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Scritto Lunedì 17 ottobre 2011 alle 16:03

GIUSEPPE MAGNI ''TRITURATO'', MA ASSOLTO DA  7 ANNI DI CALUNNIE, SU DENUNCIA DELL’AMICO MINISTRO CHE NEPPURE SI SCUSA

Roberto Castelli

Due ore di sfogo nello studio del suo legale di fiducia Vito Zotti con accanto il senatore Lorenzo Bodega. Giuseppe Magni, leghista della prima ora, tre volte sindaco di Calco, supporter politico, amico e infine consulente personale per l'edilizia carceraria dell'ex ministro della Giustizia Roberto Castelli si è tolto una volta per sempre il peso di 7 anni di calunnie frantumate - infine - dalla sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste pronunciata dal giudice penale del Tribunale di Lecco. Alla stampa locale non consegna promemoria o memoriali. Si limita a snocciolare date, fatti, nomi, tanti interrogativi e una sola conclusione: "a chi ha giovato il mio calvario"?

Certamente non a lui che dal 2005 si è visto bruciare ogni ambizione politica fuori dai confini di Calco. Non al suo unico e indiretto accusatore Pietro Colombo, classe 1938 da Valgreghentino, imprenditore con svariati interessi in continente e in Sardegna, ma che a seguito di una serie di passi falsi nel 2006 ha ritenuto prudente rinunciare a tutte le cariche gestionali nelle sue società, mantenere solo l'usufrutto di alcune quote societarie e il controllo dell'immobiliare di famiglia e che dal 2009 è parte di un pesantissimo contenzioso con il Ministero dello Sviluppo Economico che gli chiede il rimborso di oltre 2 milioni e mezzo di euro per contributi incassati dal 2002 al 2004 per un investimento in Sardegna e rimessi in discussione da un'inchiesta della Guardia di Finanza conclusasi nel 2008. E neppure ha giovato all'amico ministro perché non c'è stato un giornalista che parlando di Magni non intendesse allargare lo sguardo su Castelli.

Nello studio dell'avvocato Zotti i faldoni del dossier Magni sono più di uno. Chili di carta piene di voci. Perché sono voci quelle che hanno portato Giuseppe Magni sul banco degli imputati, voci quelle emerse durante il dibattimento e ancora voci quelle che il 14 aprile 2005 alle ore 8.30 hanno "costretto" il ministro della giustizia in carica Roberto Castelli a varcare il portone della Procura della Repubblica di Roma per riferire "spontanee e doverose informazioni" a carico dell'ex consulente Giuseppe Magni che il sostituto procuratore della Repubblica Pietro Giordano ha raccolto in due paginette firmate dal ministro.

 

Vito Zotti

Ho il testo di questa denuncia che il ministro presenta per propria autotutela, ma anche per gli effetti dell'articolo 361 del codice penale.
Avete capito bene. E' Castelli che denuncia Magni non il presunto concusso Colombo.

 

Prestate attenzione. Il testo della denuncia e il richiamo al codice penale contenuto in un corposo allegato che vi risparmio appaiono, la prima di assoluta inconsistenza e il secondo citato per eccesso. Eppure il calvario di Giuseppe Magni è partito da lì, da un pettegolezzo che diviene "reato" più per lo spessore politico e il ruolo istituzionale di colui che lo denuncia che per la sua determinatezza.

In quel verbale di "assunzioni di informazioni" scritto maluccio e impaginato ancora peggio il ministro Castelli riferisce che due giorni prima durante un incontro conviviale in un ristorante del bergamasco con terrazza sul fiume Adda in presenza di testimoni l'industriale lecchese Pietro Colombo gli ha confermato quanto  già  confidato al padre della moglie Sara Fumagalli e cioè che Giuseppe Magni, a richiesta, si era offerto di sollecitare la liquidazione di un contributo del Ministero dello Sviluppo Economico che tardava ad arrivare a una delle aziende del Colombo in cambio di una "provvigione" del 7%.

Ma c'è di più. Castelli dice che Pietro Colombo, che ammette essere suo conoscente da tempo, non si era rivolto in prima battuta a Giuseppe Magni, ma al suo segretario personale Stefano Simonetti il quale si era " attivato" ( ? ), ma senza risultato. Allora aveva contattato Magni che si era dichiarato disponibile dietro compenso.

