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Scritto Giovedì 01 marzo 2012 alle 18:34

Il duro attacco di Salvioni a Panzeri finirà in tribunale. Ma politicamente il presidente di Retesalute si è reso protagonista di un brutto scivolone

Alessandro Salvioni
Un ex alto dirigente della Dc lecchese, tuttora vigile e acuto osservatore di quanto accade in politica sotto il cielo provinciale, appresa la candidatura di Alessandro Salvioni alla presidenza di Retesalute disse: "Si vota un nuovo presidente o un commissario liquidatore?". Battuta feroce ma tutt'altro che infondata. E per avere la prova di quanto improvvida sia stata la ripicca operata dai sindaci di centrosinistra verso Marco Panzeri, ex presidente, è bastato leggere sul settimanale cittadino le dichiarazioni del presidente robbiatese sulla vicenda delle presunta irregolarità formale rilevata dalla Guardia di Finanza a Retesalute. Probabilmente l'attacco inusitato di Salvioni finirà in tribunale. Gli estremi della diffamazione appaiono consistenti. Ma Salvioni, sostenendo di passare un'ora ogni giorno a "risolvere i problemi della gestione precedente . . . un po' approssimativa" oltre ad avere diciamo così un po'esagerato, in quanto dubitiamo abbia la competenza per farlo, ha finito per aggredire brutalmente la dirigenza tuttora in carica e quella che l'ha preceduta, nella fattispecie il dottor Guarnieri - voluto dalla prima presidente Mazzuconi e definito dall'ex sindaco Albani, una vera eccellenza - il personale amministrativo e i membri del CdA che hanno lavorato con Marco Panzeri, alcuni dei quali tuttora in carica. Il dato tecnico è che sia stato sollevato tanto clamore per poco (ma questo è frequente) in quanto si è trattato di un rilievo formale, una "colpa lieve" il cui costo non ricadrà sui cittadini come ha detto Salvioni - e questa è la conferma che non risolverà certo i problemi ereditati - ma semmai sulle coperture assicurative che tutti gli Enti hanno in casi di errori non dovuti a dolo. Ma il dato politico è che con un'uscita simile il neo presidente si è già alienato le eventuali simpatie maturate in poche settimane alla testa dell'Azienda speciale. E per lui ora il cammino sarà tutto in salita. Non avevamo dubbi. Piuttosto intrippa conoscere il parere, chessò di Paolo Strina, ad esempio, che tanto si è dato da fare per sostituire Panzeri con Salvioni. Ma non solo Strina, naturalmente. I problemi reali di Retesalute sono altri e non è escluso che alcuni contratti di lavoro possano essere oggetto di rilevanti contenziosi. L'Asp tra i 25 comuni del distretto è decollata con fatica ma poi ha assunto la gestione di numerosi servizi alla persona prima erogati direttamente dai comuni. E non è detto che nella tumultuosa crescita non si siano verificate posizioni lavorative discutibili. Il dato politico invece riguarda il ruolo di Adele Gatti, indicata da più parti come una sorta di commissario straordinario chiamato a dare una mano, sia pure sottotraccia, al neo presidente. Il numero uno dell'Assemblea distrettuale, dipendente Asl, quindi in tanti casi "controparte" del suo datore di lavoro avrebbe avuto miglior collocazione proprio alla testa di Retesalute lasciando la presidenza dell'Assemblea del distretto sanitario a un altro dei colleghi non legati all'Azienda sanitaria locale da un contratto di lavoro. Ma per ragioni insondabili i sindaci hanno votato la prima cittadina di Airuno al vertice dell'organismo distrettuale. E ora, sia pure senza alcun incarico ufficiale, l'hanno delegata a seguire da vicino l'Azienda speciale pubblica; nelle more del decreto di liberalizzazione dei servizi che potrebbe anche riguardare le aziende speciali controllate dai comuni. Politicamente, dunque, i sindaci sarebbero corsi ai ripari per assicurare competenze all'azienda. La vertenza personale tra Panzeri e Salvioni invece, come dicevamo, rischia di finire in tribunale. E sarebbe clamoroso se ciò accadesse. Il sindaco di Robbiate per difendersi ha la sola possibilità di dimostrare di non avere pronunciato quelle frasi a lui attribuite in un virgolettato o che comunque sia state male interpretate o decontestualizzate. La grana "politica" comunque è grossa perché mai in passato un presidente aveva tanto denigrato il lavoro di colui che lo aveva preceduto.
Claudio Brambilla
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