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Scritto Giovedì 09 febbraio 2012 alle 13:55

LA PRESUNTA EVASIONE FISCALE DELLA SOCIETA’ DI DARIO MESCHI. LA SENTENZA CTP E’ SOMMARIA E IL PROCESSO PENALE PREMATURO


Avrebbe preferito che il caso che lo vede coinvolto in prima persona in due processi per presunta evasione fiscale della società immobiliare Libra srl di Merate  di cui è socio e fino al 20 febbraio  2009 è stato anche procuratore at negotia (ovvero factotum)  che benchè collegati, procedono distinti - il primo tributario e il secondo penale - fosse rimasto in ambito riservato, rimesso al solo confronto tra Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate, commercialisti ed avvocati e invece è finito a caratteri cubitali sui giornali locali e provinciali.
Ha le sue ragioni il geometra Dario Meschi, professionista e immobiliarista con studio in via Italia e casa in via Podgora. Non perché la materia dell'evasione fiscale  non abbia titolo per divenire pubblica, quanto perché il tema è delicato, complesso, variamente interpretabile e la stampa  rischia di parlarne in termini impropri o non adeguati con l'ulteriore conseguenza che i lettori possano dare valenza di verità acquisita a  fatti ancora presunti e non definitivamente accertati.
E' comprensibile, quindi, che il geometra Dario Meschi si senta  vittima di "un attacco indegno" da parte dei  giornali che hanno riferito vistosamente la notizia del suo rinvio a giudizio avanti il Tribunale di Lecco. Ha torto - torto marcio - quando rimane nel vago e assimila tutti, giornali e giornalisti, nel malefico calderone  "dell'atteggiamento indegno, infame e scorretto" di cui si è sentito destinatario. Sarebbe stato meglio se avesse fatto i nomi delle testate giornalistiche che lo hanno "spudoratamente diffamato". Purtroppo il geometra ha questo limite: generalizza sempre e non puntualizza mai. Spara sempre nel mucchio. Sarà questo il suo personale concetto di equidistanza. E allora accetti il rischio di subire egli stesso, oggi, quella che lui lascia intendere essere una "presunta generalizzazione" degli atti che la Guardia di Finanza di Cernusco Lombardone in prima battuta, l'Agenzia delle Entrate di Merate in seconda battuta, la Direzione Provinciale delle Entrate di Lecco in terza battuta e ora il Tribunale di Lecco sezione penale gli rivolgono contro per presunte sottofatturazioni del prezzo di vendita di appartamenti, uffici e box venduti  nel 2006 mani del notaio Tasca e tutti insiti nel maxiedificio di via Monsignor Federico Colombo, angolo via Terzaghi.
Ivi inclusa e non esclusa la sentenza già  pronunciata dai giudici della Commissione Tributaria Provinciale di Lecco il 4 ottobre 2010 che gli dà torto e che la Libra srl  ha certamente appellato in  Commissione Tributaria Regionale per ottenere la riforma di questo primo esito negativo.
Una sentenza, questa, dalla cui lettura poco si comprende perché i fatti non sono completamente richiamati, ma solo abbozzati. Un testo troppo succinto che dà per scontati e acquisiti i documenti prodotti dagli uffici finanziari mentre un giudice  tributario dovrebbe richiamarli uno per uno e motivare nel dettaglio perché li ritiene prove di evasione fiscale o gravissimi e concordanti indizi meritevoli di essere assunti al rango di prova.
Diversamente c'è la possibilità che la sentenza venga riformata in Appello con l'inevitabile ricorso dell'Agenzia delle Entrate alla Corte di Cassazione perché valuti quali delle due sentenze tra di loro contrastanti sia la più puntuale sotto il profilo della legittimità, ovvero della chiara applicazione della legge e del  diritto.
Ma andiamo per ordine e cerchiamo di fare comprendere ai lettori - il 99% dei quali è solo timoroso contribuente e non competente consulente fiscale - in quali termini si può, allo stato dei fatti, riassumere il  "caso Meschi" che, comunque vada a finire, rimane un esempio in sede locale dell'azione del Fisco nell'attività di prevenzione, controllo e repressione dei comportamenti tributari di imprenditori e liberi professionisti.
La Libra srl è una immobiliare costituita nel 1999. Ne è amministratore Valentino Martini, oggi 72enne, ma il controllo è nelle mani di Dario Meschi e della sua famiglia  attraverso la Nord Immobili srl, la Fin-Dem srl e la Finam srl.
La Libra srl acquista nel febbraio 2002 al prezzo di 1.394.000 euro da Laura e Riccardo Tettamanti 4.510 mq di area e gli edifici sovrastanti siti in Merate in via Terzaghi /angolo via Monsignor Colombo e vi realizza negli anni successivi un imponente piano di Recupero ricavandone appartamenti, uffici e autorimesse coperte. E' la particella catastale 2349 quella che raccoglie i risultati dell'intervento edilizio.
Eccone la consistenza.