Fate mente locale:  un imprenditore lecchese che attende dei soldi che tardano ad arrivare dal ministero A, chiede prima al segretario particolare del capo del ministero B e poi al consulente personale del capo del ministero B di sollecitare gli uffici del ministero A. Quest'ultimo gli avrebbe detto più o meno "se ci riesco mi dai una provvigione"? Scandalizzato l'imprenditore lecchese  ritira la richiesta. Poi, anziché presentare - lui, non il capo del ministero B - una denuncia circostanziata comincia a fare girare la voce da orecchio a orecchio. Ne parla agli amici industriali, uno dei quali ne parla con il maestro di sci del ministro il quale in piena stagione invernale appende gli sci alla parete, lascia le montagne lecchesi e si precipita a Roma a riferirlo al ministro, il quale gli chiede di ripetere le voci raccolti davanti al segretario personale Stefano Simonetti - testimone d'eccezione - il 21 dicembre 2004. Ma sono tutte voci "sporche", supportate dal nulla. I sibili della calunnia mischiano settori, ruoli, persone. Che cosa c'entra l'edilizia carceraria con i contributi erogati dal ministro per lo sviluppo economico nell'ambito di un piano industriale sardo? Roberto Castelli non riceve alcuna notizia certa, non un documento, non una registrazione, non una intercettazione, non una denuncia spontanea scritta in bella calligrafia e firmata, ma sente il freddo vento della calunnia che circonda i suoi più stretti collaboratori lombardi, il suo ministero, la sua persona, la sua figura di leghista. Sente puzza di millantato credito a suo danno. Si sente accerchiato dentro un ambiente sempre più ostile,  allora coglie l'attimo e si libera di una zavorra, che non ha colpe provate, ma è troppo chiacchierata. Sente di doversi assumere il peso della responsabilità e di getto - perché passano solo 48 ore dall'ultima cena con Pietro Colombo al ristorante con Belvedere " La Sosta " di Cisano Bergamasco - "calunnia" a sua volta. Se ne lava le mani  come un Ponzio Pilato qualsiasi. Non avesse presentato quella sfilza di sospetti e glielo avessero successivamente rimproverato avrebbe rischiato una multa di 30 euro. Originali trenta euro, elevati da una legge del 2009 a 50 euro.

Il ristorante La Sosta di Cisano Bergamasco con vista sul fiume Adda a Brivio

Ecco quello che firma davanti al sostituto procuratore di Roma.

 

Nella conferenza stampa Giuseppe Magni invita a prestare attenzione alle date.

Conta di più prestare attenzione alle parole scritte nei documenti.

Il breve testo che Castelli sottoscrive è atipico, sembra un'insalata mista e in alcuni passaggi sgradevolmente insinuante come quando precisa che Giuseppe Magni ha concluso ogni rapporto e che "non ha mai avuto poteri di autonoma spesa su alcunché". Che cosa intende dire: che chi non può spendere non ha titolo per chiedere? Vi si legge una chiara presa di distanza dal suo alter ego di cui evidenzia la già avvenuta conclusione di ogni rapporto con il suo ministero. Il ministro precisa di avere anche invitato il segretario personale Stefano Simonetti - del quale ribadisce di non avere motivo di dubitare della sua lealtà - a lasciare immediatamente gli uffici del ministero e l'abitazione che divide a Roma con Magni perchè l'aria minaccia di divenire irrespirabile. E' Giuseppe Magni un appestato? E' Giuseppe Magni una persona sleale. Parrebbe proprio di si.

