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Scritto Sabato 24 luglio 2010 alle 09:32

Lecco: il PDL apre sulle linee-guida del Piano di Governo del Territorio

Mauro Piazza
Ancora prima della “città della solidarietà” vorremmo partire da un concetto non negativo (come è quello evidenziato dal disagio) ma da una caratterizzazione positiva della nostra città, ovvero luogo di opportunità, sviluppo, sussidiarietà. In questo senso vediamo la “città del lavoro” (che è sicuramente elemento caratterizzante della lecchesità) e la “città della qualità della vita” (qualità delle scuole, verde, tempo libero, ...). Vorremmo qui riprendere l’idea di un documento del territorio che indichi le possibilità di “produzione di ricchezza” legata agli ambiti di possibile trasformazione e alla ricaduta in città. La solidarietà ci pare elemento da evidenziare specie come sinergia rispetto alla naturale e spontanea vocazione di un volontariato capace di assumersi responsabilità nella risposta ai bisogni della città.
L’elemento di “accoglienza” è per noi da specificare meglio: riteniamo che non sia attuabile un’accoglienza volta a dar vita ad una città dormitorio che, tramite generiche politiche di "edilizia sociale", rischia, in questo caso sì, di importare in città fasce di  nuovo disagio sociale. Rispetto al concetto di “edilizia residenziale sociale” vorremmo specificato una particolare attenzione a valorizzare e sostenere alcune categorie come giovani coppie, famiglie numerose, famiglie con disabili e nuclei di anziani. Nell’identificare le aree da destinare a questo tipo di edilizia di dovrà porre particolare attenzione alla salvaguardia da un punto di vista paesistico delle zone più sensibili all’impatto architettonico e in particolare alle attuali aree residenziali a bassa intensità edilizia. E’ invece da valorizzare il riferimento alla gravitazione di Lecco attorno all'hinterland milanese come "città residenziale" - in termini di un pendolarismo positivo -, come scelta di vivere fuori dal luogo di lavoro per la qualità della vita. Siamo ormai a 40 minuti di treno da Milano. In questo senso ricordiamo esperienze attrattive di città limitrofe a grandi metropoli del centro Europa che sono riuscite a "guadagnarsi" l’insediamento di grosse società (in genere uffici) facendo leva su qualità della vita/costi.
Parco industriale tecnologico - vivaio di imprese. Riprendendo esperienze di carattere italiano ed europeo poniamo l'accento sull'opportunità di individuare su alcune aree dismesse o in via di esserlo una "zona di incentivazione" dove sia più facile (“zero burocracy”, affiancamento nelle procedure, ...)/conveniente  (affitti calmierati, finanziamenti, riduzione di imposte, ..) fare impresa, con particolare riferimento agli spin off aziendali di Politecnico. E’ un progetto che richiede sinergia tra istituzioni, CCIAA, associazioni di categoria. Ricordiamo anche il senso simbolico per "lecco città industriale": riportare in città una forma di impresa nuova, moderna, di alta specializzazione tecnologica. In questo senso si potrebbe anche valutare l'area della Piccola che ha il vantaggio della diretta contiguità con il polo universitario. Ci pare questo lo strumento più attuale per vivificare la presenza di imprese nel tessuto cittadino. A questo si affianca una adeguata considerazione per le realtà produttive ancora presenti (consapevoli che non è una destinazione urbanistica a trattenere o meno un’azienda nel tessuto urbano).
Parco urbano. E’ necessario individuare un grande polmone verde nella città da realizzare nelle aree in dismissione (es. Area Arlenico) dove pianificare quale luogo fruibile da cittadini, famiglie, visitatori per incontrare la natura nel tempo libero (piste ciclabili, giardini arredati per bambini, spazi aggregativi per anziani, attività sportive). Valorizzazione dell’isola viscontea.
Polo sportivo e ricreativo del Bione. Lo vediamo in un continuum di risanamento che va da Piazza Era fino a Rivabella (spostamento attuale destinazione caserma VVFF). Vogliamo inserire il concetto di "Nuovo Bione" (priorità nel piano delle opere) e di recupero in termini di ricettività turistica, congressuale e termale della zona Icam/ex caserma/Linee Lecco. Nuovo asse cittadino.