Nel 2006 Libra srl tra luglio e novembre stipula  36 rogiti  ad altrettanti acquirenti. Le unità immobiliari trasferite sono 79: 33 appartamenti, 6 uffici e 40 box. Di due appartamenti e relativi box è acquirente Ivana Masala che è amministratore unico della Nord Immobili srl. La Finam srl acquista un ufficio, tre appartamento e tre box. La Nord Immobili rileva un ufficio. L'architetto Paola Zanier, socia della Libra srl   e amministratore unico della Fin-Dem srl acquista pro quota indivisa con altri un appartamento con box. Il rimanente è venduto a privati cittadini e società.
Le 36 vendite portano nelle casse della Librà srl  8.450.000 euro l'equivalente di ex lire 16 miliardi e trecentosessantunomilioni. Tutti pagano in contanti, solo una rateazione è concessa a un acquirente fidatissimo.
Forse è la dimensione dell'operazione che richiama l'attenzione dei finanzieri di Cernusco Lombardone. O forse una segnalazione, sia essa anonima o sottoscritta. Dario Meschi nei suoi rapporti d'affari è spesso conflittuale. Se si scontra con i remissivi vince. Se si affronta con i suoi pari rischia di farsi male. Fatto sta che nel  maggio 2008  la Guardia di Finanza avvia un accertamento relativo all'anno 2006 e al 2007. Non si sa nulla di preciso sul contenuto del processo verbale di constatazione finale rimesso all'Agenzia delle Entrate di Merate per l'emissione del conseguente avviso di accertamento che viene notificato alla società il 31 luglio 2009. La Libra srl non diffonde comunicati o copia dei documenti. I finanzieri sono tenuti al riserbo. Le uniche informazioni si ricavano dal testo della sentenza pronunciata dal giudici della Commissione Tributaria Provinciale di Lecco che esamine e decide sul ricorso con il quale Libra srl si oppone all'avviso di accertamento.


Il recapito telefonico è quello dello Studio del geometra Meschi in via Indipendenza

