, sono iniziative maturate nel meratese tanto da farlo assurgere a modello nazionale portato in palmo di mano dall’ex ministro della sanità Sirchia. La Brianza meratese-casatese, unica in provincia, ha saputo cogliere la sfida delle deleghe rimesse dall’Asl non già arrancando in precari accordi di programma come Lecco e Bellano, ma dotandosi addirittura di un’Azienda Speciale Pubblica, Retesalute, che ancora una volta ha fatto scuola e che servirà da modello per i due distretti sanitari, salvo prendersi direttamente in carico i servizi per l’accertata difficoltà degli altri attori. Instancabili, gli stessi promotori di Retesalute, appoggiati da un gruppo di volontari, che nel meratese non mancano mai, hanno dato vita a “Faresalute” una onlus che ha lo scopo di affiancare malati e parenti nelle fasi più critiche e dolorose della malattia. Lecco sta appena ipotizzando qualcosa del genere. Qui è già realtà. Le aziende sono in gran parte in questo territorio che ospita oltre un terzo dell’intera popolazione e garantisce la metà del pil provinciale. E nonostante ciò ci stanno smantellando pezzo per pezzo l’Ufficio delle Entrate e la sede staccata dell’Inps per concentrarle nell’irraggiungibile capoluogo. Di Commissariato, ovviamente, neanche a parlarne. L’ospedale, infine. Il Mandic ha storicamente avuto un ruolo di maggiore attrazione rispetto al vecchio presidio di Via Ghislanzoni. I medici migliori operavano in Via Cerri. Poi però ancora la politica ha deciso di investire qualche centinaio di milioni a Germanedo per un colosso fuori tempo e fuori dimensione. E ora a pagare i cocci è Merate. Tutti, fuorché Giulio Boscagli e Paolo Felice Colombo, lo sanno perfettamente e tutti cercano di contenere i danni. In questo quadro riproponiamo la domanda iniziale: ma che ci stiamo a fare nella provincia di Lecco? Per noi meratesi-casatesi non sarebbe di gran lunga migliore la soluzione di entrare nella nuova provincia di Monza e Brianza? Pensate l’autentica sinergia tra ospedali. Solo i lecchesi, in particolare un paio dei massimi dirigenti e alcuni capidipartimento, che per scendere a Merate devono impostare il navigatore altrimenti rischiano di finire a Tradate, pensano che i pazienti meratesi scelgano Lecco come luogo per farsi curare in alternativa al Mandic. Non vivendo qui non hanno ancora capito che da queste parti si preferisce di gran lunga Vimercate o Monza. Financo Bergamo, ma non Lecco. Se la Brianza si aggregasse a Monza, come del resto recita anche il nome stesso della nuova provincia “ferrea”, la rimanente parte del lecchese potrebbe tranquillamente tornare a far capo a Como. Pensate che risparmio. Così com’è ora la Provincia , per la Brianza è più dannosa che inutile. I nuovi governanti, poi quanto a spese inutili o “molto interessate” (quasi un conflitto d’interessi) ci danno dentro mica male. D’accordo cambiando targa avremo qualche problema iniziale con i documenti d’identità e le carte intestate, ma volete mettere i vantaggi futuri?  

 

Claudio Brambilla



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