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Scritto Venerdì 23 dicembre 2011 alle 15:59

Retesalute: la logica di partito ha prevalso su merito e competenza

Alessandro Salvioni
Se in ballo non ci fossero persone ritenute serie e servizi di importanza sempre più strategica come quelli alla persona si potrebbe dire che la seduta di ieri sera per la nomina del presidente di Retesalute si è giocata tutta tra picche e ripicche, dove ha prevalso lo spirito di partito sulla competenza e l'esperienza. D'accordo Marco Panzeri l'ha tirata lunga. Non intendeva ricandidarsi per ragioni sue, mai del tutto esplicitate. Poi, non per intervento divino ma a seguito di continue pressioni da parte di numerosi soci dell'Azienda Speciale Pubblica ha modificato il no sul fine settimana e lunedì, sia pure in modo forse non chiarissimo e a tratti, dicono, irritante, si è detto pronto a rivedere la decisione pur chiedendo ancora qualche ora per il si definitivo per una non meglio precisata ulteriore verifica. Ma qualche giorno prima il centrosinistra temendo il gran rifiuto di Panzeri aveva individuato in Alessandro Salvioni il possibile sostituto. Non pareva si trattasse di una scelta definitiva anche perché non erano stati pochi i lamenti levatisi da diversi sindaci e assessori soprattutto di area ex diessina. Venerdì 16 Panzeri annunciava formalmente a Paolo Strina e altri la disponibilità a ricandidarsi. La vulgata comune voleva che Salvioni a quel punto facesse un passo indietro restando peraltro ben inserito nel Consiglio di Rappresentanza, l'organismo che in qualche modo coordina i distretti sanitari provinciali (Merate, Lecco, Bellano). Invece sabato Salvioni faceva sapere di non voler assolutamente arretrare. A quel punto il centrosinistra sbandava vistosamente e l'assenza di un leader riconosciuto ha fatto il resto. Lunedì né Strina né altri se la sono sentita di chiedere a Salvioni il passo indietro lasciando Marco Panzeri solo con quella disponibilità che a lungo gli era stata sollecitata. Eppure la leggenda racconta che fu proprio Strina il 28 novembre alla presenza di Gian Mario Fragomeli e Ercole Redaelli a lanciare una sorta di avviso ai naviganti: appena si diffonde la voce che Panzeri non si ricandida - sembra avesse commentato - si alzerà la manina di Salvioni; lo sapete - pare abbia aggiunto - che vuol fare il deputato. Verità o leggenda sta di fatto che Salvioni la manina l'ha alzata e non l'ha più abbassata. Avrebbero potuto chiederglielo i suoi colleghi del PD, invece sono scattate le ripicche. Per Ambrogio Sala l'ex presidente di Retesalute sarebbe stato il successore ideale di se stesso per esperienza e competenza ma siccome aveva nicchiato andava votato l'altro candidato. Sala si è rifatto al Vangelo, forse per dare sacralità al ragionamento ma a noi, più sobriamente, è sembrata, giustappunto, una ripicca. Se Panzeri è davvero ritenuto la persona giusta da mettere a capo di Retesalute si vota lui altrimenti un altro che abbia requisiti migliori. Il si si o no no lasciamolo alle scritture, non c'è alcun "di più che viene dal maligno". Ha detto bene il sindaco di Merate, ha prevalso la logica politica su quella dei contenuti. E in fondo la prova provata erano proprio i volti tesi dei protagonisti. Strina, ad esempio che neppure ha preso la parola; lo stesso Salvioni e poi tutti gli altri che hanno preferito restare in silenzio e votare come "indicato e concordato". Così il neo presidente parte senza i voti della Valletta e con l'astensione pesante di Provincia e comune di Merate. Quando l'unanimità era a portata di mano. Quel che si è visto nell'aula consiliare del comune di Merate giovedì sera è stato un brutto spettacolo. Tanto brutto e desolante da far dire a un amministratore di incontestata capacità: arridatece la diccì.
Claudio Brambilla
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