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Scritto Mercoledì 13 giugno 2012 alle 19:00

Lecco: 25 alunni del Badoni protagonisti di un corso per imparare a scoprire se stessi

Risultati molto positivi e per certi versi sorprendenti sono stati raggiunti dai 25 alunni di prima dell’Istituto Badoni che quest’anno hanno preso parte all’importante progetto sull’educazione di genere realizzato dai formatori Irene Riva e Gigi Maniglia, attraverso le  tecniche dell’ auto-riflessione e  del Teatro dell’Oppresso della Comunità di Via Gaggio. Forte dell’esperienza maturata in tanti anni di attività come educatrice e formatrice su questo particolare ma fondamentale argomento, Irene Riva, che da qualche mese riveste anche il ruolo di consigliere comunale a Palazzo Bovara, aveva proposto negli anni scorsi questo tipo di attività all’Ufficio Scolastico di Lecco che, a sua volta, ha girato la proposta alle scuole del territorio raccogliendo subito l’interesse dell’Istituto Badoni, tradizionalmente caratterizzato da una popolazione scolastica a larga maggioranza maschile e quindi poco omogenea, con le intuibili problematiche che ne derivano. Il modulo, ci ha spiegato Irene Riva, durato in tutto sei ore distribuite nell’arco di due giornate, si pone come obiettivo l’avvio di una riflessione sul proprio specifico di genere partendo da due principi basilari che si possono così sintetizzare: “La differenza tra il maschile e il femminile è un valore (l’uguaglianza tra le persone è riferibile ai diritti, non è omologazione) e il genere diviene (perché è più complesso del dato biologico del sesso)”. Compito dell’educatore è quindi far emergere, attraverso gli stimoli formativi proposti, la percezione del sé, in relazione alla costruzione della personale appartenenza a ciascuno dei due generi, verso la serena accettazione della propria dimensione individuale, di coppia e sociale.
Il modulo proposto al Badoni, che come dicevamo è durato complessivamente sei ore, è stato articolato in quattro fasi principali. Innanzitutto, nella fase pre - intervento, ai ragazzi è stato sottoposto un questionario individuale con domande formulate sulla base di una ricerca condotta nel 2003 dall’università Bicocca.  Si è poi passati alla fase introduttiva vera e propria che, partendo dagli stimoli emotivi suscitati dalla lettura di due racconti, ha avviato la prima analisi e riflessione sul tema proposto, seguita da una piccola parentesi teorica conclusasi con un’attività pratica di rappresentazione di sé tramite un collage di immagini e ritagli di giornale. L’obiettivo, ha precisato Irene Riva, è quello di partire dal quotidiano per aiutare la consapevolezza personale a poter superare paure, dubbi o ansie relative alla propria identità. A questo punto è entrato in gioco Gigi Maniglia e il teatro dell’oppresso che, con tre scene ideate ad hoc (la prima sulla differenza di età nella relazione, la seconda sul tema dell’omosessualità, la terza sulle relazioni di potere) ha coinvolto con grande successo i ragazzi in un’attività interattiva che, grazie ad una sorta di gioco delle parti, ha consentito a tutti di presentare il proprio punto di vista e le possibili soluzioni alle situazioni e ai problemi via via affrontati. Infine, nell’ultima fase, si è tornati alle domande poste dal questionario iniziale. Ed è proprio in questo frangente conclusivo che i ragazzi hanno avuto la possibilità di chiarire molti dei loro dubbi, cambiare o rafforzare alcune idee e, in certi casi, sradicare persino qualche luogo comune, ma soprattutto hanno in larga misura dimostrato di aver preso coscienza di sé riconoscendo il maschile e il femminile che naturalmente coesistono in ciascuno di noi, primo e più importante obiettivo del modulo che, ci auguriamo, possa essere presto riproposto anche in altre scuole del territorio.
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