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Scritto Martedì 01 maggio 2001 alle 15:45

UNA FONDAZIONE, LA RICETTA DI MAURO GUERRA PER RIDARE AUTONOMIA ALL'OSPEDALE DI MERATE

Una fondazione per restituire l'autonomia all'ospedale di Merate. E' la ricetta dell'onorevole Mauro Guerra, parlamentare uscente e candidato dell'Ulivo alla Camera dei deputati del collegio 15 di Merate-Casatenovo-Oggiono. Potranno parteciparvi i Comuni che facevano riferimento all'Ussl 14, l'Amministrazione provinciale di Lecco, gli istituti scientifici e i privati, purché non in concorrenza con gli scopi della Fondazione. Dunque porte aperte a Università italiane o straniere, Istituto Europeo di Oncologia, Nostra Famiglia di Bosisio Parini, Pro Juventute - don Gnocchi, banche ed imprenditori locali. Alla Fondazione dovrebbe essere garantito un accreditamento simile a quello degli ex Ospedali Classificati o degli istituti pubblici a carattere scientifico e ad essa potrebbe anche andare la gestione delle case di riposo degli Enti Locali e dei servizi che la legge quadro sull'assistenza pone a carico dei Comuni del territorio, in difficoltà a condurli e a svilupparli a causa delle loro ridotte dimensioni. I Sindaci dei Comuni che parteciperanno alla fondazione e i rappresentanti degli altri gestori, riuniti in una sorta di consiglio di amministrazione, decideranno quali indirizzi dare all'organizzazione e a quali necessità del territorio rispondere. "Sono certo - ha detto Guerra - che dal punto di vista finanziario la Fondazione potrebbe reggere soprattutto se ai vertici amministrativi si ponessero elementi dinamici che credono nell'iniziativa".

L'onorevole Mauro Guerra

Sia ben chiaro, l'ospedale di Merate non chiuderà in breve tempo e difficilmente la struttura del Mandic verrà abbandonata a sé stessa. Il rischio però è quello che i servizi che lo caratterizzano e gli danno lustro vengano bloccati e siano eseguite solo visite di routine, costringendo i cittadini a rivolgersi altrove, per lo più a Lecco, per prestazioni specialistiche. Oppure che venga svenduto. Colpa - secondo Guerra - della riforma sanitaria della Regione Lombardia voluta dall'assessore alla sanità regionale Carlo Borsani e dal presidente della Giunta Roberto Formigoni che ha imposto l'accorpamento dell'ospedale di Merate all'Azienda ospedaliera di Lecco. "La maggior parte delle risorse - ha spiegato il deputato - vengono investite a Lecco, sia in termini economici, che di professionalità e di progetti". Del resto il Mandic con i suoi 368 posti letto difficilmente può competere con il nuovo Manzoni che di posti ne ha oltre 900. "Purtroppo - ha continuato Guerra - si è avverato ciò che nel 1997 temevamo e con il Centrosinistra anche la Lega Nord che ora invece si è alleata con il Polo". All'epoca l'opposizione all'accorpamento del nosocomio meratese a quello di Lecco fu durissima. Solo qualche sindaco del territorio - tra cui Dario Perego - riteneva giusta l'operazione. Gli altri organizzarono manifestazioni, fiaccolate e raccolte di firme. Un comune fece anche ricorso al Tar, ma il Tribunale amministrativo regionale non entrò neppure nel merito della vicenda. Formigoni, appoggiato dal solo Polo, fece approvare la riforma e il Mandic andò a costituire assieme all'ospedale di Bellano e a quello di Lecco, l'Azienda ospedaliera provinciale.
La Fondazione invece, secondo Guerra, permetterebbe di recuperare l'autonomia e la capacità del Mandic di servire il territorio. Con la Fondazione verrebbero anche valorizzati i servizi che hanno reso l'ospedale di Merate un modello gestionale, come l'assistenza domiciliare e le cure palliative.
"Non ho potuto esprimere prima questa proposta - ha risposto l'onorevole a chi lo ha accusato di operare solo propaganda elettorale - perché le tasse di cessione della struttura di Merate ad una Fondazione erano troppo elevate; con la finanziaria 2001 invece i costi di passaggio sono stati eliminati ed è sufficiente una delibera della Giunta Regionale per conferire il Mandic". La proposta - ha precisato Guerra - è destinata a tutti e deve stimolare il confronto tra ogni parte politica e sociale, indipendentemente dal colore di riferimento, per sottrarre il Mandic al progressivo depauperamento e ricollegarlo saldamente al suo territorio.
Il progetto di una Fondazione per ora rimane solo un ipotesi. Guerra ha contattato informalmente tutti i Sindaci interessati al problema e molti si sono dichiarati d'accordo con lui e pronti ad appoggiarne l'idea. "La proposta - ha detto Guerra - esula dalle mie competenze e dalle mie facoltà di parlamentare, ma mi sento in dovere come rappresentante del territorio di fare il possibile per rivalutare l'ospedale di Merate. Si potrebbe cominciare con il costruire un Comitato promotore di carattere istituzionale per studiare il cammino verso l'autonomia".

