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Scritto Venerdì 20 agosto 2010 alle 14:18

Gedeone Baraldo si sente investito dalla ciellina provvidenza e decide se e a chi fornire informazioni sul Presidio sanitario pubblico Mandic che, forse, già considera ''cosa sua''

Gedeone Baraldo
"Darvi un'informazione? Neanche morto. E il suo direttore mi deve delle pubbliche scuse". Sapevamo che avrebbe risposto così, il dottor Gedeone Baraldo, l'abbiamo provocato e lui, ingenuo, è finito nella rete. Confermando con le sue stesse parole il nostro sospetto circa l'idea che ha del ruolo di direttore sanitario del San Leopoldo Mandic. Ovvero non un'azienda pubblica, con le porte spalancate e i vetri trasparenti ma una "cosa sua", anzi, una "cosa loro". Nessun dirigente, compresi i direttori generali, aveva mai assunto una tale posizione. Del resto tra autorità e autorevolezza c'è l'abisso. E il dottor Bertoglio, autorevole cantore di bellezza, paternità e paternalismo, ben conosce la fondamentale distinzione. Baraldo no, la nomina l'ha convinto di essere il "padrone" dell'ospedale. Novantanove meratesi su cento neppure sanno chi sia né da dove venga. E men che mai quali meriti speciali abbia per guidare il "nostro" ospedale. Ma lui, che prima di venire a Merate ignorava l'esistenza della nostra città, ora si sente investito dalla ciellina provvidenza. E quindi decide se e a chi fornire informazioni non sul suo conto corrente ma sull'andamento del presidio sanitario. Neppure nei momenti di più aspro scontro Roberto Rotasperti si rifiutava di rispondere alle domande; Piero Caltagirone "apriva" il cellulare anche la domenica e, a onor del vero, anche Ambrogio Bertoglio non si nega neppure quando sta camminando in alta montagna col consuocero Pasquale Cannatelli, indimenticato, lui sì, direttore sanitario proprio dell'ospedale di Merate. Ma anche prima dell'avvento delle Aziende il concetto di "pubblico" era chiarissimo nella testa dei Vertici. Il Comitato di Gestione era retto da un democristiano, e composto da democristiani, socialisti, comunisti, repubblicani. Tutti eletti dal territorio. Tutti consapevoli di maneggiare una materia delicatissima: un'impresa di pubblica utilità di cui chiunque poteva chiedere qualsiasi informazione. Era un'altra epoca, certo. I sindaci di allora guardavano con la massima attenzione a ciò che accadeva oltre le mura di cinta. E non a caso eleggevano i migliori amministratori locali nei CdA e nei Comitati di gestione: Sandro Cesana, Giliola Sironi, Giacomo Molteni, Aldo Castelli, Ambrogio Sala, Marcello Basosi, Angelo Panzeri, Luigi Zappa, Peppino Bonalume, Luigi Rusca ecc. gente che prima aveva studiato la materia e poi era entrata in ospedale. E non viceversa, come usa oggi, dove basta una passeggiata tra i cantieri per neutralizzare qualsiasi critica, pure belata, di un sindaco che si spaccia per duro come Andrea Robbiani. Va anche detto, se non l'avesse compreso, che la cosiddetta "campagna di stampa", non era certo contro né il professionista né, tanto meno, la persona Gedeone Baraldo. Era una presa di posizione forte a favore di una dirigente espressione pura del territorio. Non si dimentichi che il Mandic è del tutto subalterno al Manzoni, non fosse altro perché dei dodici capidipartimento neppure uno, diconsi uno, lavora al Mandic, sono tutti e dodici operativi a Lecco. E solo sulla carta, o in ben pochi casi, come ad esempio Cardiologia, si è realizzata una reale e fattiva sinergia tra le strutture complesse di Merate e Lecco. Tutto qui. Un direttore sanitario che, a parte la parentesi pavese, ha sempre operato a Merate avrebbe dato garanzie di maggiore autonomia e, soprattutto di migliore conoscenza delle specificità e delle problematiche del presidio di Via Cerri. Baraldo l'ha presa come un fatto personale, pretende le scuse e equivoca sul ruolo. Una conferma, e non è la prima, di quanto fosse giusta la nostra presa di posizione a favore di Patrizia Monti.
Ah, un'ultima cosa: nell'intervista concessa al settimanale cittadino ha detto che la sua nomina è conseguenza di un concorso pubblico. Eh no dottor Baraldo, si è trattato di una procedura di evidenza pubblica ma l'incarico è di tipo fiduciario da parte del Direttore generale. Strano che la collega non abbia rilevato che in questo caso non esiste una graduatoria ma solo una "rosa" di idonei, normalmente tutti i candidati, tra cui effettuare la scelta a discrezione del suddetto Direttore generale. In un altro passaggio esorta il personale a lavorare di più perché i tagli della finanziaria toccano tutti, nessuno escluso. Ma, caro dottor Baraldo, i costi standard della sanità sono la traduzione concreta, promessa a breve soprattutto dalla Lega Nord, del federalismo fiscale. E il Mandic, come struttura e come popolazione di riferimento, non teme sicuramente questa "rivoluzione" che, al contrario ci vedrà creditori del sistema, non certo debitori. Dunque l'esortazione a lavorare di più è francamente eccessiva. Ultimo punto, il parere del territorio espresso da cinque amministratori su 26. E' vero, ma si tratta dei cinque componenti dell'Esecutivo (non del cdA) che, per ruolo e competenza istituzionale rappresentano l'intera assemblea, come risulta dalla carta intestata su cui è stato redatto il documento a firma del presidente Felice Baio. Se possiamo permetterci un consiglio, in mancanza di un filtro finale, meglio verificare bene le risposte date alle domande.

P.S. Venendo a cose serie, al dottor Bertoglio ricordiamo le rassicurazioni fornite in diverse interviste tra le quali il potenziamento dell’osservazione breve al Pronto Soccorso, l’acquisizione di una Risonanza Magnetica aperta, l’avvio delle procedure per dare vita a due dipartimenti gestionali di presidio, uno medico e l’altro chirurgico. Giusto per citare le cose più urgenti.
Claudio Brambilla
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