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Scritto Giovedì 03 maggio 2012 alle 19:01

Varenna: il sindaco Molteni condannato per avere rifiutato un atto alla minoranza

Il sindaco Carlo Molteni
Dalle sale del municipio di Varenna, il "caso" del parcheggio multipiano è approdato nelle aule del tribunale di Lecco e questa mattina la vicenda che vede coinvolto il sindaco Carlo Molteni, accusato di avere rifiutato la consegna di un atto alla minoranza contenente i nomi dei potenziali acquirenti di un posto auto, si è conclusa con la condanna a 1000 euro di multa, al risarcimento di 1000 euro per la parte civile nonché al pagamento delle spese processuali.
Il pubblico ministero Paolo Del Grosso, invocando più volte nella sua requisitoria la trasparenza e la massima disponibilità dell'ente comune, aveva chiesto 6 mesi di reclusione.
I fatti hanno inizio nel 2008 quando a Varenna, ridente località che si affaccia sul lago, si sparge la voce dell'imminente costruzione di un enorme silos, 7 piani di cui 2 interrati per 517 posti, alcuni da vendere altri a rotazione altri ancora a disposizione dei turisti, ubicato proprio all'ingresso del paese per sgomberare il centro dalle auto. Partono i lavori, a ridosso del costone di montagna che richiede uno scavo nella roccia e l'abbattimento di una palazzina. Ad un certo punto l'azienda costruttrice assegna a uno dei suoi dipendenti, Bruno P. oggi comparso in aula, di svolgere una sorta di "indagine di mercato" per raccogliere i nomi di cinquanta potenziali acquirenti dei posti auto. L'uomo accosta così le persone che si trovano a transitare davanti al cantiere, ne raccoglie le generalità e poi deposita l'elenco in comune. È a questo punto che parte la polemica. La minoranza consigliare, venuta a conoscenza di questa lista chiede di avere accesso agli atti per poter vedere i nominativi. La richiesta, reiterata diverse volte, si scontra però con il diniego del sindaco che avoca a sé il diritto di secretare quel tipo di documentazione. Ne segue una interrogazione consigliare, una lettera al Prefetto (ai tempi il dr. Nicola Prete) e scontri che inaspriscono non poco il clima. Fino a quando la minoranza presenta una denuncia in procura della Repubblica per rifiuto di atti d'ufficio (art. 328 codice penale).
In aula, questa mattina, sono comparsi Severino B., allora alle dipendenze di un hotel, che si era fatto parte diligente di manifestare tramite una lettera l'interesse per uno dei cinquanta posti che sarebbero stati riservati. Una richiesta che era stata rigettata in quanto il regolamento comunale, successivamente approvato, aveva desinato quel blocco di posti solamente per i residenti e non per le aziende.
Dopo Severino B. è stato chiamato a testimoniare Bruno P., responsabile della vendita dei box del multiparcheggio per conto della società "Progetto Varenna spa" e che era stato incaricato dal titolare dell'impresa costruttrice, di stilare un elenco di persone interessate all'acquisto. E proprio da questo elenco, depositato in comune dallo stesso Bruno P., sono nate sia le richieste di accesso agli atti da parte della minoranza che la denuncia in Procura per capire chi erano le persone e il valore di tale lista.
Come dicevamo a chiedere la condanna dell'imputato Carlo Molteni, difeso dall'avvocato Vito Zotti, a sua volta sindaco di Lierna, è stato il pubblico ministero Paolo Del Grosso che ha ritenuto sussistere "evidenti prove di colpevolezza". "Ci sono state diverse istanze da parte della minoranza consigliare" ha spiegato il magistrato ripercorrendo le tappe della vicenda "che hanno avuto come risposta un diniego da parte del sindaco. Già questo fa correre un brivido lungo la schiena perché non esiste la secretezza di un atto che è in comune. A maggio, dopo altri dinieghi da parte del sindaco, il prefetto risponde su sollecitazione del consigliere Bonati, che non esiste alcun potere di secretazione di un atto perché non è necessario che il consigliere abbia un interesse, ma può avere sempre accesso agli atti salvo per gravi motivi. La pubblica amministrazione deve essere il regno della trasparenza e dell'efficienza. A vent'anni dalla legge che ha sancito questo principio mi pare che questo concetto non sia ancora stato ben recepito. Abbiamo qui il caso di un sindaco che ritiene di poter secretare anche a un consigliere, che pure è l'espressione di una volontà popolare, un documento". Terminata l'arringa e facendo anche riferimento alla sentenza 21.163/2009 della Cassazione, il dr. Del Grosso ha chiesto la condanna a 6 mesi.