 

Stefano Simonetti

Appare discutibile anche il richiamo all'articolo 361 del codice penale. Roberto Castelli non è venuto a conoscenza di un reato nell'esercizio delle sue funzioni, ma durante una mangiata serale fatta con la moglie e un amico di casa. Le parole uscite dalla bocca di Pietro Colombo non riguardano materia del ministero della giustizia, ma presunti comportamenti che un collaboratore avrebbe posto in essere a titolo personale e non come figura riconducibile al ministero. Castelli avrebbe dovuto invitare il Colombo a presentare denuncia, non  sostituirsi a lui.
E' come se un giocatore di poker segnala al datore di lavoro che un suo dipendente gioca a poker e bara. Che fa il datore di lavoro, lo licenzia perché gli dicono che bara a....poker?
Giuseppe Magni non sa di questo esposto - denuncia. Lo scoprirà solo due anni dopo, nel 2007, quando Carabinieri, Guardia di Finanza e agenti della Digos  gli perquisiscono per la seconda volta casa, uffici, aziende. Allora gli dicono il perché e  ci rimane di stucco. Ricorda che il 21 dicembre 2004 Castelli lo chiama all'improvviso. E' tarda sera e quando arriva nell'ufficio romano del ministro si  trova di fronte lui e il suo maestro di sci che gli ripete le voci malevoli appena riferite al segretario Simonetti su di un giro di tangenti negli appalti per le nuove carceri. Magni ricorda di avere giurato sulla testa dei suoi figli la sua estraneità, ma si sente offeso, sbatte la porta  e rassegna le dimissioni. Il 5 gennaio 2005 Castelli gli chiede scusa e il 19 gennaio 2005 Magni ritira le dimissioni. Ma si parlava di tangenti, che c'entrano Pietro Colombo e il ministero dello Sviluppo Economico?
Giuseppe Magni è convinto di essersi lasciato alle spalle l'incubo numero 1, quello che dal marzo all'ottobre 2005 lo vede entrare e uscire come una porta girevole da un'inchiesta fulminante nata da uno scoop dell'Espresso in edicola il 7 aprile 2005 a firma del giornalista Marco Lillo dal titolo "Il film delle carceri d'oro" che si rivela troppo fantasiosa. In un filmato si vede Magni scherzare con alcuni personaggi e poi "trattare" presunte tangenti. Magni si vede perquisire tutto il perquisibile, chiede di parlare con il magistrato - che è ancora Giordano - e saprà solo a distanza di tempo che il Gip su richiesta della Procura ha deciso per l'archiviazione.

Il giornalista Marco Lillo

Marco Lillo lo chiamerà al telefono per dargli atto della sua estraneità alla vicenda  mettendogli a disposizione uno spazio sul giornale. Magni anziché dargli atto di questa inusuale  "ritrattazione" interrompe bruscamente la telefonata. Quando Castelli si presenta in Procura a Roma il 14 aprile 2005 Giuseppe Magni ha già lasciato il Ministero. Dopo le dimissioni date e ritirate, le ripresenta nel febbraio 2005, ma questa volta è una risoluzione consensuale. Infatti il Ministro gli chiede di rimanere a Roma ancora un paio di settimane per agevolare il passaggio di consegne. E' Castelli che gli suggerisce di fare ritorno in Brianza perché l'aria romana è piena di veleni. La stampa d'opposizione riempie pagine di presunte irregolarità nella gestione dei grandi affari della Dike Aedifica spa, società nata per vendere le vecchie carceri e con il ricavato costruirne delle nuove. L'ha voluta Castelli e Magni ne è il segretario amministrativo. I loro nomi  passano da un quotidiano a un settimanale in formato fotocopia. C'è anche aria di prossima sconfitta elettorale. Meglio che i fidati collaboratori lombardi salgano su di una scialuppa di salvataggio prima che la nave affondi, come infatti affonderà. La Dike Aedifica spa si scioglierà senza nulla produrre salvo bruciare 1 milione di euro e  il partito di Castelli perderà le elezioni del 2006.
Castelli suggerisce a Magni di candidarsi in Lombardia alle regionale del 3 e 4 aprile 2005. Lo sosterrà, dice. Invece non si fa vedere e quando appare in campagna elettorale è per sostenere il leghista Giulio De Capitani, compagno del sindaco di Lecco Antonella Faggi che  infatti viene eletto.
Ma, di nuovo,  che c'entra Pietro Colombo?

Giuseppe Magni

Pausa, prima di concludere.

