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Scritto Martedì 08 maggio 2012 alle 18:50

Paderno:padre e figlia pedinano la madre. Temevano avesse un amante in discoteca. Scoppia la lite e finisce col morso in fronte

La sede del giudice
di pace a Missaglia
Hanno seguito la donna, rispettivamente moglie e madre, perché temevano che dopo il corso di ballo si appartasse con un altro uomo. Quando i due, padre e figlia, l'hanno vista uscire dalla discoteca e salire sulla sua auto con un compagno di ballo, è scoppiato il finimondo. Ad esporre i fatti davanti al giudice di pace di Missaglia sono stati l'imputata L.C. e due testimoni, la sorella della stessa e la figlia C.M.
I fatti si sono verificati nella notte del 26 luglio 2007. L'imputata come ogni martedì si era recata in una discoteca di Pessano per la consueta lezione di ballo latino americano. All'uscita, dopo aver terminato il corso e l'ora di esercitazione, era salita sulla sua auto e con lei c'era anche un amico, reduce dalla medesima discoteca, che la donna stava accompagnando all'auto ferma in un parcheggio più distante. Quando i due appostati, marito e figlia, hanno visto la signora con lo sconosciuto è scoppiata la rissa. La donna ha proseguito sola verso la sua abitazione di Paderno e, dopo essersi fermata a lato strada poiché aveva perso il telefono nell'abitacolo, ed essere stata insultata (secondo la sua versione) dal marito "resta lì in strada che quello è il tuo posto", è giunta a casa. Qui i due coniugi hanno iniziato a discutere animatamente nel salotto e tra parole e accuse ci sono stati anche alcuni spintoni. Spaventata la ragazza, all'epoca dei fatti 20enne, ha allora chiamato i carabinieri invitando la madre a uscire da casa per evitare il peggio. Nell'attesa della pattuglia l'imputata ha però scavalcato la recinzione del giardino ed è rientrata nel salotto per riprendere borsa e telefono che erano rimasti in casa e chiamare così la sorella per farsi venire a prendere. È stato in quel momento che la rissa si è di nuovo accesa e la donna, nel tentativo di allontanare marito e figlia che, a suo dire, stavano inveendo contro di lei, ha morsicato la ragazza in fronte: "era l'unica parte del corpo che avevo libera per difendermi" si è giustificata. Quando la sorella dell'imputata è giunta sul posto ha trovato la pattuglia dei carabinieri ed ha raccolto lo sfogo della parente. Mentre padre e figlia si recavano all'ospedale per farsi refertare, sia il morso che le escoriazioni ad un braccio, la donna non riteneva necessario chiedere le cure dei sanitari nonostante, stando a quello raccontato in aula, avesse le "braccia piene di lividi".
La vicenda per le lesioni subite dall'ormai ex marito, F.M. costituitosi dunque parte civile, è finita davanti al giudice di pace e riprenderà ora il prossimo mese di novembre
S.V.
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