UNA FONDAZIONE PER... RIPRENDERCI L'OSPEDALE DI MERATE

Una proposta dell'On.le Mauro Guerra agli operatori sanitari,
agli Amministratori Locali, al mondo delle imprese e, soprattutto, ai Cittadini


Un po' di Storia...
L'Ospedale di Merate (368 posti letto al 30/9/2000) è nato 167 anni fa (era il 1834) per iniziativa di un famiglia facoltosa (I Cerri) che ha messo a disposizione terreno, case e soldi. Da lì sino all'inizio degli anni ottanta, al miglioramento ed all'allargamento della struttura ci hanno pensato donazioni private, enti mutualistici locali e i Comuni con contributi, mutui, fideiussioni. I benefattori più ricordati sono molti imprenditori locali o che risiedevano nel Meratese: Galimberti di Osnago, Rusca, di Cernusco, Villa, pure di Cernusco. Con la le norme applicative della legge Regionale 31/97 è stato inglobato nell'Azienda Ospedaliera di Lecco.

Il collegamento con il capoluogo
Lecco dista da Merate 20 KM ed il collegamento stradale è trafficatissimo. Vi transitano tutti i giorni una media di 400 veicoli all'ora (censimento del traffico della Provincia - anno 2000).

I Comuni, le comunità locali e l'assorbimento nella Azienda Ospedaliera di Lecco
La proposta di gran parte dei Sindaci del Meratese-Casatese (100mila abitanti), al momento di attuare la legge 31, fu quella di passare l'Ospedale nell'ASL di Lecco per due ragioni:

- perché la struttura ospedaliera, da sempre, è legata al territorio: la gran parte delle strutture è stata edificata con lasciti privati ed anche una buona parte delle apparecchiature mediche.
- perché la politica dei consigli di amministrazione e, poi, dei comitati di gestione, sino a quel momento, era stata quella di costruire rapporti con gli enti locali aprendo, già nel 1984, i distretti sanitari e istituendo servizi ambulatoriali specialistici (cefalee, diabete, cure palliative, il recupero e la riabilitazione funzionale) e l'assistenza domiciliare infermieristica per gli anziani ed i disabili integrandola con i servizi sociali dei Comuni.
- Inoltre, sempre la legge 31/97 li escludeva da tutte le possibilità di intervento, cosa che invece era ed è garantita nell'ambito dell'ASL, dove esiste un organo che è l'Assemblea dei Sindaci ed è formalizzato un coordinamento di essi. Il Presidente è il Sindaco di Monticello, il Vicepresidente è il Sindaco di Verderio Inferiore e membro del Coordinamento il Sindaco di Robbiate.

Si chiedeva alla Regione un atto di coraggio e di sperimentazione convinti che la struttura sarebbe riuscita a rimanere competitiva nel mercato sanitario. Infatti l'area dell'utenza dell'ospedale va oltre quelli dell'ex USSL di Merate, ma tocca anche un pezzo di Provincia di Bergamo (l'area tra l'Adda e la stessa città di Bergamo) e due pezzi di Provincia di Milano (il Besanese e la fascia di comuni a nord di Vimercate).
L'operazione non andò in porto perché una soluzione del genere, attuata a Sondrio, non poteva essere presa a ridosso della metropoli e con un ospedale nuovo nel capoluogo di provincia che stava per essere finito non poteva sopportare una possibile concorrenza molto radicata dentro il proprio territorio.
Vennero raccolte molte firme, ci furono ordini del giorno dei Consigli Comunali e di quello Provinciale, la Lega Nord organizzò una fiaccolata di protesta. La stampa locale si schierò contro il progetto di inglobamento.
I Comuni ricorsero persino al TAR, ma non ci fu nulla da fare.

