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Scritto Venerdì 29 giugno 2012 alle 16:36

Lecco: la cardiochirurgia punto di riferimento anche per  Valtellina e Valchiavenna

Si conferma l’alleanza tra l’Azienda Ospedaliera di Lecco e l’Azienda Ospedaliera della Valtellina e della Valchiavenna in materia di attività cardiovascolare. I cardiologi di Lecco offrono, come è noto e da qualche mese, in virtù di una convenzione sottoscritta dai manager delle due Aziende, consulenze cliniche e interventistcihe di emodinamica e di elettrofisiologia per i pazienti acuti della Valtellina e Valchiavenna, sia presso i laboratori di Via dell’Eremo che presso l’Ospedale di Sondrio.
Inoltre, grazie alla stessa convenzione, la Cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliera di Lecco diventa sempre più il punto di riferimento anche per i pazienti chirurgici della provincia di Sondrio. Un punto di riferimento di tutto rispetto che , in questi giorni, a distanza di due anni e sei mesi dall’avvio dell’attività, ha superato il traguardo dei 1.160 interventi realizzati, un esito e un valore che sono andati ben oltre le più rosee aspettative poste al momento dello start up della Struttura.
In costante ascesa i numeri: 391 gli interventi realizzati nel 2010, 461 nel 2011 , con un ulteriore incremento nei primi sei mesi del 2012. Complessivamente sono il 24% i malati che provengono da fuori provincia di Lecco e che scelgono la Cardiochirurgia del Manzoni: fra di essi, il 14% risulta residente in provincia di Sondrio.
Vengono trattate in sala operatoria tutte le patologie cardiache, acquisite o congenite rare, dalla più semplice alla più complessa. I pazienti coinvolti hanno una età compresa tra i 12 e i 94 anni: la maggior parte risulta di sesso maschile (70%), con un età mediana di 71 anni.
Nel periodo di oltre due anni, la mortalità a 30 giorni dal ricovero ospedaliero (indicatore utilizzato dall’Agenas, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) è risultata pari all’1,8%, una percentuale decisamente più bassa rispetto a quanto previsto a livello internazionale ovvero secondo Euroscore, l’indice più utilizzato, attestato all’8,36%.
Più in dettaglio, la mortalità per tipologia di intervento realizzato segnala dati estremamente bassi. Ad esempio, sui 491 pazienti operati alle coronarie, si è registrato soltanto l’1% di mortalità; sui 283 malati operati alle valvole cardiache lo 0,7%; sui 137 pazienti, più complessi, operati di by pass e per sostituzione valvolare, il 5%.
Nella tabella sottostante, invece, su mille interventi, si riportano le percentuali di mortalità per età del paziente operato:


Anche sul piano delle complicanze post operatorie, i valori sono estremamente ridotti: ad esempio, per riapertura precoce della ferita chirurgica per sanguinamento la percentuale è attestata allo 0,7%, mentre per infezioni della ferita è pari all’1,3%.
“Una caratteristica particolare del nostro Centro – spiega Amando Gamba, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare e Primario della Cardiochirurgia – riguarda il decorso post-operatorio: i pazienti dopo l’intervento vengono ricoverati prima in Terapia Intensiva (con una degenza media di 2 giorni); successivamente vengono trasferiti in sub-intensiva (in media, 2-3 giorni), passando poi direttamente alla fase riabilitativa”.
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