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Scritto Giovedì 25 gennaio 2001 alle 16:46

UN MINUTO (E UNA INFORMAZIONE INESATTA) HANNO IMPEDITO AI CARABINIERI DI INTERCETTARE I BANDITI IN FUGA DALLA “SNAI”

L’ultimo grave episodio di cronaca conferma l’esigenza di aumentare uomini e mezzi a disposizione del Comando di Compagnia, e investimenti pubblici per la sicurezza

Continuano le indagini tese a individuare gli autori della rapina avvenuta sabato 20 gennaio poco dopo le 18.30 ai danni dell’agenzia ippica - punto Snai – di via Verdi a Merate che ha fruttato un bottino di circa 40 milioni.
Gli investigatori ritengono che si tratti della stessa banda che ha già assaltato l’agenzia assicurativa Sai, sempre di via Verdi e il night club Il Rubino di Monticello.
Il raffronto tra le dinamiche dei tre fatti criminosi ha messo in evidenza oggettive similitudini: due uomini in azione e un terzo in macchina, i banditi sempre col volto travisato da passamontagna, l’individuazione dalle poche parole pronunciate da entrambi, delle origini, uno meridionale e l’altro straniero.
Nel frattempo sono state ricostruite con precisione le fasi dell’assalto armato al centro scommesse di Merate. I banditi sono giunti davanti all’agenzia attorno alle 18.40. Due di essi sono scesi e hanno fatto allontanare alcuni ragazzini che stavano nei pressi dell’ingresso del locale. Poi sono entrati coprendosi i volti con passamontagna di colore nero. Hanno invitato un uomo che teneva per mano un bambino ad uscire, quindi con una mazza uno dei banditi ha abbattuto la seconda delle quattro vetrate che separano l’area clienti da quella del personale, ha scavalcato il bancone iniziando la razzia. Vuotata anche la cassaforte, i banditi se ne sono andati intimando ai titolari di non telefonare. Tre minuti in tutto, secondo alcune deposizioni, cinque secondo altre. Un tempo comunque molto breve. I banditi hanno agito con calma e determinazione; professionisti della rapina a mano armata, evidentemente. Capaci anche di calcolare i tempi di reazione delle Forze dell’ordine e di permettersi il lusso di fare uscire un cliente prima ancora di vuotare le casse, pur sapendo di correre il rischio che costui avrebbe potuto avvertire subito le forze dell’ordine. Ed effettivamente una chiamata c’è stata, prima di quella effettuata da un titolare dell’agenzia al termine della rapina. Ma chi ha telefonato, forse in preda a comprensibile emozione o perché non al corrente delle procedure in uso tra i diversi corpi di polizia, ha commesso un errore che ha dato luogo a ritardi a catena nell’intervento repressivo. L’anonimo cittadino ha infatti chiamato il 113. A questo numero risponde la Polizia di Stato di Monza. L’addetto al centralino, conosciuto il luogo del reato in corso, ha dirottato la chiamata al 112, il centralino dei carabinieri di Monza i quali, a loro volta, saputo che il fatto riferito riguardava la competenza del Comando di Compagnia di Merate, ha “girato” la telefonata ai colleghi di stanza in via Gramsci. Il testimone, tra l’altro, avrebbe soltanto riferito di aver visto facce e movimenti sospetti all’interno dell’agenzia ippica non precisando che quella che si stava consumando era una rapina a mano armata. La circostanza non è irrilevante sempre a termini di regolamento perché da essa discende la possibilità per l’autoradio in servizio di utilizzare o meno i segnalatori acustici e luminosi in dotazione. In pratica la radiomobile che stava viaggiando in direzione Osnago, ricevuta la chiamata, ha invertito la marcia proprio all’altezza della Esselunga di Cernusco e ha accelerato in direzione via Verdi senza però poter utilizzare la sirena e farsi così largo tra le auto in coda al doppio semaforo di Cernusco. Una serie di concomitanze fortuite che ha impedito, forse per un minuto, due al massimo, ai militari di Merate di arrivare sul luogo della rapina in tempo per bloccare i malviventi. Tra l’altro, probabilmente a causa della scarsa illuminazione, i testimoni non sono stati in grado di fornire indicazioni circa la vettura usata dai banditi che hanno potuto così dileguarsi sfuggendo ai posti di controllo e di blocco che vengono istituiti in questi casi. Tuttavia, come dicevamo, le indagini sono in corso e mettendo assieme i diversi elementi raccolti nelle tre rapine potrebbero uscire indizi importanti ai fini dell’individuazione dei responsabili. Era accaduto così anche nel caso della sequela di rapine alle farmacie. I carabinieri hanno pazientemente ricostruito le diverse fasi delittuose fino ad arrivare ad incastrare i malviventi.
E sempre in tema di ricostruzione di fatti ci preme chiarire un passaggio del pezzo pubblicato all’indomani della rapina. Chiedendo più impegno nel contrasto alla malavita e meno attenzione a sport e spettacoli non intendevamo accostare ai due sostantivi i nomi propri del capitano Domenico Di Stravola e del sindaco Dario Perego al fine di sostenere che di queste cose essi si occupano e preoccupano in via prioritaria. Intendevamo solo ribadire la necessità di intensificare le iniziative di contrasto al dilagare della criminalità diffusa. E’ di tutta evidenza che hobby e passioni personali nulla hanno a che vedere con l’esercizio delle funzioni. E fino a diversa valutazione, non certo di Merateonline ma dei vertici dell’Arma, continuiamo a ritenere il Comandante della Compagnia, assolutamente all’altezza dell’importante incarico conferitogli e doppiamente meritevole se, al di fuori dal servizio, si impegna con discrezione e riservatezza nell’ambito sociale cittadino. Qui non c’entrano le questioni ad personam: sappiamo bene, almeno per intuizione derivante dall’esperienza di cronisti di lungo corso, che tanti militari fanno turni pesanti, accumulano ore e ore in più, spesso non retribuite e non sempre poi recuperate. Ma l’impegno e il sacrificio di questi uomini non bastano a calmierare l’esigenza di sicurezza dei cittadini. Qui non sei più sicuro nemmeno dentro casa, figuriamoci fuori, quando arrivi al cancello d’ingresso. Dicevamo della nuova caserma, aggettivata come costosa. Chi ricorda le polemiche di una quindicina d’anni fa, allora si parlava di Tenenza, sa che si temeva proprio ciò che è poi accaduto: Merate ha messo a disposizione le risorse per costruire la grande struttura ma l’Arma non l’ha dotata di adeguati uomini e mezzi. Così il controllo del territorio è insufficiente; un’affermazione pleonastica, mica offensiva. Che fa il paio con la critica verso l’Amministrazione comunale la quale impegna miliardi per teatri e anfiteatri e lascia mezza città nella penombra. E’ una situazione sotto gli occhi di tutti, anche degli elettori di Merate al Centro. Ma ogni volta che si muove una critica essa viene stupidamente letta come un attacco personale non come un contributo costruttivo. Una lettura banale, lontana anni luce dalle intenzioni e, soprattutto, dal modello equilibrato di rapporto che deve esserci tra politica e informazione.
 
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