Giuseppe Magni è un bel personaggio. Non sai mai fino a che punto è ingenuo e dove inizia l'astuzia. E' un uomo estroverso, qualcuno direbbe guascone, ma è concreto. Se si mette in testa una cosa e la ritiene giusta la fa. Sotto questo punto di vista può anche disorientare e  incutere un certo timore reverenziale. Quasi sempre è elegante e spigliato. Ama le auto di lusso, non si fa mancare niente. E' un affabulatore e per giunta convince. Tre volte sindaco non sono bazzecole. Ha il limite di essere leghista, ma questa è una mia opinione personale che nulla toglie alle sue qualità personali. E' passato indenne dalla vicenda dei terreni agricoli di proprietà di località Fabene a Calco. E' vaccinato.
Quando Roberto Castelli è chiamato da Umberto Bossi a ricoprire  la carica ministeriale sa di dovere piantare tenda nella tana dall'orso romano e allora si circonda di persona fidate che anche nella città eterna qualche volta gli rivolgeranno la parola in dialetto lombardo. Si sceglie il segretario personale - Simonetti - il portavoce - Colombo - e soprattutto vuole un uomo di fiducia vicino, un alter ego con il quale intendersi senza aprire bocca, capace e fidato. E' Giuseppe Magni che  quando gli dice di non sentirsi all'altezza si sente rispondere che gli basta la sua intelligenza. E' un incarico di consulente del ministro per l'edilizia penitenziaria. Buon compenso, benefit, visibilità, importanza.
Immaginate Magni a Roma. Immaginatelo in giro per il mondo a visitare penitenziari, a partecipare a convegni e cerimonie, a incontri di livello internazionale. Viaggia sotto tutela, ha la scorta e porta gli occhiali da sole. Non gli pare vero di trovarsi catapultato in un mondo solo immaginato ed ora intimamente verificato. Se, come riferisce Castelli al sostituto Giordano "Magni non ha mai avuto poteri di  autonoma spesa" vuoi mettere l'immagine? Incontri Magni ed è come parlare con il ministro in persona che ha altre cose da fare: deve trattare con gli avvocati, deve fronteggiare i magistrati, deve realizzare la riforma della giustizia. E Roberto Castelli è soddisfatto del lavoro di Magni. Non lo nasconde  quando è chiamato a deporre in tribunale a Lecco il 20 gennaio 2011. A Roma è arrivato il vento fresco del Nord. E qualcuno dell'apparato romanocentrico cerca di coprirsi.
Ma che c'entra Pietro Colombo con l'amministrazione penitenziaria?
Confesso un limite. Non ho seguito il dibattito in aula, non ho ascoltato le testimonianze e soprattutto la sentenza non è ancora stata depositata. Li starà scritta la completa ricostruzione dei fatti.  C'è però un assoluzione piena solo in minima parte scalfita dalla motivazione che l'accusa di Pietro Colombo non risulta provata in alcun modo, ne supportata da altre testimonianze similari.
C'è però che tutto nasce dall'esposto di Castelli del 2005 e dalla presunta "provvigione" chiesta da Magni a Colombo non per affidargli appalti, ma per sollecitare una pratica del tutto estranea al suo ruolo di consulente del ministro per l'edilizia carceraria.
E allora parliamo di questo contributo.

Pietro Colombo
(per gentile concessione di  AGENZIA NADIRPRESS  AGENCY)

Pietro Colombo nel 2005 ha 65 anni. Nato a Valgreghentino ora abita in Sardegna a Bolotana in località S' Ena ‘E Ulumu. E' un comune nella provincia di Nuoro, tra la catena dei monti Marghine e la media valle del fiume Tirso.

A Bolotana nell'area risanata degli ex impianti Eni la Colombo srl apre il 15 ottobre 2003 uno stabilimento per la rettifica di motori e parti industriali. Nella srl costituita nel 1985 Colombo e la moglie detengono il 67% del capitale, quindi è lui che comanda.

L'impianto Colombo lo costruisce in una zona depressa che la Regione Sardegna di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico intende valorizzare per risollevare le sorti dell'economia di quella parte dell'isola. Si tratta del cosiddetto "contratto d'area di Ottana" che è un comune confinante sul territorio del quale si estende la maggior parte dell'area industriale.

