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Scritto Martedì 10 agosto 2010 alle 18:42

Il blitz di ferragosto rappresenta la sconfitta netta dei sindaci e dei dirigenti ospedalieri. E, purtroppo, la resa dei conti continuerà

Il blitz di ferragosto ha confermato ancora una volta che di fronte ai plenipotenziari della Regione, di fatto rispetto al ghota pidiellino guidato da Roberto Formigoni, i territori contano zero. Ricordiamocene quando gente come Giulio Boscagli ci racconterà le favole della sussidiarietà, del cittadino al centro e tutte le altre baggianate cielline.
Conta il potere centrale. Conta solo la volontà del Celeste e dei suoi bracci armati. I sindaci non contano nulla a partire da Andrea Ambrogio Robbiani che millantava telefonate a Ambrogio Bertoglio per indurlo a soprassedere su una nomina sgradita all'intero territorio meratese-casatese. I dirigenti ospedalieri non contano nulla, a partire dal dottor Giacomo Molteni che del San Leopoldo Mandic dovrebbe essere il direttore. Non conta l'opinione diffusa che, non contro Baraldo, sconosciuto ai più, ma a favore di Patrizia Monti si era espressa in modo inequivocabile.
Va anche detto che i rappresentanti istituzionali non sono certo dei cuor di leone, in special modo il presidente Felice Baio. E va anche detto che troppi dirigenti ospedalieri tengono, giustamente, alla propria posizione per cui quando parlano, e lo fanno spesso, bisbigliano.
Ma a monte di tutto ciò c'è l'assurda legge che trasferisce tutti i poteri sulla sanità lombarda ai vertici del Pirellone espropriando i cittadini del più elementare diritto di controllo sull'attività svolta dai dirigenti ospedalieri.
La nomina di Gedeone Baraldo rappresenta la grande sconfitta di Felice Baio, di Andrea Robbiani e di tutti noi che ci siamo impegnati, ribadiamo, non contro il dottor Baraldo che ha tutti i requisiti per svolgere la funzione ma a favore di Patrizia Monti che avrebbe rappresentato una sicurezza in più per il San Leopoldo Mandic nel quale ha trascorso 22 anni di carriera professionale.
E ora c'è seriamente da temere per le nomine di settembre. Il blitz condotto con la forza del potere (strano per un ciellino che fa della condivisione quasi un dogma) potrebbe continuare con le attese nomine dei primari di Ostetricia-Ginecologia e Ortopedia. Certamente non mancano le candidature di appartenenza da contrapporre a quelle di merito. Noi che osserviamo con attenzione le vicende sanitarie da vent'anni abbiamo già denunciato il rischio di un ritorno al passato, ai primi anni del duemila quando solo la durissima reazione popolare impedì lo smantellamento dell'ospedale. Imparata la lezione ora la strategia di ridimensionamento si è fatta sottile: da un lato si esaltano gli investimenti edili, dall'altro si attua una politica subdola di logoramento del personale affinché i migliori se ne vadano. Prima Marco Incerti, poi Fabrizio Angaroni e subito dopo Guido Dormia e Franca Moschiano. Un lento stillicidio che potrebbe toccare il culmine se la scelta del primario di Ostetricia-Ginecologia non dovesse cadere su Gregorio del Boca. Ma di questi e di tanti altri problemi né Robbiani né Baio e neppure gli altri sindaci alle prese con i conticini del comune che non tornano riescono ad accorgersene. Sono tutti troppo impegnati con i Piani di Governo del Territorio per badare al futuro dell'ospedale. Quando capiranno che cosa realmente sta accadendo sarà troppo tardi.
Claudio Brambilla
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