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Scritto Martedì 24 agosto 2010 alle 08:58

Capisco gli alluvionati ma anche loro abbiano rispetto di chi ha passato la notte gratuitamente al lavoro. E ci si renda conto che siamo davanti a eventi eccezionali

Giovanni Zardoni
No caro Chicco...
Apprezzo molto i tuoi arguti interventi, ma questa volta, sulle esondazioni, non ti seguo.
O almeno non ti seguo fino in fondo.
Cerco di spiegare. Ho taciuto fino ad ora, ne ho lette di ogni, ne ho sentite di ogni. L'Italia è uno strano paese: nel mese dei mondiali di calcio diventiamo un paese di commissari tecnici di calcio, dopo una alluvione diventiamo tutti geologi.
Ne ho sentite anche dalle persone alluvionate, esasperate, che se la prendevano perchè alla mattina dopo non avevano ancora avuto conforto.
Ho vissuto l'alluvione di Ferragosto in un triplo ruolo: meteofilo, volontario di Protezione Civile e Vicesindaco di un comune, Cernusco Lombardone, in cui il Molgora è esondato come non aveva mai fatto prima d'ora.
Nel tempo libero coltivo una piccola vigna a Perego, e dopo aver rincorso il fango per tre giorni ho trovato il tempo anche di badare ad essa, recandomi sul posto solo il lunedì pomeriggio dopo l'alluvione: sopra la vigna ho solo un'altra vigna non mia, poi un bosco, ed infine il cielo. Non ci sono case, non ci sono torrenti, non c'è cemento. Non ci sono fossi non curati. Eppure in quella maledetta notte dall'alto è sceso un fiume che mai s'era visto, neanche nell'alluvione del 2002, ha invaso la vigna, mi ha fatto qualche danno; a quel punto ho alzato gli occhi al cielo ed ho capito che l'ulivo che ogni anno, nella tradizione, metto sulla vite è forse antigrandine ma non anti-alluvione. Certo, non ho avuto la casa invasa da un metro di acqua e limo. Questa è la differenza, ci mancherebbe.
Ma quella maledetta notte io c'ero. Ero a Pianezzo, come volontario di Protezione Civile, dove sono rimasto fino alle 5.30 del mattino. Abbiamo tamponato la furia dell'acqua, poi siamo fuggiti all'onda di piena, poi ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo iniziato a spalare il fango. Ho raggiunto Molino Cattaneo nel cuore della notte, l'onda di piena era appena passata, ho visto gli occhi delle persone alluvionate, ho cercato di dargli conforto. Con me c'era il Sindaco di Olgiate Molgora, nella notte anche lui c'era, e s'è sporcato le mani come i volontari. Sono passato davanti a Molino Spagnolo per andare a transennare il ponte di via Della Brughiera, purtroppo non mi sono fermato e non mi sono accorto della situazione di disagio, così che i residenti hanno potuto dire che al mattino nessuno era ancora intervenuto. Quella notte i Vigili del Fuoco hanno avuto 200 chiamate, era la notte di Ferragosto, forse non tutto è funzionato al meglio, ma si è fatto quel che si è potuto.
E non è vero che i nuovi argini non resistono alle piene, non è vero che aver levato le cascate facilita le alluvioni. Le cascate sono state realizzate a servizio dei mulini ormai in disuso o del candeggio della Sbianca. Rallentano l'acqua sì, e questo significa che questa acqua tracima a monte dello sbarramento. Son convinto che con le cascate il disastro sarebbe stato maggiore. Quando l'acqua è troppa, è troppa, caro Chicco. Il guado della Brughiera non è stato interessato dai lavori. Quel guado c'è da diversi anni. Ma quella notte si è creato un nuovo ramo del torrente Molgora che da Cascina Stalli è sceso al guado e dal guado è piombato su Molino Cattaneo: un nuovo ramo del torrente, gonfio e limaccioso: e non per colpa dei lavori.
I dati meteo parlano, e lo dico come meteofilo. Nel 2002 in un giorno caddero 133 millimetri di pioggia, ovvero 133 litri per metro quadrato. Nel 2010, quella maledetta notte di Ferragosto, ne sono caduti una novantina, meno  del 2002 quindi, ma in una sola ora è sceso un monsone di 50 millimetri. E' in quell'ora maledetta tra le 21.10 e le 22.10 che il disastro si è preparato, per manifestarsi un'ora dopo. Dati del genere non li avevo mai registrati da quando registro dati meteo, dal 2000. Una piena del genere a Cernusco non è stata registrata dal 1977.
Poi, caro Chicco, talune case le ho viste anche io con la luce del sole. E forse son davvero troppo vicine al fiume. Del resto posso capire che una cascina che si chiama "Molino" stia sul fiume, ma non posso concepire che una casa non "Molino" nuova di pacca stia sul torrente e venga invasa dalle acque limacciose prima ancora di essere abitata: in questo posso darti ragione.
Il guaio è che gli aventi alluvionali hanno dei "tempi di ritorno" ormai sempre più brevi e dobbiamo avere la capacità di fronteggiarli. A Cernusco avevamo fatto degli interventi dimensionati sulle piene del 1977 e del 2002: dopo l'alluvione di Ferragosto quei dimensionamenti non bastano più. Probabilmente dobbiamo rifare un ponte per risolvere il problema, un ponte che ha più di cento anni e non ha mai dato problemi. Forse qualcosa sta davvero cambiando, per quanto riguarda la violenza dei fenomeni. Nel frattempo ho parlato con i residenti, gli daremo gli strumenti per combattere eventuali ulteriori piene che, di notte, sono ancora più terribili.
Nessuno ha voluto fare dei lavori belli da vedersi. E dopo questo evento storico verranno fatti ulteriori lavori per cercare di arginare al meglio la furia del torrente. Ho rispetto per gli alluvionati, li capisco. Ma loro abbiano rispetto per chi ha passato la notte sotto la pioggia e nel fango, gratuitamente e volontariamente, per cercare di ovviare i disagi.
Un sfogo il giorno dell'alluvione ci sta. Ma ripetere le stesse tesi per giorni e giorni forse non aiuta a risolvere i problemi.
Mi scuso per la prolissità e lo sfogo, ma forse anche queste mia parole sono esondate dall'alveo della normalità.
Giovanni Zardoni
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