La parola è poi passata alla parte civile, nella persona dell'avvocato Sangalli che ha rappresentato i consiglieri di minoranza. "Chi ha presentato le istanze di accesso agli atti" ha commentato il legale "erano persone con una qualifica, in questo caso consiglieri eletti dalla popolazione. Il diniego dal parte dell'imputato è stato un atto arbitrario e ingiustificato che è stato superato addirittura dal parere del Prefetto. Il problema è stato poi sollevato dalla cittadinanza e c'è stato un continuo riferirsi tra l'impresa costruttrice e l'amministrazione. Qui si è voluto secretare un atto dove c'erano già una planimetria con delle indicazioni e i nominativi. Se l'immagine che diamo è l'impossibilità di accedere alla casa comunale, ecco allora siamo di fronte a una gestione personalissima della cosa pubblica. C'è stata una presa di posizione politica ma che è diversa dalla richiesta di accesso agli atti. Da parte nostra chiediamo la condanna con un risarcimento danni simbolico che sarà poi devoluto".  
La parola è poi passata alla difesa del sindaco Molteni, rappresentata dall'avvocato Vito Zotti che, in virtù anche della sua esperienza di primo cittadino di Lierna, ha potuto fornire piccoli aneddoti e esempi nonchè una visione anche più "politica" del caso, ammettendo che "quando si sta dalla parte di là del banco (quella del sindaco, ndr) le cose poi sono un po' diverse da come sembrano dall'esterno".
"Premetto subito che questo è il posto sbagliato per discutere la vicenda perché la sede opportuna sarebbe stato il tribunale amministrativo regionale" ha spiegato nella sua apprezzata nonché appassionata arringa "quando una pubblica amministrazione nega un diritto di accesso agli atti, il diniego non fa scattare la condotta penale ma il ricorso al TAR che avrebbe proceduto con un accertamento. La decisione di costruire il silos, anzitutto, non ha creato panico ma ha risollevato il problema dei parcheggi e della circolazione nel centro". Ripercorrendo la sequenza di richieste, interrogazione comunale, lettera al Prefetto, dinieghi da parte del sindaco Molteni, l'avvocato Zotti ha fatto presente come la volontà di rendere trasparente la vicenda, sia stata concretizzata anche dall'invio da parte dell'amministrazione di 434 lettere ad altrettanti cittadini-famiglie per riassumere cifre e passaggi dell'opera. "Si dice chiaramente che le modalità di assegnazione saranno stabilite con regolamento comunale e in una lettera dell'11 aprile Molteni dice come l'assegnazione sia puramente indicativa. Cerchiamo di capire, non è che la pubblica amministrazione debba essere prona a ogni richiesta della cittadinanza così come la Prefettura non è un organo giurisdizionale ma fornisce un parere e in questo caso il Prefetto invitava a fare una valutazione sul caso. Per non creare false aspettative e ulteriori problematiche sulla realizzazione dell'opera, il sindaco nega l'accesso agli atti che, peraltro, contenevano dati sensibili. Desidererei a questo punto capire qual è l'interesse del consigliere comunale se non quello di capire l'andamento della pubblica amministrazione. L'accesso in questo caso valeva soltanto per il privato. Tra l'altro mi chiedo perché questo elenco venga considerato come un atto amministrativo. Per tutte queste motivazioni chiedo l'assoluzione con formula piena".
Dopo circa quasi un'ora di camera di consiglio il collegio giudicante composto dal presidente Ambrogio Ceron, a latere Gian Marco De Vincenzi e Mirco Lombardi, ha ritenuto l'imputato colpevole e dunque lo ha condannato a 1.000 euro di multa, a un risarcimento della parte civile di 1.000 euro e al pagamento delle spese processuali. Le motivazioni della sentenza saranno disponibili entro trenta giorni.
L'avvocato Vito Zotti ha già annunciato ricorso in appello.
Saba Viscardi
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