(estratto )
Presidenza del Consiglio dei Ministri


COMITATO PER ILCOORDINAMENTO
DELLE INIZIATIVE PER L'OCCUPAZIONE
CONTRATTO D'AREA PER L'AREA DI OTTANA
AI SENSI DELLA LEGGE 662/1996 ART. 2 CP,,A 203 LETT. C E DELLA
DELIBERA CIPE DEL 21 MARZO 1997 PUNTO 3
PRIMO PROTOCOLLO AGGIUNTIVO

Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica
Servizio per la Contrattazione Programmata
Il Direttore Generale
18 febbraio 1999

SCHEDA RIEPILOGATIVA DELLE INIZIATIVE DEL 1° PROTOCOLLO AGGIUNTIVO

 

(fine estratto)

E' nella relazione acclusa al bilancio chiuso al 31 dicembre 2003 che per la prima volta che si parla compiutamente dell'investimento industriale nell'area di Bolotana/Ottana. Qui si, come direbbe Magni, è bene prestare attenzione alle date.

Il 14 maggio 2004 Pietro Colombo presenta il bilancio 2003 e relaziona i soci sulla definitiva ammissione della società al contributo ministeriale a fondo perduto chiesto e ottenuto per il cosiddetto "Progetto Sardegna". Si tratta - dice - di 2.266.000 euro di cui "la seconda quota a saldo di euro 1.132,000 è stata liquidata in data 13 gennaio 2004" . Rimane in sospeso un 10% finale pari a 230.000 euro circa, trattenuto a garanzia fino alla verifica di Europrogetti & Finanza, ma la previsione è che anche tale residuo possa essere liquidato entro settembre 2004. Punto.

Leggere per credere.

 

ESTRATTO PRIME DUE PAGINE DELLA
RELAZIONE DEGLI AMMINISTRATORI DELLA
COLOMBO SRL DEL 14 MAGGIO 2004.

La Colombo srl investe complessivamente nel  "Progetto Sardegna" 3.156.000 euro di cui 2.266.000 euro  regalati dal Ministero dello Sviluppo a fondo perduto. E' il 71,70%. Siamo nel 1999, altro che Cina!


Comune di Bolotena (Nuoro)

Giuseppe Magni dice di avere  conosciuto Pietro Colombo una sola volta nella sua vita e poi di non averlo mai più incontrato. Accade nell'agosto 2004. Magni ama le auto di grossa cilindrata. E' un mio debole, dice. Il suocero di Castelli lo invita ad andare e vedere una Lamborghini di sua proprietà  che si trova esposta in conto vendita nel salone della Nis-Car srl di Olginate di cui Pietro Colombo è Presidente e consigliere delegato. Non ci va da solo, c'è anche l'amico e collega al ministero Stefano Simonetti. Di che si parla? Di che si vanta? Si danno un arrivederci? Parlano casualmente dei loro interessi e salta fuori la Sardegna ? Lo sanno solo loro due e forse Simonetti se prestava attenzione.
Una cosa è certa.
Martedì 23 novembre 2004 Giuseppe Magni in rappresentanza del ministro si trova in Sardegna. Partecipa a Onanì, in località Mamone, al convegno "Carcere e Territorio" un incontro di aggiornamento che si tiene all'intero della casa circondariale, ospite di Vincenzo Alastra direttore del carcere. Onanì è in provincia di Nuoro, come lo è Bolotena.
Non sono agli estremi dell'isola, dall'uno all'altro ci si va in un  batter d'occhio.
Magni ha girato in lungo e in largo la Sardegna. Pietro Colombo forse. E' che nella denuncia di Castelli nulla si dice su dove e quando Magni avrebbe fatto la proposta a Colombo. Lo si leggerà nella sentenza.
Quello che intendo dire è che Colombo aspetta l'ultima piccola tranche del contributo ministeriale di 230.000 euro circa per settembre 2004. Il 90% milionario è già stato incassato  nel gennaio 2004, sei mesi prima dell'incontro Magni - Colombo alla Nis - Car srl di Olginate dell'agosto 2004. Possibile che Pietro Colombo avesse tale e tanta necessità di incassare quegli spiccioli  che non erano in discussione, ma legati a tempi tecnici noti e perfettamente previsti ed enunciati nella relazione ai soci nel bilancio 2003? Potrei capire se si fosse trattato di sollecitare il 90% del contributo a fondo perduto, ma il 10%! La società è tra l'altro in forte espansione. Nel 2003 il valore della produzione è aumentato dell'11,30% e ancora migliori sono le previsioni per il 2004. Nei primi cinque mesi il fatturato è aumentato del 29% rispetto al 2003. La liquidità è buona, l'attivo circolante supera i 4 milioni di euro.
Negli anni a venire il volume di affari si incrementa, vengono sottoscritte e rinnovate importanti commesse con Trenitalia e grandi aziende pubbliche di navigazione e trasporto su rotaie. La Colombo srl vince premi e si rafforza. Nel suo palmares vi sono Perkins Engine Company Limited, Iveco Motors, Bosch, Donaldson. Che ragione c'è di chiedere a un estraneo un intervento sollecitatorio inutile presso un ministero non di sua competenza.  E perché chiederlo prima addirittura all'avvocato Simonetti?
Aggiungo: vuoi che questo "dettaglio" sia scaturito casualmente mentre Colombo e Magni s'incontrano in Sardegna e si scambiano quattro chiacchiere sulla loro presenza sull'isola e parlano, così tanto per dire, degli appalti per le quattro nuove carceri sarde di Tempio Pausania, Cagliari, Oristano e Sassari  la cui aggiudicazione il ministro Castelli annuncia con enfasi  alla stampa il 24 dicembre 2005? Del tipo: caro Colombo  che ci fa qui in Sardegna? Io sono qui per seguire i progetti delle nuove carceri e verificare il funzionamento delle altre. Caro Magni io qui ho creato un'industria dal nulla, non è che si  possa entrare in affari con il ministero?

