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Scritto Venerdì 03 febbraio 2012 alle 18:50

Protesi all’anca: niente ricorsi di massa, a Federconsumatori preme la salute dei pazienti. L’A.O. parte lesa contro la DePuy

Nessuna class action in programma e, al momento, nessun discorso incentrato sulla richiesta di un riconoscimento di indennizzo economico per quanto subito, piuttosto la volontà di tutelare la salute dei pazienti coinvolti e quindi fornire loro le necessarie rassicurazioni volte ad alleggerirne il “danno biologico” e il “disagio psichico”. Questo l’intento dichiarato da Federconsumatori Lecco in riferimento all’astiosa vicenda delle protesi (potenzialmente) difettose impiantate in 116 pazienti dell’ospedale Mandic di Merate tra il 2005 e il 2009.
Facendo dunque fede a  quelli che vengono indicati come gli “obiettivi primari” dell’associazione nazionale nata nel 1988 con il sostegno della Cgil ovvero “l’informazione e la tutela di consumatori e utenti”, la sezione lariana, si sta facendo carico di fornire la consulenza necessaria a circa una ventina di soggetti (tra i 99 inseriti nel programma di follow up predisposto dall’Azienda Ospedaliera) che si sono rivolti ad essa per difendere i propri interessi e, quindi, in primis, la propria salute.

Andrea Lanfranchi, Sergio Fenaroli e Giuseppe Colombo

“Come già per altre questioni, abbiamo assunto un atteggiamento ponderato alla delicatezza del tema” ha affermato Sergio Fenaroli nel corso della conferenza stampa tenuta questa mattina alla presenza anche dei “colleghi” Giuseppe Colombo e Andrea Lanfranchi. Rilevante la testimonianza di quest’ultimo che, oltre a essere attivo all’interno di Federconsumatori Lecco, è anche “parte lesa” in questa vicenda: anch’egli, infatti, è portatore di una delle protesi sotto accusa e si è dunque visto costretto a sottoporsi agli esami previsti. “Cerco di rimuovere il più possibile dalla mia testa questa questione. Non si può vivere pensando magari avrò il cancro” ha affermato il sessantanovenne di Suello  che ha poi ribadito come avere alle spalle un’associazione come Federconsumatori, con avvocati e periti disponibili al supporto di chi ne fa richiesta, rappresenti una garanzia e come, anche in questa situazione, “così come nelle cure, non tutti i soggetti rispondono allo stesso modo”. Diverse, infatti, le reazioni di ognuno dei coinvolti ma univoca, nei loro confronti la volontà sia dell’associazione consumatori sia dell’Azienda Ospedaliera lecchese: “Il primo aspetto su cui puntiamo è senz’altro la salvaguardia della loro salute” ha infatti dichiarato Fenaroli il quale in apertura di incontro ha richiamato il quadro storico della vicenda, iniziata con un “avviso di sicurezza” emanato proprio dalle ditta produttrice delle protesi risultate avere un tasso di fallimento superiore alla norma dapprima in Australia e poi in Inghilterra. La DePuy (della galassia Johnson&Johson Medical), secondo Federconsumatori avrebbe allertato tutti gli ospedali suoi clienti nel marzo-aprile 2010 e il Mandic di Merate avrebbe avvisato i suoi pazienti, in ritardo, solo nell’ottobre 2011. In realtà, consultando il sito del Ministero della Salute, si trova pubblicato l’avviso di sicurezza emesso il 24 agosto (per visualizzarlo clicca qui) e ad ottobre 2011, già metà dei 99 pazienti meratesi coinvolti aveva effettuato gli esami prescritti loro dall’ospedale stesso (si veda: http://www.merateonline.it/articolo.php?idd=13792&origine=1 ).
Incongruenze di date a parte, lo scarto temporale tra l’annuncio del problema e l’avvio del follow up sembrerebbe essere dovuto, “dalla mancanza di letteratura scientifica” sulla materia così come sostenuto dai vertici dell’Ao che hanno incontrato, nella giornata di mercoledì 1 febbraio i rappresentanti di Federconsumatori. Dalla riunione è emerso inoltre che il Mandic ha adottato, nei confronti dei propri pazienti un protocollo definito da Fenaroli “più penetrante di quello indicato dalla DePuy” prevedendo una visita ortopedica e esami di tipo radiologico e ematico di cui quest’ultimi volti a stabilire i valori di cobalto e cromo presenti nel sangue dei coinvolti. Tali ioni infatti verrebbero prodotti dalla frizione delle componenti delle protesi in caso di cattivo posizionamento “contaminando” così i pazienti, per usare il verbo scelto dai rappresentanti dei consumatori. “Mentre la DePuy parla di richiami annuali, l’ospedale ha deciso di richiamare i pazienti in base agli esiti degli esami e dunque al grado di contaminazione” ha affermato soddisfatto Fenaroli aggiungendo anche che l’Ao ha dato disponibilità “a programmare incontri periodici con cadenza trimestrale e alla nomina del dottor Gedeone Baraldo, direttore medico del Mandic e di quello amministrativo Giacomo Molteni come figure di riferimento”. “L’incontro di mercoledì ha messo il paletto” –  ha infine concluso Giuseppe Colombo – “A voluto far da stimolo per evitare ulteriori problemi ai pazienti” che avranno anche la possibilità, se lo riterranno opportuno, di ripetere gli esami e affidarsi ai medici legali che collaborano con Federconsumatori per avere la possibilità di ascoltare altri pareri.
In ogni caso, qualsiasi sarà la decisione assunta da ogni singolo soggetto interessato da questa vicenda, rimane “il massimo impegno da parte dell’Azienda ospedaliera di tutelare i nostri pazienti” come sostenuto dall’addetto stampa Antonio Urti. Il portavoce di via dell’Eremo non manca poi di sottolineare come l’Ao è decisa a tutelare anche la propria immagine e reputazione preannunciando così che saranno messi in atto tutti i passaggi amministrativi e, se necessario, legali per “tutelare il profilo dell’Azienda”. In modo particolare, in questo senso, l’ospedale di Merate ha subito, oltre al danno morale anche un danno economico dovuto al calo della domanda protesica, calo attribuibile, probabilmente anche a questa spiacevole vicenda originata, lo ricordiamo dalla volontà dell’allora primario di ortopedia Marco Incerti di utilizzare materiale della DePuy, giudicato in quel momento al top di gamma. Se dunque, i pazienti al momento non hanno ancora presentato ricorsi per rivalersi sull’ospedale è quest’ultimo che, in quanto anch’esso parte leso, affila le armi per ottenere i dovuti risarcimenti da parte della ditta produttrice delle protesi.
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A.M.
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