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Scritto Sabato 08 ottobre 2011 alle 18:01

Rovagnate: non c’è accordo sull’ammontare degli oneri totali. ''Salta'' definitivamente la trattativa tra Comune e Beretta Spa

Le località Francolino e Zerbine che avrebbero dovuto essere interessate dall'insediamento produttivo

Non ci sono le condizioni per proseguire la trattativa. Il cosiddetto piano industriale Beretta è finito ieri nel tardo pomeriggio sul binario morto. L'incontro è avvenuto presso gli uffici della Provincia alla presenza dell'assessore al territorio Bezzi e del dirigente Crimella, oltre ai rappresentanti delle due parti in causa, Beretta Alberto e Vittore con consulenti per l'azienda e Marco Panzeri per il comune di Rovagnate accompagnato dal tecnico di fiducia architetto Meroni. Quello di ieri è stato l'ultimo incontro di una lunga serie iniziata ben prima che l'ingegner Panzeri fosse eletto sindaco del paesino brianzolo. Lo scoglio contro cui si è infranta la trattativa, in maniera definitiva per quanto riguarda l'amministrazione in carica che sarà rinnovata la prossima primavera è sempre l'ammontare degli oneri complessivi al metro quadrato che il Comune chiede all'azienda. Tradotto in soldoni la distanza è stata stimata dall'azienda stessa in 1,7 milioni circa a fronte di un investimento complessivo che dovrebbe sfiorare i 120 milioni. Difficile credere che una distanza così esigua possa indurre il gruppo Beretta a rinunciare all'operazione. Ma stiamo sui numeri anche per rendere chiaro lo sconclusionato comunicato stampa diffuso dalla provincia di Lecco nel quale non si legge una cifra che sia una. Vergognoso per l'estensore e per l'ufficio stampa. I termini approssimativi dell'operazione sono i seguenti: nella valletta che corre lungo il lato destro della SS 342 in direzione Como, il gruppo Beretta è già proprietario di una vasta area, quasi 100mila metri quadrati, dei quali 75.500 sono interessati a questa operazione. Di questi 75.500 circa 16mila sono già a destinazione produttiva mentre 59.500 mq. sono tuttora a destinazione agricola. La superficie da coprire è pari a 37mila metri quadrati "a tetto" con una superficie lorda di pavimento di 66.900 mq. essendo l'immobile disposto in parte su due piani, il tutto su una superficie fondiaria di 75.500. L'area agricola oggi può valere 5 euro il mq. ossia meno di 300mila euro. Col cambio richiesto di destinazione, da agricolo a produttivo il valore del terreno schizza a almeno 100 euro il metro quadrato per un totale, quindi, di 5.950.000 euro e un plusvalore di 5,6 milioni di euro. Per il gruppo Beretta si tratta già qui di un ottimo affare. Prima di valutare la perequazione prevista dalla Legge 12 sul plusvalore, vediamo quanto l'impresa Beretta dovrebbe versare: 1,9 milioni di cui 1,5 circa scomputati per la realizzazione di opere pubbliche e 600mila euro di monetizzazioni delle aree che non saranno cedute al Comune più pochi spiccioli per altre voci. In totale il gruppo Beretta impiega 1.460.000 euro in opere e poco più di 1 milione come versamento in contanti. Ma, come dicevamo più sopra, c'è la valorizzazione del comparto dovuto al cambio d'uso di 59.500 mq.

Il sindaco Marco Panzeri e il patron dell'omonima azienda Vittore Beretta

La legge 12 della regione Lombardia precisa che il beneficio privato deve ribaltarsi anche a favore del pubblico. Il cosiddetto standard di qualità che per la Giunta rovagnatese è la ristrutturazione dell'edificio di Villa Sacro Cuore il cui costo stimato in sede di convenzione è di 2,9 milioni che salgono a 3,5 milioni comprendendo a gara d'appalto progettazione, direzione lavori, sicurezza e imposte varie. L'opera può essere comodamente realizzata in 5 anni. Il Comune, dal canto suo si impegna nel periodo a sistemare l'ampio giardino della villa con una spesa stimata in 1,5 milioni.

Anche i conteggi effettuati dai tecnici della Beretta arrivano a stimare la ristrutturazione in 2,9 milioni ma l'azienda si ferma a una cifra di poco inferiore a 1,2 milioni. La differenza, oggetto della contesta sono dunque poco più di 1,7 milioni di euro. L'incidenza al metro quadro dello standard di qualità sull'incremento di valore dovuto al cambio d'uso del 59.500 mq. è di 49 euro al mq. che  scende ulteriormente a 38 euro il mq. considerando il recupero dei 16mila mq. di produttivo attuale che è da abbattere e ricostruire. Il gruppo Beretta si difende sostenendo che costruire a Rovagnate costa 2,8 milioni in più circa rispetto a Medolago o Trezzo, zone pianeggianti e già ben urbanizzate, senza necessità di lavori idraulici. Ma è ancora la collettività a sostenere i costi maggiori: 1) in termini ambientali perché di fatto la Provincia Pdl-Lega ha spostato nel Ptcp il corridoio ecologico consentendo l'edificazione in zona attraversata da un reticolo idrico e a ridosso del Parco del Curone (temi che evidentemente interessano poco ai Bezzi e ai Simonetti); 2) perché comunque la rotonda la realizza la Provincia stessa spendendo 400mila euro; 3) perché la strada di accesso al comparto che lì va e lì finisce è a carico del comune di Rovagnate per una spesa di 1,4 milioni.


A conti fatti quel che ha sin qui frenato e continua a frenare la maxi operazione sono una questione ambientale, di questi tempi tutt'altro che da sottovalutare e la difficoltà a ripartire i vantaggi economici tra la collettività rappresentata dal Comune di Rovagnate e il gruppo alimentare.
La tesi della famiglia Beretta, peraltro, è che lo standard di qualità l'azienda lo corrisponde sotto forma di occupazione. Ma alla richiesta di intercettare i lavoratori in uscita dalla Candy e di altre imprese in difficoltà la risposta è stata un secco no. L'azienda vuole mano libera nell'assunzione di personale - che, 9 su 10 è di provenienza extracomunitaria - pescando soprattutto dalle liste di mobilità. In convenzione il gruppo alimentare non intende inserire alcunché, e tanto meno le 300 unità da assumere sbandierate dalle grancasse di stampa che ne hanno sparate una più di Bertoldo nei mesi scorsi. La presumibile realtà è che ci saranno spostamenti di dipendenti dalle unità di Barzanò e Garbagnate e l'assunzione di stagionali attraverso le cooperative di lavoro. Ma che sia così oppure no resta il fatto che nell'ipotetica convenzione l'azienda ha precisato di non voler inserire alcun impegno. Le parti, giunte a questo punto, si sono lasciate con alcune battute al vetriolo. E non ci sarà più possibilità di riprendere il discorso. Almeno con l'Amministrazione Panzeri che finisce il quinquennio nella primavera del 2012. Ma anche dai banchi dell'opposizione di centrodestra non si è mai levata una voce a favore dell'intesa ed anzi l'influente esponente Francesco De Cani, già assessore in passato si è espresso negativamente sul progetto Beretta.

Il comunicato stampa della Provincia di Lecco (clicca qui)
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