TRAGITTO OTTANA - ONANI'

Un dato è certo: nella relazione del Consiglio di Amministrazione della Colombo srl non vi è traccia alcuna di progetti o programmi rivolti all'edilizia e all'impiantistica carceraria dell'isola in senso lato. Se i bilanci sono lo specchio veritiero del presente e del futuro di una società di capitale un'indicazione programmatica in quella direzione vi sarebbe dovuta essere. Se si entra in affari con un ente pubblico raramente lo si fa per pochi centesimi di euro.
Ma Giuseppe Magni non è stato trascinato in Tribunale per presunte tangenti nel ramo carcerario e Roberto Castelli non lo ha denunciato per irregolarità riscontrate o anche solo supposte nell'esercizio della sua funzione di consulente.
Nulla di tutto questo. Giuseppe Magni è finito perquisito, imputato e infine assolto per una voce passata dalla bocca di Colombo a quella di un maestro di sci, poi -  o prima - a quella del suocero del ministro e finita in padella nel corso di una cena tra amici e conoscenti.
Non è credibile. Non ci si "brucia" per il 6 o 7% di 230.000 euro già stanziati. Non lo si fa con un vicino di casa che poi ti incontra un giorno si e uno no. Lo si fosse chiesto per il 90% incassato tra il 2002 e il gennaio 2004, ma è lo stesso Castelli a precisare nella denuncia che neppure l'intervento di Stefano Simonetti ha prodotto risultati. I soldi sono arrivati da soli tranne, forse, gli ultimi 230.000 di cui non si ha traccia nei bilanci della Colombo srl post 2003.
Bisognerebbe in tal caso dimostrare che  Colombo e Magni si conoscevano da lunga data  e quindi precedentemente l'agosto 2004, come lo era, di lunga, la conoscenza Colombo-Castelli per stessa ammissione del ministro.
Certo è che la verità dei fatti la conoscono solo loro due.
E' grandemente confusa questa vicenda  per la quale  Giuseppe Magni ha pagato anche il conto aggiuntivo di alcune mortificazioni collaterali personali e familiari che nessun imputato merita prima e forse neppure dopo una sentenza. Persino dentro i confini del suo paese natio Giuseppe Magni ha conosciuto la miseria umana che si nasconde dietro facce rispettabili di onorati cittadini.. Ne tenga conto se deciderà di buttarsi nuovamente  nell'agone politico.
Un dato in questo inizio di autunno 2011 è inequivoco: nessuna condanna lo ha colpito sul versante dell'edilizia carceraria e questa assoluzione con formula piena lo manda indenne dalla "cortesia" che gli ha riservato  nel 2005 a sua insaputa l'amico e mentore Roberto Castelli.

