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Scritto Sabato 30 giugno 2001 alle 16:24

CALCO: UNA MUCCA PAZZA FA TREMARE UN ALLEVAMENTO DI 120 CAPI ALLEVATI SECONDO TUTTI I CRISMI

Preoccupazione tra i proprietari che ribadiscono di avere sempre lavorato in conformità alle prescrizioni e alle indicazioni ricevute dell'Asl.

L'allevamento di Campò. Sullo sfondo la chiesa parrocchiale di Calco

Il sedicesimo caso di mucca pazza - per ora solo presunto - a livello nazionale scoppia improvvisamente nel meratese all'interno dell'azienda agricola Maggioni Carlo di Campo' di Calco. Venerdì mattina l'Azienda sanitaria di Lecco ha denunciato un caso a Calco e il Ministero della Sanità, poco dopo, ha ufficializzato la notizia. Una vacca a fine carriera di cinque anni che è stata macellata a Tradate, presso il servizio Gea, l'ente costituito dal Ministero per la rottamazione dei capi adulti, non è risultata negativa al test rapido anti Bse. La vacca, proveniente dall'azienda agricola Maggioni Carlo, in località Campò, era utilizzata per la produzione di latte, un latte di alta qualità che già da diversi anni i Maggioni producono per la Centrale del latte di Monza e che, secondo gli scienziati, non viene assolutamente contaminato dal morbo dell'encefalopatite spongiforme bovina. Un bovino adulto, non eccessivamente anziano, che in ogni caso non sarebbe entrato all'interno della catena alimentare. Il capo aveva appena partorito un vitello e, durante il parto, aveva manifestato problemi (comuni in molti casi) e proprio per questo motivo ne era stata decisa la rottamazione. Ora l'Asl, che ha effettuato per tutta la giornata di venerdì 29 giugno i controlli in azienda, ha bloccato il prelievo del latte da parte dei mezzi della centrale. Una vacca non particolarmente anziana, dicevamo, che poteva essere mantenuta in azienda ancora per qualche anno. Un'azienda seria, da sempre alla ricerca di qualità, serietà e rigore. Appena si arriva al Campò, stupisce la precisione, la pulizia e l'ordine che regnano in questa piccola azienda di famiglia. Sei grossi vasi contenenti rigogliosi gerani rossi incorniciano la stupenda sala mungitura, da poco ristrutturata, ricavata in un'ala degli immobili che chiudono a corte il Campò. Un salotto, curatissimo, intonacato di fresco, con le pietre a vista, il tetto di coppi a differenti gradazioni di rosso.

Alcuni capi di bestiame dell'azienda agricola Maggioni a Calco

A prima vista pare di trovarsi di fronte a una villa, poi, poco più avanti, si riconoscono dai serramenti i frigoriferi e gli impianti per la conservazione del latte. La stalla è di centodiciannove capi, tutti da latte, di razza frisona e bruno alpina, le più presenti nella nostra zona. Le conosciamo, le abbiamo viste nelle nostre ricerche e nei nostri servizi quando, mesi fa nel pieno del caso mucca pazza, abbiamo mostrato ai lettori l'alimentazione, le stalle, gli allevatori dei bovini di questo angolo di Brianza, da sempre impegnato in questo settore. Oggi siamo invece costretti a parlare di un caso sospetto di Bse, presso un'azienda agricola del territorio. Parla il figlio di Carlo Maggioni, il suo impiego è qui, nell'azienda che è il risulttato di quindici anni di lavoro. "La nostra è un'azienda seria, abbiamo sempre alimentato naturalmente i nostri capi con insilati di mais, erba medica, fieno e altri foraggi. I mangimi li acquistavamo da una famosa produttrice della zona, così come tutti gli altri allevatori. Ed è dal 1994 che questa distributrice certifica l'assenza di residui animali nei mangimi che produce. Il capo trovato positivo è del 1996, quindi è nato due anni dopo il bando dei mangimi animali". Il registro di stalla che ogni allevatore compila inserendo i dati dei capi della sua azienda, recita la "rimonta interna" dell'allevamento: tutti i bovini provengono dalla stalla stessa, concepiti e nati al Campò, a Calco. Da tempo, nessun vitello, proviene da altri allevamenti. Come dare quindi una spiegazione plausibile alla possibilità di un caso di mucca pazza? La stessa domanda, cui al momento non si riesce a dare risposta, se la sta ponendo la famiglia Maggioni. La speranza, per la riservata famiglia di allevatori, è che il secondo test di controllo che sarà effettuato a Torino, tra lunedì e martedì, ribalti il risultato del primo. Se, malauguratamente, anche l'esame istologico dovesse attribuire al bovino il morbo della Bse, si prospetta un brutto finale per tutto l'allevamento. Due le strade che l'Asl potrebbe seguire. Una prima, più volte osservata negli altri quindici casi italiani, è l'abbattimento di tutte le scorte vive. Soluzione particolarmente tragica, spesso insensata. Infatti, in tutti i casi verificatisi, dove un bovino è risultato malato, gli altri capi della stalla portati all'inceneritore, si sono sempre rivelati sani. Una seconda ipotesi sarebbe l'abbattimento ristretto della famiglia e dei coetanei della vacca malata. In qualunque caso, oggi al Campò, il vitello che è nato dalla vacca malata, continua a mangiare, ignaro della presunta pazzia della madre e dei veterinari che fanno la spola da Lecco, Merate e Calco.
Roberto Perego Luisa Biella
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