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Scritto Venerdì 21 ottobre 2011 alle 19:15

Mandic: presentato il nuovo blocco operatorio, con le sei sale. Carzaniga, ‘Gioiello di tecnologia. Qui tutto è al top di gamma’

1200 metri quadri dedicati, un intero piano, il sesto del nuovo padiglione C.
4 i milioni di euro spesi in interventi di edilizia, oltre 6 quelli messi sul piatto per la strumentazione, uno per sala quindi. Questi i numeri del nuovo blocco operatorio del Mandic che entrerà in funzione lunedì prossimo.

Da sinistra: Pierluigi Carzaniga, Roberto Pinardi (direttore amministrativo aziendale), Giacomo Molteni
(direttore amministrativo di presidio) e Gedeone Baraldo

La piantina del sesto piano con il nuovo blocco operatorio

Collegati direttamente tramite elevatori verticali, considerati preferibili agli spostamenti in orizzontale, con i reparti e con la sottostante rianimazione, i nuovi spazi possono essere considerati come un gioiello high-tech: “qui è tutto al top di gamma” ha affermato, infatti, raggiante, il professor Pierluigi Carzaniga direttore della struttura complessa di chirurgia. “Non c’è nulla di meglio sul mercato” ha quindi precisato ammettendo come “per un chirurgo è una grande fortuna, nella propria carriera, poter lavorare in una sala completamente nuova”.

VIDEO

L'ingegner Maurizio Morlotti mostra i monitor "trasportabili" nella sala di preparazione

Vediamo quindi ciò che di nuovo blocco offrirà ai suoi pazienti e, prima ancora, ai suoi operatori:
partiamo dunque dall’accesso, separato per quanto riguarda i pazienti e gli eventuali parenti al seguito (consigliati solo per i piccoli della pediatria mentre per gli adulti l’invito è sempre quello di attendere il proprio congiunto direttamente in reparto) e i sanitari. Quest’ultimi, per entrare nell’area a loro riservata, saranno in possesso di un badge elettronico.

L'ingresso dello spogliatorio per il personale sanitario

Le prime sale che si incontrano sono quelle riservate alla preparazione dei pazienti e già qui la tecnologia la fa da padrone. Alle pareti sono infatti posizionati monitor fissi per la registrazione dei dati personali di ogni paziente. Ad ognuno di questi dispositivi è collegato un secondo apparecchio, più piccolo e trasportabile: una sorta quindi di computer che accompagnerà il malato durante tutto il percorso registrando dunque passo dopo passo tutti i suoi dati, dati disponibili così costantemente anche sui terminali della centrale di monitoraggio e della sala refertazione.

Il passamalati

Il server e la sala refertazione

Il così detto “passa malati” consentirà poi l’ingresso dei pazienti nell’area operatoria vera e propria. Si tratta di un pertugio, completamente automatizzato con un piano regolabile che garantirà comfort ai malati e allo stesso tempo alleggerirà il lavoro del personale ausiliario che si occupa del loro trasporto.

I monitor della centrale monitoraggio e una delle lampade scialitiche

E siamo così, nel nostro viaggio per il blocco, lo stesso “viaggio” che compiranno i pazienti, nel corridoio interno sul quale si affacciano le sei sale, ognuna attrezzata con un corredo specifico adatto alla specialità in essa trattata: otorino laringoiatria, chirurgia, ortopedia, ostetricia ginecologia, chirurgia pediatrica e oculistica.

È qui che i 6 milioni di euro reperiti dal direttore generale Mauro Lovisari si materializzano davanti agli occhi sottoforma di lampade scialitiche a led con telecamere incorporate, colonne laparoscopiche pensili, respiratori informatizzati, elettrobisturi, lettini di ultima generazione (da 100.000 euro l’uno!) con superficie morbida e più alta rispetto a quelli ormai datati oggi in uso, capaci di prevenire e annullare il problema del decubito, piegandosi anche fino ad assumere velocissimamente posizioni davvero inconsuete…

A sinistra Patrizia Monti, direttore medico aziendale

Marco Castagna e Gedeone Baraldo mostrano uno dei contenitori per i rifiuti. A desta un respiratore