La società è rappresentata e difesa da due commercialisti iscritti all'Ordine di Busto Arsizio. L'udienza pubblica si tiene il 17 maggio 2010, ma i giudici si riservano quattro mesi e 34 giorni per il deposito della sentenza che viene pronunciata il 4 ottobre 2010 e depositata in segreteria il  13 dicembre 2010. I giudici di prime cure  danno torto a Dario Meschi e ragione alle conclusioni degli uffici finanziari. Ci fu evasione. Si, ma in che misura e nei riguardi di quali specifici  acquirenti? A quanto ammontano i corrispettivi occultati e non esposti  nei rogiti notarili? A quanto ammonta l'imposta evasa, a quanto gli interessi e a quanto le sanzioni? Una sentenza pronunciata  "in Nome del Popolo Italiano" deve essere chiara, completa, circostanziata e motivata. Se il quantum è poi, come in questo caso, pesantissimo e vi è il richiamo penale il giudizio di rigetto o di accoglimento deve essere esaustivo al di là di ogni ragionevole dubbio. La sentenza è pubblica, chiunque ne può estrarre copia, ma poi deve capirne il contenuto. In questo caso si capisce poco e male. Alcune cose sono chiare. Vi si legge che la Guardia di Finanza ha operato con meticolosità e che i sopralluoghi non hanno interessato solo la sede legale della Libra srl, ma anche le sedi della Finam srl, della Bauen srl, la società che aveva in appalto il recupero dell'edificio e persino le sedi delle due agenzie immobiliari cui la Libra aveva affidato l'incarico di acquisire le proposte di acquisto e forse anche di stendere i compromessi. Si dà atto che le Fiamme gialle hanno agito ad ampio raggio. Come diceva una simpatica pubblicità? Grande parete, grande pennello!
I giudici supportano la loro sentenza con l'avvenuta acquisizione di documenti indicativi del tabellino dei prezzi di vendita dei singoli appartamenti e traggono elementi probanti l'occultamento di parte dei prezzi dall'avere Libra srl indicato  nei rogiti la superficie catastale degli appartamenti e non quella reale risultata, da un raffronto con le schede catastali, superiore, sorvolando sul dettaglio che nei rogiti per appartamenti e studi  si indicano i vani e solo per le autorimesse i metri quadri.
Vi sono però due passi della sentenza che meritano attenzione. Il primo è quello nel quale il giudice relatore ed estensore scrive che "risulta per tabulas che le vendite erano avvenute ad un prezzo inferiore a quello dichiarato". Per tabulas significa "dalle carte". Quindi i finanzieri devono avere acquisito documenti recanti la firma di promittente venditore e promissario acquirente antecedenti il rogito notarile dai quali risultava il prezzo effettivamente stabilito.
Il secondo passo è quello in cui il giudice scrive in sostanza che parte deducente (Libra srl ) si limita ad eccepire la legittimità "di disattendere la contabilità regolarmente tenuta"  senza esibire alcun ulteriore elemento probatorio.
Ma non deve essere Libra srl a dare prova delle illegittime conclusioni dell'Agenzia delle Entrate, è quest'ultima che deve dare prova certa delle sue accuse. Non è ammessa l'inversione dell'onere della prova, a maggior ragione se si tratta di accertamento presuntivo, quando all'Ufficio non era precluso di eseguire un accertamento analitico. Il legislatore fiscale esige l'accertamento e non la presunzione di un maggiore reddito.
Ecco il testo integrale della sentenza. L'ufficio che l'ha rilasciata ha annerito i nomi delle persone e delle società coinvolte. Precauzione facilmente superabile, ma non vi è motivo di violarla.


Detto che la sentenza pronunciata a Lecco ci appare  lacunosa e sommaria, ragione per la quale non è escluso che a fronte di un appello ben argomentato i giudici di seconda istanza di Milano possano dare ragione alla Libra srl, il vostro cronista ritiene, nell'esclusivo interesse dell'informazione data ai lettori,  fare alcune semplici considerazioni.
Solo l'amministratore unico della Libra srl Valentino Martini e l'allora procuratore at negotia Dario Meschi sanno se e in che misura hanno occultato corrispettivi risparmiando ires, irap e iva. Lo sanno anche i singoli acquirenti che a loro volta hanno risparmiato l'iva.
E'pertanto ragionevole immaginare che il geometra Dario Meschi, oltre che progettare l'opera e dirigere i lavori del cantiere di via Monsignor Federico Colombo, abbia anche condotto in prima persona tutte o quasi le trattative di vendita, incluse la determinazione dei prezzi, il loro incasso e l'assistenza ai rogiti. Egli ne aveva tutti i poteri, era indubbiamente  la persona più competente e quale socio di maggioranza della società anche quella che, in sede di dividendi, ne avrebbe ricavato il maggiore vantaggio economico. Era altresì abilitato a resistere in giudizio in luogo dell'amministratore unico Valentino Martini. Il mandato ricevuto dall'assemblea gli consentiva di tutto e di più. E' per i poteri qui sotto indicati che il Meschi si trova imputato del delitto di dichiarazione dei redditi infedele e quindi passibile - assieme al Martini - di una condanna da 1 a 3 anni a sensi dell'articolo 4 del Dlgs 74/2000 nel testo allora vigente.


