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Scritto Giovedì 29 dicembre 2011 alle 14:41

ROBERTO CASTELLI IL SENATORE CHE DENUNCIA I SACRIFICI DEI PADANI SENZA FARNE UNO SUO

Il saluto al popolo padano con la scorta romana

Correva l'anno 1992
E' dal 17 aprile 1992 ufficialmente a carico della Repubblica Italiana. Ininterrottamente. Un immenso, immane sacrificio. Ha solcato sei legislature : due volte deputato e quattro volte senatore. Venti anni o quasi nella tana del lupo,  seduto  alla tavola del nemico sbeffeggiato, costretto alla disagiata, ma obbediente, garibaldina sopravvivenza negli angusti confini di un Paese disprezzato che, bonaccione  e spendaccione  quale è gli ha porto l'altra guancia e lo ha trattato benissimo. Gli ha affidato la gestione della Giustizia, gli ha permesso di dire tutto e il contrario di tutto. Pensate che è andato in tv a confessare che è povero nel senso marxiano del termine,  ovvero che  incarna colui che vive unicamente del proprio lavoro. Esattamente come Renzo Bossi, la trota. Vivono entrambi del proprio lavoro, noialtri evidentemente no. Dopo anni di governo oggi prova gusto a fare l'oppositore. Questa liberazione dei padani sensi ha trovato il suo imprimatur nel tappeto volante di una paginata di giornale che il quotidiano di Lecco "La Provincia" gli stende davanti ai padanissimi piedi a pagina 13 del numero in edicola ieri mercoledì 28 dicembre 2011 solo per fargli dire che il 2012 sarà un anno terribile per il Nord chiamato ancora una volta a pagare i debiti dell'Italia. Evviva! Ci mancava questa chicca. Nel giorno dei funerali del "partigiano della parola" ecco risorgere il "padano della parola". Giorgio Bocca se ne va e Roberto Castelli riemerge.
"Così parlò Castelli".  Titolettano  così i tre quarti di paginona dedicata all'ingegnere. Sotto sotto, nel residuo quarto vivacchia un altro cavallo di razza della reggia della libertà, quella Michela Vittoria Brambilla che volle, fortissimamente volle incarnare l'autoreggente amazzone della sgualcita fotocopia di un ministero abrogato dal referendum per poter raccontare ai nipoti di essere stata, per una sola estate, ministro di un Dipartimento della Repubblica.
Correva l'anno 1996

A Roberto Castelli viene lasciata, come sempre, briglia sciolta e lui ci mette poco a imbrigliarsi di suo. Ed ecco il Bignami del senatore lecchese accasato in bergamasca. L'unica soluzione è la secessione, ma sono pochissimi a volerla e quindi non si farà. Però non è detto: non riesco ad immaginare quello che accadrà quando a fine 2012 le imprese e i cittadini  del Nord si troveranno stremati e spolpati. Può accadere di tutto. L'euro forte e la globalizzazione hanno massacrato il Paese. Siamo sull'orlo del disastro. Noi abbiamo ridotto all'osso le spese dei ministeri e abbiamo tagliato quelle degli enti locali. Monti ha invece scelto di fare pagare i cittadini. Non funzionerà.
Mi attendevo di più da un politico del Nord convinto ancora oggi  che Ruby è la nipote di Mubarak.  Poi ho capito che non bisogna chiedere miracoli a colui che, candidato sindaco del centro destra nella Lecco simbolo del leghismo duro e puro, si è fatto battere al primo turno dal candidato di centrosinistra uscito gonfio dalla precedente elezione provinciale. La povertà nel significato marxiano del termine ha sempre due facce, esattamente come l'amore. Se riesci ad evitarne una, ti trovi inevitabilmente  davanti l'altra.
Al senatore leghista Roberto Castelli, tornato a dare una bella mano alla crisi di credibilità della carta stampata, auguro un 2012 felicemente vissuto all'opposizione fino all'ultimo giorno di questo anno bisestile, il primo di un Parlamento Italiano commissariato dal Presidente della Repubblica per inadeguatezza totale. Si goda questo "successo" senza precedenti  dall'alba della liberazione cui il suo partito al governo ha fortemente contribuito. Pensi un pò: il 28 febbraio è San Romano e il 29 è san Giusto. Vorrà dire qualche cosa no? E, in attesa di affrontare con scudi ed elmi  l'occupazione italiana di Cisano Bergamasco, abbia la gentilezza di compiere due sacrifici, assolutamente innocui sotto il profilo economico: dia rendiconto agli artigiani delle valli bergamasche di quanti milioni di vecchie lire Roma ladrona gli ha pagato dal 1992 ad oggi, per consentire loro una più dettagliata  incursione nel concetto marxiano della povertà e - soprattutto - contribuisca con nobile gesto all'unico sacrificio cui è chiamato non da Monti, ma dal suo essere diverso. Rinunci all'auto blu e alla scorta.

Correrà l'anno 2012
Suvvia, non si può andare al Parlamento del Nord a bordo di un'autocentrica e protetto dai fusti del Pretorio. Eppoi  lei sa benissimo di non correre pericoli di sorta (indifferenza esclusa) e quale gaudente oppositore non ha più molto da fare. Prenda il treno come fa il professore e come sono costretti a fare i pendolari  nordisti delle linee Nord, cessi sporchi e riscaldamento in panne. Scenda dal palco e si mangi un pò di lombardo smog. La smetta di viaggiare a bordo di un'auto della Repubblica che si fa strada nel traffico a sirene spiegate, naturalmente per esigenze di servizio, come fossimo già nella Gran Padania, sorella minore della Gran Bretagna. Forse molta gente non sa più davvero dove andare a prendere i soldi, ma da un sottile e moderno  politico quale ella si ritiene mi sarei aspettato un minimo di distinzione tra coloro che i soldi li hanno perduti e coloro che li hanno incrementati e poi, magari, spesi male o trasferiti peggio. Ma forse per scendere dai dogmi il senatore della Repubblica Roberto Castelli attende la prossima lenzuolata di carta stampata. L'importante è che, nell'attesa,  rimanga povero e secessionista. In televisione come nella vita.
Alberico Fumagalli
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