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Scritto Mercoledì 01 febbraio 2012 alle 08:13

DOPO IL FILM CULT ''IMMATURI'' ECCO LA STAMPA NAZIONALE A FAR DA GRANCASSA AL LAMENTO A OROLOGERIA DEL VITTORE BERETTA ''IL GENUFLESSO''

L'impressione che ne trae il lettore credulone e disinformato è una: si immagina il Vittore Beretta, grande e lungimirante imprenditore del ramo affettato dell'alimentazione, salire giorno dopo giorno, mese dopo mese e soprattutto anno dopo anno le scale della villa del Sacro Cuore, che è la sede municipale di Rovagnate, facendosi largo tra anfibi indignados (alias rane renitenti) e pietire in ginocchio davanti a un severo, arcigno e soprattutto sinistrorso sindaco il rilascio del permesso di costruire lo stabilimento della sua vita, il sogno di una intera esistenza sui terreni di sua proprietà un tempo porcilaia e ora, dopo un ottenutissimo cambio di destinazione urbanistica, trampolino di lancio di nuovi salumi e fresca occupazione. Trecento nuovi dipendenti nel giro di dieci anni. L'immagine è orrorifica. Avete presente i film dell'horror dell'italianissimo maestro Lamberto Bava? Il rosso sangue di Vittore Beretta bagna le scale della Villa del Sacro Cuore, ma il sindaco dal cuore di pietra lo respinge come fece Dio con i peccatori Adamo ed Eva. Vade retro Vittore!
Io scherzo, ma la grande, indipendente e serissima stampa nazionale no.
In questi giorni è partita in grandissimo stile una mirata campagna di stampa con la quale Vittore Beretta rilancia il suo grido di dolore per vedersi negato il diritto sacrosanto di rilanciare a modo suo l'economia che gli sta più a cuore. Ha cominciato il Sole24ore ( e questo è comprensibile ), poi a seguire Libero e il Corriere della Sera. E siamo solo all'inizio. I giornalisti dei grandi quotidiani ironizzano sul caso del sindaco capoccione, che se ne frega di economia & occupazione e al quale i posti di lavoro "puzzano". Il Corsera chiama in causa addirittura le rane quasi che tra la sopravvivenza degli animaletti anfibi e quella di 300 capifamiglia siano le prime a meritare il diritto di vivere. Vittore Beretta dalla sua ci mette tutti i paragoni possibile e immaginabili. Dice al giornalista di via Solferino che a Nanchino in Cina le autorità ci mettono 20 giorni a darti il permesso e in California due mesi, mentre a Rovagnate non bastano quattro anni.


Naturalmente il collega che ascolta, scrive e manda in stampa si guarda bene dal fare le verifiche, in primis quelle che originano dalle diverse legislazioni e dai diversi ambiti territoriali. Poi ci sarebbero da verificare i tempi e i modi perché se in quattro anni ti incontri quattro volte vuol dire che uno dei due non ha fretta. E quale dei due non ha fretta? Chi deve incassare o chi deve pagare? Misteri dell'informazione.
L'evidenza del paradosso è troppo invitante. La Cina ha miliardi di ettari incolti sottratti all'agricoltura per fare spazio all'industria e soprattutto oltre un miliardo di bocca da sfamare. In California le distese più aride sono li fare da polo attrattivo. A Rovagnate la porcilaia degli anni andati sulla quale si vuole costruire era ed è addossata alla parete boschiva di una valletta piccina, piccina chiusa tra due ravvicinati frontali collinari che oggi l'equivalente di 45 campi di calcio modificherebbe non poco. Eppure la Beretta Salumi ha già avuto un anticipato ok per lastricare quelle lande di "verde inutile" di fette, fettine e fettucce dorate. La Provincia costruisce a sue spese una rotonda, il Comune le consente di creare dal nulla il sistema viario esclusivo che necessita al polo produttivo. Vittore Beretta dal parziale, ma maggioritario cambiamento di destinazione d'uso dei suoi terreni rimasti per oltre un ventennio incolti e insalubri ne ricava una decuplicazione del valore di mercato. Gli rimane solo da monetizzare lo standard con il Comune. Non è che ai colleghi del Corsera, di Libero, del Sole24ore o di altri quotidiani nazionali al momento sfuggiti alla mia attenzione possa mai venire il dubbio che il " tirchio " della situazione non sia il piccolo e tenace sindaco in scadenza, ma il rampante barone dell'alimentazione che sa che guadagnerà 100, ma non vuole sborsare nemmeno uno? Vittore Beretta fa scrivere che tra lui e il sindaco è ormai una sola questione di vil denaro. E' vero, ma chi è il " vil ": colui che chiede o colui che rifiuta? Io nel mio piccolo so che chi tace è perché o acconsente o non dissente. Merateonline a firma mia e di altri ha ricostruito le vicende di questo grande progetto aziendale che Vittore Beretta considera strategico e che quindi un giorno o l'altro certamente realizzerà. E la ricostruzione di fatti e di date questo giornale di provincia l'ha fatta come è solito fare, ovvero raccontando e pubblicando documenti ufficiali. Da parte di Vittore Beretta la risposta è stata il silenzio che, per chi scrive, è accondiscendenza o oggettiva impossibilità di replicare in senso contrario.
E' una sua scelta, un diritto al silenzio liberamente espresso, così come oggi è un suo diritto togliersi il bavaglio e chiedere alla grande stampa nazionale - che è lontano, ma tanto letta - di fare da cassa di risonanza alle sue frustrazioni. Peccato che chi scrive lo fa senza verificare e spalma ironia e sarcasmo senza approfondire. La notizia anche se ormai vecchiotta c'è, ma se comincia con la lettera N finisce con la lettera A. Non ci si ferma alla prima delle due. E' facile e compiacente scrivere in questo modo, così come è indubbiamente sponsorizzante e divertente partecipare a qualche sequenza di un film di grandissimo successo dopo averlo magari anche in qualche misura finanziato. Si, cari lettori, Vittore Beretta ha trovato il tempo di fare l'attore - meglio dire la comparsa di peso - in un recentissimo film italiano che ha sbancato il botteghino. Una pellicola cult che ha avuto già un primo seguito. Il titolo? " Immaturi ". Esattamente come lo sono state le piccole rane che, secondo il Corriere della Sera, hanno pensato per un istante di opporsi all'arrivo di Babe. Sapete, anche gli animali nel loro piccolo sono invidiosi.
Alberico Fumagalli
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