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Scritto Venerdì 03 settembre 2010 alle 16:57

Io e la mia barca. Un vero colpo di fulmine

Il nostro è stato il classico colpo di fulmine. Ci siamo incontrati  al salone di nautico di Genova in un lontano ottobre e mi sei subito piaciuta: ho notato la tua linea perfetta , la tua eleganza.
Mi sono detto: un giorno sarai mia, con te trascorrerò ore stupende ricche di forti emozioni.
Tornato a casa ho cominciato a fantasticare nei lunghi mesi invernali in attesa del nostro prossimo incontro che non sarebbe purtroppo potuto avvenire che nella tarda primavera.
Consultavo carte nautiche,portolani per organizzare la nostra prima crociera insieme. Non doveva essere troppo impegnativa per permettere di conoscerci meglio .Sicure e tranquille veleggiate alternate a momenti di relax al sole,a lunghe nuotate in acque trasparenti ,a visite a terra alla scoperta di paesini sconosciuti  e tornati a bordo cenette sotto le stelle a lume di candela.
Finalmente il giorno tanto atteso è arrivato. Con quale trepidazione ti ho aspettato al molo di Lavagna.Mi sei sembrata ancora più bella di come ti ricordavo. Stivati i bagagli siamo salpati per l’isola d’Elba e da qui ci spingemmo fino a Porto Vecchio nonostante quel giorno la radio di bordo a intervalli regolari dicesse “securitè, securitè ecc.” ma noi allora ignoravamo il significato di tale termine.  E cosi ci prendemmo i primi “coup de vent” di una lunga serie. Questa sarebbe stata la nostra prima crociera seguita da altre sempre più impegnative. Come stavamo bene insieme: scoprimmo di essere fatti l’uno per l’altra.
L’anno successivo ci spingemmo fino a Port Camargue dove un forte mistral ci blocco per tre giorni. Ne approfittammo per visitare Aigues mortes,cavalcare3 sulle dune di sabbia.
Al ritorno tentammo di risalire il Rodano ma alla prima chiusa per evitare una collisione con un motoscafo entrato a tutta velocità mi feci un lungo taglio alla mano e nell’attesa dei soccorsi ti imbrattai tutta di sangue.
L’estate seguente salpammo per la nostra prima traversata notturna da Genova alla Corsica. Che emozione quando avvistammo il mitico faro della Giraglia! Durante il periplo dell’isola sul lato occidentale soffiava sempre il pomeriggio un vento da nord-ovest forza 20-25 nodi e il mare era spesso formato. Mi tornava alla mente una poesia studiata a scuola: "sotto il maestrale urla e biancheggia il mare”.
Ormai ci conoscevamo bene. Bastava guardarci negli occhi per sapere quando ridurre il genoa o dare la prima mano di terzaroli. Serate romantiche in baie tranquille e semideserte si alternavano a notti quasi insonni,come a la Girolata, per osservare con la pila che la nostra ancora non arasse e così pure quella delle altre barche a noi troppo vicine.Tutti purtroppo in previsione del peggioramento del tempo,avevano cercato rifugio in quel, a detta dei portolani, sicuro ridosso.
Qualche giorno dopo solo al secondo tentativo riuscimmo a passare le bocche di Bonifacio perchè al primo fummo costretti a desistere ricacciati indietro da grossi cavalloni spumeggianti.
Tu ti comportavi sempre bene, non temevi i forti venti e le onde, bastava io dessi una seconda mano di terzaroli.
L’anno successivo, in compagnia di un amico, salpammo da Carloforte in Sardegna diretti in Tunisia.Dopo ventisei ore di navigazione che a venti miglia dalla costa si fece impegnativa per il forte vento di prua, attraccammo a Tabarca.Qui ci dovettimo salutare,il lavoro mi attendeva in Italia,con la promessa di rivederci presto.
