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Scritto Lunedì 02 agosto 2010 alle 14:17

Cassette dell'acqua a Garlate. Ci spieghino perchè...

Ci spieghino perché le decisioni della Giunta Tammi di Garlate portano quasi sempre una serie di interrogativi e di problemi irrisolti. Ci spieghino perché anche una buona iniziativa diventa, una volta nelle mani delle Giunta Tammi, una questione poco comprensibile.
Partiamo da capo. Il soggetto è la “CASETTA DELL’ ACQUA”, cioè l’installazione di un distributore di acqua alla spina, iniziativa che parecchi Comuni del lecchese hanno già messo in atto e sulla quale le società a partecipazione interamente pubblica (e quindi partecipate anche dal Comune di Garlate, come Lario Reti Holding), hanno già sviluppato esperienza e hanno messo a punto una apposita convenzione tipo. Questa convenzione, nella sostanza, prevede che Comune e Lario Reti Holding installino la “casetta dell’acqua” e che gli introiti, dovuti ad un costo dell’acqua mineralizzata che, seppur minore dell’acqua minerale che si acquista in bottiglia, è remunerativo rispetto al costo dell’acqua distribuita, vadano agli Enti Pubblici che attuano l’iniziativa (o al Comune o a Lario Reti Holding che è interamente dei Comuni e che ogni anno eroga dividendi ai Comuni/Soci come Garlate).
Da tempo PAESEVIVO spinge per attuare questa iniziativa (vedi gli articoli sul giornale della nostra associazione dei mesi scorsi), e in maggio la Giunta Tammi ne delibera l’attuazione.
Ma quando riusciamo a leggere la convenzione deliberata, cominciano le sorprese, a cominciare dal fatto che il Comune di Garlate concede ad un privato di attuare questa iniziativa e dovrà “attivarsi” perché gli impianti del privato siano raggiunti dagli allacciamenti per acqua e elettricità e per “mantenere” pulito lo spazio circostante la struttura.
Il privato distribuirà l’acqua naturale o frizzante alla spina ad un costo di 0,05  (5 centesimi) di euro al litro, aumentabili con semplice comunicazione di giustificazione da parte del privato. E qui cominciano le domande:
-           perché il Comune di Garlate ha concesso lo “sfruttamento” di un bene pubblico quale l’acqua ad un privato? E perché a quel privato? L’acqua è infatti un bene pubblico, la sua distribuzione è stata attribuita dalle leggi e dalla Provincia ad una società pubblica (Idrolario). Il Comune non può “appaltare” un servizio pubblico ad un privato senza gara, a meno che non lo faccia direttamente o attraverso società a capitale interamente pubblico. Addirittura la Provincia ha stanziato 50.000 euro nel mese di giugno per dare i contributi ai Comuni che le installeranno. E allora perché la Giunta Tammi ha deciso diversamente?
-           Perché in questo modo la Giunta Tammi ha deciso che gli introiti della vendita dell’acqua vadano al privato? E perché gli dà la facoltà di aumentare il prezzo? Facciamo due conteggi: innanzitutto a Garlate l’acqua distribuita costerà 5 centesimi al litro(50 euro al mc), mentre in quasi tutti gli altri Comuni costa 5 centesimi ogni litro e mezzo(3,4 centesimi al litro, 34 euro al mc). L’acqua che arriva costa al massimo 1,275 euro al mc, cioè ogni 1000 litri , quindi costa 0,0013 euro al litro, cioè 0,13 centesimi al litro. Il guadagno è notevole, per quanto riguarda Garlate è di 4,87 centesimi al litro, 48,7 euro al mc.
Se pensiamo che l’investimento iniziale è di 15/20.000 euro, che la convenzione dura almeno 5 anni  e che nel complesso si venderanno migliaia di mc di acqua, pur considerando le varie spese il guadagno non è male, vero?
E adesso la Giunta Tammi ci spieghi perché : perché vuole dare questa opportunità al privato e non ha attuato l’iniziativa direttamente o attraverso le società pubbliche, perché ha rinunciato al contributo della Provincia, perché a Garlate il costo dell’acqua distribuita sarà maggiore degli altri Comuni. Perché????
Gruppo Consiliare Paesevivo Garlate
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