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Scritto Domenica 22 aprile 2012 alle 18:32

Il Burkina 'visto con gli occhi' di 3 ragazzi e di don Giancarlo

Una scuola con una sola maestra e 115 bambini tutti in seconda elementare. Una “risottata” per 600 bambini arrivati ognuno con la propria ciotola per poter portare a casa la propria razione e condividerla così con la famiglia.

Un pozzo “targato” Sbiellata e San Zeno e un campo di manioca “firmato” Insieme per Costruire. Sono questi alcuni dei “ricordi” relativi al proprio soggiorno in Burkina Fasu condivisi dai suo protagonisti con i soci del sodalizio olgiatese guidato da Rosario Veraldi, nel corso dell’annuale assemblea ordinaria.
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A raccontare sono Davide e Marco, giovani che hanno scelto di trascorrere un periodo di “vacanza” in terra africana per aver così la possibilità di toccare con mano la realtà in cui vive e opera suor Alma Comi, religiosa da anni sostenuta dalla comunità sanzenese e dalle parrocchie dei comuni limitrofi.

Con loro anche Diego (assente alla serata “rievocativa”) e don Giancarlo Cereda il quale, nel suo intervento dinnanzi ai suoi parrocchiani ha sottolineato come nella nostra società secolarizzata “Dio è tagliato fuori dalla nostra esistenza”. In Paesi come il Burkina, invece, “Dio è nella gente”. “Noi abbiamo guadagnato in civiltà materiale ma non in civiltà spirituale. Continuiamo a portare giù cose. Peccato che poi non portiamo su spiritualità”.

“Hanno un senso di comunità molto forte” ha invece sottolineato Davide parlando del popolo che li ha accolti. “Ad aspettarci, nei villaggi, dopo il rito, c’erano sempre anche musulmani e animisti. E prima di lasciarci andare via, ci regalavano polli, una risorsa in quella terra”.
“Il loro grosso problema è quello dell’acqua” ha poi spiegato Marco. “I pozzi sono essenziali: abbiamo visto che bambini piccolissimi arrivare con taniche grandi anche il triplo di loro. Dal pozzo realizzato grazie anche al contributo dei ragazzi della Sbiellata, ci hanno detto che sgorga acqua molto buona. Ha anche un canale per permettere anche agli animali di abbeverarsi: per loro è essenziale che anche le bestie possano avere acqua per sopravvivere”. E ancora: “Lungo la strada abbiamo visto bambini che non andavano a scuola per aiutare il padre a fare i mattoni: i piccoli sono risorse per le famiglie che ne hanno quindi 6-7 in media”.

Ed è proprio ai bambini e ai disabili che si rivolge prevalentemente l’attività condotta da Suor Alma, definita da Davide come “particolarmente sensibile sul discorso degli ultimi”. Ecco dunque, scorrere tra le foto proiettate in sala, quella relativa all’inaugurazione del piccolo centro fisioterapico per portatori di handicap e poco dopo quelle riferite alla grande distribuzione di risotto a cui hanno partecipato 600 bambini venuti anche dai villaggi lontanissimi.

I bimbi erano tutti in fila, ordinatissimi” – raccontano i ragazzi – “ognuno con la sua ciotolina. I primi a essere serviti sono stati quelli che arrivavano da più lontano per permettere loro di rimettersi in cammino per tornare a casa. Agli ultimi sono rimaste porzioni davvero piccole, così le suore hanno detto loro di tornare l’indomani”. Tenerissimo il ricordo di quella che hanno etichettato come una “scenetta” organizzata sa suor Alma: la religiosa ha infatti detto ad alcuni bambini che, avendo distribuito loro tutto il riso, lei e i suoi amici erano rimasti a bocca asciutta. “Se volete ve ne diamo del nostro” hanno subito risposto i piccoli, dimostrando una generosità incredibile.

“E’ un popolo con la voglia di vivere negli occhi” hanno concluso. “Nei loro occhi non vedi la pesantezza della loro esistenza”.
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