La situazione odierna
Ad un paio d'anni dall'avvio della riforma regionale, i problemi sin qui sommersi, riemergono prepotentemente:

- Non avendo la benché minima autonomia organizzativa e finanziaria, è sempre più difficile acquisire nuovi macchinari, diversificare servizi per il territorio. Si vive sulla buona volontà del personale medico e paramedico e su quanto è rimasto dell'organizzazione passata. Nonostante queste difficoltà le code nella nostra struttura sono più corte rispetto a Lecco e rende sempre più evidente la nostra capacità di stare sul "mercato sanitario". Colgo l'occasione per ringraziare tutti coloro che con abnegazione rendono questo ospedale vivo e vitale.
- L'Azienda Ospedaliera Provinciale si sta impegnando a fondo nell'apertura del nuovo ospedale di Lecco, cosa che comporta un investimento di risorse continue e sempre più massicce. Il centro dell'attenzione, ovviamente, è concentrato lì. Anche perché il trasloco si sta dimostrando una operazione lunga, piena di ostacoli e sempre più costosa.

Una Fondazione per ridare autonomia al nostro Ospedale
Ho pensato a lungo alla situazione creatasi e lancio una idea che potrebbe recuperare, da un lato, l'autonomia e la capacità di capire e servire il territorio d'elezione e, dall'altro, tentare di entrare e stare sul mercato sociale e sanitario come la legge 31 invoca.
La mia proposta è quella che l'Ospedale di Merate venga scorporato dalla Azienda Ospedaliera di Lecco e gestito da una Fondazione locale come previsto dall'articolo 90 della legge n°338 del 23.12.2000, la Finanziaria 2001. Dentro la Fondazione dovrebbero essere presenti:

- I Comuni che prima facevano parte della USSL di Merate ed altri dei dintorni che volessero aderire all'iniziativa.
- L'Amministrazione Provinciale di Lecco.
- La Fondazione Cariplo o quella Locale di emanazione della Cariplo.
- Gli istituti a carattere scientifico: l'Istituto Europeo dei Tumori, Nostra Famiglia o la Pro Juventute-Don Gnocchi.
- I privati purchè non in concorrenza con gli scopi della Fondazione (ad esempio, una Università italiana o straniera, una banca, imprenditori locali o loro aggregazioni, come ad esempio Vera Brianza).
La presenza degli Enti Locali garantirebbe il radicamento territoriale e, agli operatori, la continuità.

Il ruolo della Regione
La Regione dovrebbe trasferire la proprietà gli immobili e permettere alla Fondazione di intervenire anche con propri fondi sullo sviluppo delle strutture. Rientrerebbe nelle sperimentazioni gestionali di cui agli articoli 4, comma 6, della legge 412/91 e 9 bis del d.ls 502/92.
La Regione Lombardia ha, per ora, all'inizio di quest'anno escluso che, a quella data, ci fossero le condizioni per trasformare tutti od alcuni ospedali in Fondazioni, ma di fronte ad un fatto concreto o corale, a mio avviso, potrebbe anche cooperare per la riuscita dell'operazione.

La Fondazione ed "il mercato sanitario"
Dovrebbe essere garantito un accreditamento simile a quello degli ex Ospedali Classificati o degli istituti a carattere scientifico pubblici. Il personale dovrebbe potere mantenere l'attuale trattamento retributivo e previdenziale.
Dal punto di vista finanziario sono certo che potrebbe reggere, soprattutto, se ai vertici amministrativi, si ponessero elementi dinamici che credano nell'iniziativa. Potrebbe diventare, grazie anche all'esperienza di anni, un riferimento per la ASL di Lecco e per quelle vicine, per la gestione alcuni servizi anche territoriali e anche per quelli a cavallo tra il sanitario e l'assistenziale.

Altri scopi
La Fondazione, in futuro, potrebbe gestire anche le case di riposo degli Enti Locali e servizi che la legge quadro sull'assistenza n°328/2000 pone a carico dei Comuni del territorio che, per la loro dimensione medio piccola, faticherebbero a gestire.

Un Comitato Promotore
Si potrebbe cominciare con il costituire un Comitato promotore di carattere istituzionale per studiare il cammino verso l'autonomia.

Un'idea per il confronto
E' un'idea, una proposta ragionata, da verificare e definire insieme, che offro al confronto. Ciò che soprattutto importa è aprire una discussione che, prendendo coscienza delle difficoltà attuali e di quelle più gravi che si prospettano per il futuro dell'Ospedale di Merate, lo sottragga al progressivo depauperamento, lo ricolleghi saldamente al suo territorio e con esso lo faccia tornare a crescere, nella qualità e nell'efficienza, nella valorizzazione delle straordinarie professionalità di cui dispone, al servizio della tutela pubblica della salute.


Onorevole Mauro Guerra



D.D.S.
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