Allargamento del centro. Inclusione quartieri limitrofi. Sfruttamento tratti lungo lago più periferici. Valutazione ZTL allargata.
Polo universitario.  Riteniamo utile identificare un'area di cerniera tra “campus” e Pescarenico dove favorire, con stimoli di vario genere, la crescita dell'accoglienza e dei servizi per studenti e operatori. Con il doppio vantaggio di una “città/comunità” attorno ad un nuovo luogo urbano e un bilanciamento dell’asse “centro-Pescarenico” nei termini di allargamento e inclusione della corona dei quartieri.
Polo espositivo. Poniamo attenzione alla non proliferazione di luoghi espositivi. E’ necessaria una seria analisi delle politiche culturali attuabili e concrete prima di dar vita ad una serie di sedi inadatte e in numero eccessivo rispetto alle richieste.
Polo logistico. E’ ancora attuale a Lecco?
Ferro/gomma. E’ necessario risolvere in via definitiva il posizionamento della stazione bus (terminal) e del relativo flusso pedonale di studenti/operatori valutando le aree potenzialmente adatte a nord della ferrovia.
Gerenzone. Riteniamo abbia bisogno di conoscere una stagione di recupero (anche a fini abitativi, tipo loft) degli edifici di natura industriale, cosa che a Lecco è avvenuta pochissimo nonostante l'ingente possibilità di riconversione che si è presentata. Ci pare l'unica possibilità credibile in termini di conservazione di un profilo di storia/memoria industriale della zona, con eventuale rimodulazione del regolamento del reticolo idrico.
Città della trasformazione. Siamo perfettamente concordi nella necessità di una diminuzione delle volumetrie attualmente previste e al blocco di consumo di terreno libero in favore di quanto già costruito/utilizzato. Tuttavia non vogliamo che passi una logica di banale “congelamento” della città. Le città non si fermano mai. Si tratta semmai di gestire le prossime fasi di evoluzione del tessuto urbano.  In città servono molte cose: costruiamole. La città non deve permettersi spazi morti al suo interno, che sono poi zone di abbandono, degrado, ecc... La “città continua”, viste anche le dismissioni di aree in essere e in procinto, è l'idea in cui collocare quei luoghi urbani mancanti citati dal documento (auditorium, parco urbano, terminal bus, riqualificazione mercato.... ). I servizi e le funzioni alla città devo anche essere il frutto di strumenti di realizzazione moderni (project, ecc...) e della contrattazione urbanistica. Riteniamo che sia comunque da privilegiare un minor uso possibile di suolo anche per nuovi interventi edificatori, lasciando ampi spazi verdi e di pubblico utilizzo, valutando anche interventi di impatto verticale (che si sono dimostrati validi in diversi contesti urbani, specie se compromessi come il nostro). In questo senso crediamo che si debba anche avere la capacità e il coraggio di valutare “elementi di rottura e di caratterizzazione”.
Ridisegno della gerarchia viabilistica, con riorganizzazione assi portanti, posteggi, mobilità leggera.
La semplificazione. Per gli interventi di carattere minore, privato, volti a soddisfare necessità famigliari (piccole modifiche, ampliamenti, la singola abitazione...) dare vita ad uno snellimento burocratico con tempi certi e assistenza al cittadino/utente. Strategie per velocizzare le procedure.
In generale:
- area Faini/San Nicolò: opportunità per allargamento del centro e occasione per tornare a godere di porzione privilegiata della città (si collega la realizzazione dei posteggi con strumenti come project)
- spostamento caserma vigili del fuoco fuori dall’asse Bione-Rivabella (ora è prevista nell’area giostre)
- la sede del Comune: necessità di collocazione e di sinergia con altri enti pubblici per valutare opportunità di concentrazione (la città amministrativa).
Mauro Piazza - PDL Gruppo consiliare Lecco
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