Però - e questo deve essere chiarissimo - sta al proprietario decidere a quale prezzo vendere un immobile. Non sta scritto da nessuna parte e meno che meno in una norma di legge fiscale che due appartamenti identici debbano essere venduti al medesimo prezzo. La libertà di contrattazione è sovrana.
I prezzi dichiarati nei rogiti non sono bassi. Gli uffici sono venduti a 350/370 mila euro. Un appartamento di 13 vani catastali con due box è venduto a 540.000 euro. Uno di 5 vani e box a 306.000 euro. Altri a 370.000 e 360.000. E' vero che i prezzi variano non di poco. C'è un 5 vani venduto a 210.000 euro e un 6 vani ceduto a 180.000 euro. Ma può esserci un logico perché.
Anche se tutti e 36 i rogiti si sono formati nel giro di pochi mesi i preliminari possono risalire a diversi mesi addietro, anche ad anni antecedenti. Ogni trattativa può avere risentito di condizioni di mercato via via mutevoli. Non si può escludere che alcuni acquirenti abbiano legittimamente goduto di trattamenti di favore sui quali il fisco non può sindacare. Le cessioni di appartamenti tra soggetti al tempo stesso venditore e acquirenti ben può essere stata fatta a prezzo di favore. Ne si può escludere che mentre i primissimi preliminari abbiano scontato un buon prezzo, gli ultimi abbiano risentito di un ribasso dovuto alla necessità di rogitare il maggior numero di unità immobiliari.
Intendo con questo dire che se la verifica della Guardia di Finanza, benché circostanziata e argomentata, si fonda su presunzioni di tipo parametrico può non essere sufficiente per dare prova certa di evasione fiscale.
Rintracciare nelle sedi della società venditrice e in una di quelle collegate, nella sede dell'appaltatore e in quella delle due agenzie immobiliari prospetti indicativi di quelli che sarebbero dovuti essere i prezzi minimi di vendita può non essere idoneo e esaustivo.


La certezza dell'evasione nasce dall'acquisizione di documenti certi nel contenuto e sottoscritti, inclusa l'ulteriore controllo sui conti correnti degli acquirenti e dei loro familiari. Il denaro pagato in nero lascia sempre traccia. Si tratta di avere acume e pazienza. Infine c'è la questione di diritto. Triste dirlo, ma i processi tributari sono sovente una lotteria. La competenza giuridica e la conoscenza della materia tributaria non sono omogenei in capo ai componenti le commissioni tributarie. Quindi, le sentenza di primo grado sono sovente rimesse alla bravura del commercialista difensore  e all'equilibrio del giudice.
Ultimo aspetto. E' oggettivamente folle che il processo penale si apra prima che sia concluso quello fiscale. E' l'articolo 20 del citato Dlgs 64/2000 che autorizza il doppio binario con la scusante che se  si sospende il primo in attesa dell'esito del secondo passa troppo tempo e ne deriverebbe "un drastico illanguidimento dell'efficacia del sistema sanzionatorio".
Fesserie. Di fronte a una segnalazione di notizia di reato penalmente rilevante quale è quella scaturita dal Pvc della Guardia di Finanza di Cernusco Lombardone  sarebbe sufficiente assegnare al ricorso fiscale una corsia preferenziale rapidissima che veda esaurirsi i tre livelli di giudiziose (CTP - CTR e Cassazione) in 12 mesi. Se il processo fiscale si conclude con la sconfitta del contribuente, lo si porta immediatamente in Tribunale che - attenzione - può anche assolvere perché i due iter sono autonomi così come lo sono le rispettive conclusioni.
E' un percorso poco logico. Se si accerta in sede fiscale la non avvenuta evasione, come la si può riaccertare e sanzionare in sede penale?
Fermiamoci qui altrimenti si va in panne.


La Libra srl e il suo esponente di maggiore notorietà geometra Dario Meschi sono a metà del guado. Attendono la sentenza dei giudici tributari di Milano sull'appello proposto e il  13 marzo 2012 è in calendario  la seconda udienza penale a Lecco. Nel frattempo sono chiamati a pagare i 2/3 delle maggiori imposte accertate con il rischio che Equitalia spa ponga misure cautelari sui beni della società e dei due amministratori.
Avrebbe preferito il silenzio Dario Meschi e non "la violenza di chi cerca i presunti colpevoli  con la penna in mano o sulla tastiera di un computer".
Io so che quando una notizia viene diffusa o si sceglie il silenzio o si parla chiaro per evitare, appunto, la diffusione di dannose semplificazioni. Dipingersi vittima è controproducente. Se escono titoli a caratteri cubitali e locandine invoglianti una semplice conferenza stampa tenuta alla presenza del commercialista e dell'avvocato avrebbe offerto alla stampa  informazioni essenziali e argomentazioni pertinenti.
Può essere che Dario Meschi consideri i giornalisti un'accozzaglia di superficiali. Dal momento che della famiglia fa parte anche lui, ha perso l'occasione per riportarli sulla via della corretta informazione. Solo lui sa perché ha rinunciato a questa ghiotta  opportunità. Io mi limito a farglielo rispettosamente notare.
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