A Natale eravamo di nuovo insieme.Clima ideale,20-25 ° di giorno, sole caldo e venti deboli e costanti. Tunisia nord ,Tunisia sud,Lampedusa,Malta ci videro veleggiare felici insieme. L’ingresso di notte nel porto della Valletta con la luna piena resterà una visione indimenticabile. La traversata da Malta alla Sicilia con vento al traverso già teso di primo mattino e che rafforzando sempre più ci ha fatto toccare una velocità di nove nodi è stata una delle nostre più belle veleggiate. La Sicilia occidentale,la Calabria ionica sono stati i nostri successivi approdi. Alla fine di agosto,in porti sempre diversi, ci salutavamo con grande nostalgia per poi ritrovarci l’estate successiva più innamorati e pronti a veleggiare verso nuovi lidi.
Momenti di grande impegno,come durante l’attraversamento del canale d’Otranto si alternavano a momenti tranquilli in cui potevo leggere per ore mentre il pilota automatico svolgeva le mie mansioni di skipper. Corfù, Lefkas, Cefalonia, Itaca dove i forti venti ostacolavano il nostro ingresso al porto costringendoci a bordi sempre più corti,furono le tappe successive del nostro veleggiare. Cominciava a esserci fra noi qualche discussione come ad esempio quando si ruppe la pompa del motore.
L’anno successivo decisi di volgere di nuovo la prua a nord con soste a Meganissi e a scorpio isola testimone degli amori di un armatore greco con tate belle e famose donne. Ed eccoci di nuovo nel canale d’Otranto in piena burrasca con ben tre mani di terzaroli.Diretti a Dubrovnich abbiamo dovuto durante una notte ridossarci in Montenegro perché le onde erano troppo alte e io temevo che tu non avresti retto a queste sollecitazioni. Una volta ancorati al sicuro ricevemmo i complementi del guardiano del porto per aver navigato in quelle condizioni non sapendo delle prove che ancora ci attendevano. Qualche giorno dopo una tromba d’aria ci investi all’ingresso delle bocche di Cattaro . Eravamo a secco di vele ma il forte vento ci fece mettere la falchetta in acqua e solo una virata  all’ultimo minuto ci evitò di fracassarci sugli scogli. Che spavento il cielo, si era improvvisamente oscurato e noi fummo investiti da scrosci d’acqua violenti.Tutto si risolse in non più di quindici minuti ma questo è stato il momento più terribile di tutti questi anni di navigazione.
Finalmente arrivammo in Croazia ,ero tranquillo qui conoscevo bene gli approdi nei porti e nelle baie per averli frequentati per quattro lunghe estati con una barca di soli sei metri nella mia giovinezza.Il tempo purtroppo quell’estate non ci fu favorevole.quanti acquazzoni e improvvisi groppi di vento!Cominciavo a sentire la stanchezza dopo tanti giorni di impegnativa navigazione.All' isola di Korçula ci separammo di nuovo.In traghetto rientrai in Italia e con lo stessomezzo tornai da te per quella che,come temevo, sarebbe stata la nostra ultima estate insieme.
Ne approfittammo per rivedere le Isole Incoronate,fummo fortunati erano giorni di bel tempo e venti leggeri.Poi veleggiammo su fino a Lussino e attraversammo il Quarnaro con la bora ma tu ubbidivi sempre ai miei comandi e tutto filò liscio. Lignano fu il nostro ultimo approdo qui ci dicemmo addio definitivamente.
Tu incontrasti Luciano e anche con lui fu amore a prima vista.In un freddo mattino di dicembre salpasti verso una nuova avventura: il giro d’Italia a vela.So che ti sei comportata bene navigando giorno e notte anche sotto la neve di quell’inverno particolarmente freddo.La notte di Natale mi hanno detto che sei approdata a Follonica come regalo per suo figlio.So che sei felice e in ottima forma ,io ho tanta nostalgia dei bei momenti vissuti insieme in questi anni.Con te ho passato le estati più belle della mia vita.
NB. Per chi non l’avesse capito “lei” è stata la mia barca a vela di soli nove metri  con cui ho navigato per più di quindici estati in tutto il mediterraneo
Lella

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