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Scritto Martedì 08 novembre 2011 alle 09:33

Cornizzolo: l’escavazione consapevole

"Escavazione consapevole"...dopo la birra analcolica, le patatine fritte senza grassi, la bomba intelligente e la democrazia esportabile non pensavamo che altri strabilianti ossimori potessero arricchire il già ben nutrito elenco del "sembra un controsenso, ma, fidatevi, è possibile".
Ci sbagliavamo.
Si scopre infatti che, in tema di cave, "le ricadute sull'ambiente dipendono da come si procede" e, visto che sul Cornizzolo "siparte da zero", è sufficiente partire bene ed è fatta. Lo sforzo della Holcim per rassicurare noi poveri paesanotti capaci di ragionare solo con la pancia, è commuovente e noi intendiamo darle una mano spiegando, perchè ormai ne siamo convinti, che esistono cave brutte e cave belle, che la nostra sarà una delle più belle e che tutti ce la invidieranno tanto che, passando, diranno "Che bella cava consapevole!".
Infatti, e ora lo sappiamo, esistono modi di procedere civili e rispettosi del territorio che partono dai piccoli gesti, come quello di suonare il campanello e chiedere permesso prima di entrare fin nel cuore della montagna e strapparle milioni di metri cubi dalle viscere, per arrivare ai grandi: dopo vent'anni tutto verrà "recuperato" e "rinaturato"...forse...
Esiste però un secondo punto, ancora più convincente che riafferma con forza l'intenzione dei nostri benefattori di non "rovinare" la nostra terra: "l'80% dei lavoratori della nostra azienda abita proprio su questo territorio"...che motivazione geniale, che trovata brillante, che asso di briscola calato al momento più opportuno. Effettivamente se abiti a Chernobyl, mica ti viene in mente di lavorare nella centrale nucleare che potrebbe cancellarla nel giro di pochi secondi...no? Se si potesse scherzare su una tragedia simile potremmo dire che in quella centrale la lingua più diffusa fosse l' Inuktitut, ma non è così e qui ci fermiamo. Incontrovertibile rimane il fatto che, soprattutto in tempo di crisi, quando uno cerca, trova o continua a svolgere il proprio onesto lavoro non pensa prima di tutto al pane da portare a casa, alle bollette, all'assicurazione della macchina o al mutuo da estinguere, ma, con eroico senso civico, si chiede: "Quello che faccio è bene o male per il mio territorio?". Funziona così, no?
E siamo arrivati alla terza e decisiva freccia scagliata dalla portavoce della Holcim, quella che fuga qualsiasi dubbio e che fa venir voglia di far parte di questa grande   multinazionale della consapevolezza: "Quella del Cornizzolo è una condizione potenzialmente migliore essendoci meno vincoli...". Chi di noi pensava che il paesaggio montano fosse di per sé un valore da rispettare, sbagliava. Chi di noi pensava che San Pietro fosse un tesoro da difendere e valorizzare, sbagliava. Chi di no ipensava di avere il diritto di vivere in un territorio nel quale potersi riconoscere, sbagliava. Chi di noi pensava che il volere dei tanti contasse più dell'interesse dei pochi, ancora, sbagliava. Questi non sono vincoli, ma sentimentalismi da paesanotti e battaglie per pensatori di pancia.
No, è un po' troppo da digerire.
Una cava è una cava e, anche servita su un piatto d'argento, sa di polvere e devastazione.
Nascondersi dietro l'80% dei dipendenti che abita su questo territorio è quantomeno scorretto perché gli utili se li spartiranno altri e altrove. A loro, come a noi, non rimarrà altro che l'ennesimo insulto alla bellezza della nostra terra e noi, comuni cittadini, saremo il più grande vincolo col quale vi troverete ad avere che fare.
Coordinamento del Cornizzolo
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