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Scritto Sabato 09 giugno 2001 alle 17:20

ROVAGNATE: NO DELLA REGIONE AL POZZO ENI-AGIP

Dopo Comune di Rovagnate, Parco della Valle del Curone e di Montevecchia e Provincia di Lecco, anche la Regione Lombardia ha negato all'Eni, divisione Agip, il permesso per l'installazione di un pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi nell'area individuata all'interno del parco naturale. A questo punto, le conclusioni dei vari enti verranno inviati al Ministero dell'Ambiente che dovrà dare il proprio parere definitivo in merito alla questione.
Pare comunque ormai certo che, almeno a brevissimo, su quell'area l'Eni non potrà costruire nulla. Le obiezioni sollevate dai tre enti sono, infatti, state giudicate valide, e di conseguenza sottoscritte, dalla Regione. Rovagnate ha sollevato dubbi circa il traffico veicolare indotto dalla realizzazione del pozzo di perforazione e dalle ripercussioni sulla viabilità; ha fatto notare la mancanza di un appropriato piano di evacuazione in caso di blow out e, infine, rilevato che in località Pianezzo le unità abitative sono piuttosto numerose.
Da parte sua, la Provincia di Lecco ha giudicato significativo l'impatto ambientale delle opere previste dal progetto in relazione agli aspetti paesaggistici del parco, constatando l'inidoneità delle infrastrutture viarie e stradali esistenti che conducono all'area. Infine, il Parco ha ammesso la preoccupazione per le possibili interferenze che potrebbero sorgere tra il progetto di perforazione e la normale attività gestionale dello stesso parco.
Fabio Sottocornola, sindaco di Rovagnate, ha parlato di vittoria, ma di una battaglia, non della guerra. Per il momento il pericolo è scongiurato, ma non è detto che in un futuro l'Eni non torni alla carica. Se sono convinti che sotto quel suolo vi siano idrocarburi, potranno riprovarci in un secondo tempo.
A dir la verità, già all'inizio degli anni Novanta l'Eni chiese il permesso di perforare. Allora non esisteva l'ufficio Via, Verifica Impatto Ambientale e il progetto fu bloccato soltanto perché l'amministrazione comunale della Valletta non concesse l'autorizzazione. Ora, il progetto è stato bloccato per motivi strettamente legati all'ambiente. Tuttavia, l'Eni potrebbe non demordere e riprovarci una terza volta. Davanti a sé ha due strada. Ricorrere al Tar, Tribunale Amministrativo Regionale, oppure spostare la collocazione del pozzo di qualche centinaio di metri, magari sul territorio di un Comune più compiacente che, incassando le ricche royalties, pensa di poter far convivere i propri cittadini a pochi metri da un pozzo di
trivellazione.
Malacoda
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