Giuseppe Magni e Roberto Castelli

Vi sono, infine,  passaggi strani che forse tali resteranno.
Perché Pietro Colombo ha fatto circolare in ogni ambiente, escluso il tribunale, una voce priva di alcun riscontro diretto o indiretto? Che torto ha ritenuto di avere subito da Giuseppe Magni  da indurre il ministro della giustizia  a trascinarlo senza prove davanti al giudice penale? Chi ha riempito la Porsche di Magni di pallottole nuove di fabbrica nel novembre 2005, a esperienza romana conclusa, pochi giorni prima di un suo viaggio all'estero connesso al suo ruolo di vicepresidente nazionale dei gemellaggi? Che sarebbe accaduto se a una frontiera queste armi fossero saltate fuori? Perché un furto di soli carteggi dal camion che a Roma era stato caricato, pronto per riportare tutto a Calco? E, infine: durante la perquisizione del 2007 nella cassaforte di casa Magni, dallo stesso indicata ai poliziotti, vengono rinvenute somme di denaro e riscontri di movimenti bancari all'apparenza "sospetti". Sarà la Cassazione a deciderne il dissequestro perché irrilevanti ai fini dell'inchiesta in corso.
Cui prodest? A chi giova? si chiede ancora  Giuseppe Magni che afferma di esserne fatta un'idea, ma la tiene per sé. Forse deciderà di citare in giudizio in sede civile Pietro Colombo che nel frattempo ha rinunciato ad ogni ruolo operativo all'interno del suo piccolo impero industriale. Ha lasciato le redini  ai figli tra il novembre  2005 e l'ottobre 2006.
In verità assieme alle cariche Colombo - oggi 73enne - ha lasciato in eredità anche  qualche guaio. L'operazione Sardegna  a Bolotena/Ottana è inciampata in una inchiesta della magistratura per un presunto irregolare accesso ai fondi ministeriali. Assieme ad altre 13 aziende la Colombo srl si è vista notificare nel 2009 una pesantissima cartella di pagamento per la restituzione dell'intero contributo ministeriale ricevuto. Il giudice del Tribunale civile di Lecco ne ha sospeso la riscossione il 2 aprile 2009 nelle more della sentenza, ma il Collegio dei revisori dei conti della società nella sua relazione allegata al bilancio 2009 rileva la necessità di appostare un fondo rischi nell'eventualità di una soluzione giudiziaria sfavorevole.
Sono in calo anche ordini e fatturato al punto che per creare liquidità nel 2010 la Colombo srl ha venduto a una società di famiglia, la correlata Immobiladda sas di cui è legale rappresentante lo stesso Pietro Colombo,  l'immobile aziendale di via Moronata 20/22 a Olginate al prezzo di 2.200.000 euro mantenendone l'occupazione in veste di inquilino. Ma anche qui il Collegio sindacale ha tirato le orecchie agli amministratori perché dal loro punto di vista ragionieristico di verificatori societari la vendita "non risponde a principi di razionalità economica". Infatti, benché la Colombo srl paghi regolarmente l'affitto, non ha ancora incassato dall'immobiliare di Pietro Colombo la quota prezzo a saldo di 700.000 euro. Si poteva compensare, ma non si è compensato. Quello che i revisori fingono di non capire è che muta l'ottica se si è proprietari sia del venduto che dell'acquistato.
In definitiva un pasticcio in ingresso e in uscita. Un labirinto nel quale Giuseppe Magni si è perso o è stato abbandonato. Farà chiarezza l'attesa sentenza.
Ho chiesto a Giuseppe Magni se Roberto Castelli lo ha contattato dopo l'assoluzione. Mi ha risposto che ha cercato di farlo per interposta persona. Troppo poco elegante dopo 7 anni di calvario e 15 di frequentazione politica, amicizia a parte.

Alberico Fumagalli
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