Come se tutto ciò non fosse ancora sufficiente, nella sala più attrezzata in assoluto, alcuni macchinari saranno comandabili vocalmente tramite microfono dal medico operante e, grazie ai monitor e alle telecamere posizionate, sarà possibile inviare le immagini riprese e dare vita così a videoconferenze in diretta. Questa possibilità potrà essere sfruttata anche per finalità didattiche, consentendo così agli studenti dei corsi di medicina di seguire “da vicino” un intervento chirurgico. In questo senso, Carzaniga ha anche potuto annunciare che da martedì partirà anche un corso per la formazione di chirurghi già professionisti.
Le sale operatorie, saranno poi collegate direttamente anche con una stanzetta messa a disposizione dell’anatomopatologo. Si tratta questa, di una novità da non sottovalutare.
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Rappresenta infatti un esempio di “buona tecnica e buona professionalità” come affermato dal direttore medico di presidio Gedeone Baraldo. Inoltre, la presenza del patologo accanto al medico operante è importantissima soprattutto per i casi oncologici dove il primo professionista può così avere una visione più d’insieme e dare “conforto clinico” al collega, al momento di prendere una decisione importante e magari radicale.
All’interno di tutti gli ambienti, poi, si avranno 15 ricambi d’aria all’ora con l’utilizzo di filtri che garantiscono un grado di pulizia del 99,9%: quasi la sterilità quindi.

Sempre per garantire il massimo dell’igiene sono stati predisposti due percorsi separati: il “pulito”, sul lato sud dell’edificio e lo “sporco” sul “versante nord” con accesso diretto dall’area del lavaggio dei ferri.
Quest’ultima rientra in quella che potrebbe essere definita la “zona di sterilizzazione”, tre stanze dalle dimensioni ridotte: la prima dedicata al lavaggio a mano o tramite “lavastoviglie” degli attrezzi, la seconda con due sterilizzatrici al vapore capaci di “purificare” i ferri confezionati all’interno di apposite buste, contenitori o involucri di “tessuto non tessuto” che verranno poi stoccati nel terzo ambiente, una sorta di ripostiglio con tutti i set chirurgici pronti all’uso.

Uno dei lavandini nei corridoi e uno dei locali farmacia

“La sterilizzazione avviene a 134 gradi, per sette minuti” ha spiegato Mario Castagna, coordinatore del personale infermieristico e tecnico del blocco operatorio. “Ai cinque minuti necessari si aggiungono infatti due minuti di sicurezza. Differentemente a quanto avveniva in passato, oggi i set sono monopaziente: ogni intervento ha il suo set dedicato. Finita  l’operazione, questi vengono lavati e sterilizzati così si abbatte la possibilità di infezioni incrociate”.
Con tutte queste “bellezze”, il personale dovrà velocemente prendere confidenza: “la difficoltà iniziale sarà quella di lavorare all’interno di queste nuove sale” ha ammesso Carzaniga. “Siamo in una fase un po’ delicata, di avviamento, nella quale avremo una piccola flessione di attività”.

A sinistra la sterilizzatrice e a destra la lavaferri

La volontà di cominciare a lavorare nel nuovo blocco però c’è tutta: in questi giorni tutto il personale sarà schierato per il trasloco, dal vecchio al nuovo, in una soluzione di continuità, senza intoppi nell’attività, un’attività che conta ben 4.500 interventi l’anno ai quali sono da aggiungere, poi, oltre 1.000 operazioni minori di chirurgia ambulatoriale eseguiti in day surgey. “Gli interventi che vanno per la maggiore sono quelli di chirurgia generale, seguiti poi da quelli di ortopedia, ostetricia ginecologia e oculistica” ha spiegato Baraldo. “Il nuovo blocco ha una superficie di 1200 metri quadri contro i 1000 attualmente in uso. Avremo quindi un quinto di capacità operativa in più dato dalla sesta sala. Attualmente utilizziamo 4-5 sale per attività ordinaria giornaliera. Con le nuove sale potremo affrontare anche la domanda in elezione, ovvero quella senza priorità”.

Il deposito degli strumentI.  A sinistra Arcadio Pandocchi, r.a.d. aziendale blocco operatorio

In pratica si potranno velocizzare i tempi di calendarizzazione degli interventi non urgenti. L’ospedale infatti  divide le operazioni in classe di priorità: urgenti, da svolgere in giornata; oncologici, con massimo 30 giorni d’attesa; di classe B da eseguire entro due o tre mesi e “in elezione” ovvero senza urgenza, da programmare.
Lunedì sarà quindi il “grande giorno”: si spegneranno i riflettori sulle vecchie sale e si accenderanno su quelle nuove che già brillano di luce propria.
Alice Mandelli
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