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Scritto Sabato 29 ottobre 2011 alle 09:30

Lecco: Ictus, 3° causa di morte in provincia. Tre mosse per capire e quantificare i sintomi

Il dottor Elio Clemente Agostoni, direttore della struttura di Neurologia- Stroke Unit dell'ospedale Manzoni di Lecco

"Il percorso ictus in regione Lombardia" questo il titolo di un ciclo di serate organizzate nelle province di Lecco, Como, Sondrio, Varese, finalizzate ad informare i cittadini in modo da migliorare l' interazione tra il sistema dell'emergenza- urgenza territoriale 118 e la rete delle unità di cura ospedaliere.
"L'ictus è una malattia con un impatto numerico importante. E' la terza causa di mortalità dopo l'infarto miocardico e i tumori. Ogni anno nella provincia di Lecco si riscontrano 700 nuovi ictus, il 10- 12% dei colpiti sono a rischio mortalità e quelli che guariscono devono confrontarsi con problemi di invalidità in molti casi". A fotografare la situazione è il dottor Elio Agostoni, direttore della struttura di Neurologia- Stroke unit dell'ospedale Manzoni che sottolinea come l'ictus sia un problema di salute pubblica ed esiga pertanto l'attenzione delle autorità istituzionali. Presenti nella sala conferenze del palazzo del commercio nella serata di giovedì 27 ottobre, oltre al sindaco Brivio, il dottor Lovisari, dg dell'azienda ospedaliera della provincia di Lecco, il dottor Gattinoni, direttore sanitario dell' Asl e il dottor Guido Villa, direttore del 118.

Mauro Lovisari, direttore generale dell'azienda ospedaliera della provincia di Lecco

Quest' ultimo sottolinea come "mediamente il cittadino spreca 109 minuti, dall'esordio dei sintomi prima di chiamare il 118, riducendo la finestra clinica di intervento".
Sull'importanza di informare i cittadini si esprime anche il dottor Gattinoni "La salute è un dono, non un diritto. Il diritto è la cura; diritto che va esercitato con la responsabilità individuale, con corretti stili di vita e creando una coscienza sanitaria nella popolazione possibile solo tramite un' eduzazione sanitaria, di cui l'Asl si fa carico".
Lo stroke può manifestarsi con la rottura di un' arteria (in tal caso si parla di ictus emorragico) o con la chiusura di un' arteria ( ischemia).
Il filmato proiettato in sala dà l'idea dei principali sintomi dell' ictus: vi è un' improvvisa perdita di una funzione, dalla perdita della motricità a un improvviso disturbo della vista, del linguaggio ( disartria), della sensibilità ad un braccio o ad una gamba.
Esiste un piccolo test somministrabile da chiunque sia vicino ad un paziente con sospetto ictus, anche prima dell'arrivo dei soccorsi: si tratta della ' Cincinnati prehospital stroke scale'.
"Per quantificare i sintomi" spiega la dottoressa Patrizia Perrone, direttore del reparto di Neurologia dell' ospedale di Legnano "si possono eseguire tre semplici mosse: chiedere al paziente di mostrare i denti per valutare se l'apertura della bocca è simmetrica o no; chiedere di sollevare le braccia per valutare se sono simmetriche o se esiste uno slivellamento e chiedere al presunto paziente di pronunciare una frase complessa".

Il sindaco di Lecco Virginio Brivio

Riprende la parola Agostoni "Il concetto di ritardo evitabile nell' arrivo di un paziente con ictus in ospedale esprime un difetto organizzativo da risolvere per prestare cure migliori. E' possibile avere la persona da curare nel tempo giusto non sottovalutando i sintomi, ma chiamando immediatamente il 118 che provvederà a trasferire il paziente nell' ospedale più idoneo. Nonostante il molto impegno profuso negli ultimi sei anni per migliorare le cure all' ictus cerebrale, è stato istituito il codice ictus ( codice di gravità nel trasporto dei pazienti) e la trombolisi, tuttavia resta da colmare il ritardo tra la comparsa dei primi sintomi e la chiamata al 118. E' un problema di consapevolezza e cultura della popolazione".
I cittadini devono puntare sulla prevenzione, riducendo fattori di rischio come l'ipercolesterolemia, l'ipertensione, il fumo e la sedentarietà e devono essere informati e pronti a battere sul tempo l'ictus perchè è con la tempestività che si riducono effettivamente mortalità e conseguenze invalidanti
V.M.
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