Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 438.321.691
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Mercoledì 05 ottobre 2011 alle 18:56

Lecco: il colon-retto al primo incontro di Cultura salute. Prevenire e curare il tumore

Curare i tumori è possibile, e senza dover andare lontano, in qualche miracoloso centro specializzato. Il presidio di Lecco offre qualità, esperienza e strumentazione adatta per affrontare i casi di tumore, ed è con l'obiettivo primario di rassicurare tutto il territorio sulle estese possibilità offerte dall'Ospedale Manzoni che sono stati organizzati una serie di incontri per spiegare ai cittadini, attraverso le parole degli esperti, le importanti novità in ambito di prevenzione e cura del tumore. Il primo di questi incontri, avvenuto nella serata di ieri presso il Centro Sociale di Germanedo, è stato dedicato il tumore del Colon-retto, secondo cancro mortale in Italia dopo quello al polmone per l'uomo e quello al seno per la donna. Un tumore che però che nel 70% dei casi può essere contrastato con la giusta prevenzione. Ribadita pertanto l'importanza dell'attività di Screening per il tumore al colon portata avanti da anni dall'ASL e supportata da numerose associazioni. Lo Screening rientra nella prevenzione secondaria di cui l'ASL si occupa, e permette di individuare la malattia in fase preclinica, dunque non ancora letale. Come ha detto la dott.essa Ilardo, responsabile screening dell'Asl, si tratta di un intervento di sanità pubblica caratterizzato da equità e qualità, rivolto a tutti i cittadini appartenenti alla fascia di età 50-69 anni. Obiettivo regionale del programma di Screening: il raggiungimento di un'estensione dell'invito maggiore o uguale al 95% e di un'adesione allo Screening al colon maggiore o uguale al 40%. Nel 2009 solo a Lecco si è registrata un'adesione al programma del 56%, un numero ben al di sopra alla media. Questo dimostra che sono sempre di più i cittadini a richiedere l'esame di prevenzione. Già disponibili alcuni dati sull'adesione grezza allo screening per il tumore al colon nel 2011, che (seppur provvisori), mostrano l'elevata partecipazione: Lecco 62,39%; Mandello 66,22%; Bellano 48,36%. Il progetto screening è partito a Lecco nel 2005 e da allora di strada se ne è fatta,come dimostrano i dati.

Melchiorre Costa

IL PERCORSO DIAGNOSTICO DEL CANCRO AL COLON-RETTO: UN LAVORO D'EQUIPE
L'esame di screening consiste nella ricerca di tracce di sangue occulto nelle feci; in caso di risultato positivo i pazienti vengono chiamati per eseguire una colonscopia, che permette di rintracciare eventuali adenomi (polipi), i precursori benigni del cancro al colon-retto. Un primo ostacolo da superare in questo percorso, come ha detto il dr.Parente, direttore del reparto di Endoscopia dell'Ospedale Manzoni, è il "rifiuto" che tanti cittadini hanno dell'esame endoscopico, giudicato invasivo, fastidioso e pericoloso. "Nonostante questi timori, è nostro compito convincere i cittadini dell'utilità di questo esame: la colonscopia può salvare la vita. Oramai è un esame che viene eseguito sedando in via preliminare il paziente, e sono in molti ad averlo fatto ad affermare che più che l'esame in sè è la preparazione ad essere fastidiosa. Oltretutto le strumentazione endoscopiche di cui è dotato il nostro Ospedale sono oramai all'avanguardia e questo permette anche di ridurre i già prima bassi rischi di complicanze e perforazioni." Sui motivi della non adesione al programma di screening per timore di un'eventuale colonscopia è stata condotta un'indagine statistica per via telefonica. E' emerso che il tipico "disertore" dell'esame è di sesso maschile, tra i 50 e i 60 anni e con un grado di istruzione alto(laureato): la donna, ancora una volta, risulta essere più attenta.

La dott.ssa Ilardo e il dott. Fabrizio Parente

IL RUOLO DELLA RADIOLOGIA NELL'IDENTIFICAZIONE, STADIAZIONE E TRATTAMENTO DEL TUMORE AL COLON-RETTO
Due sono le operazioni possibili per la radiologia: il clisma opaco(esame radiologico dell'intestino crasso) e la colonscopia virtuale, oggi ancora non effettuabile presso il Manzoni ma disponibile dal prossimo anno. La colonscopia virtuale consiste in una TC a cui il paziente si prepara in maniera meno rigida che per quella ottica tradizionale. Il colon del paziente viene disteso con anidride carbonica o con aria. Le immagini ottenute dall'esame vengono "purificate" da uno specifico software e visualizzate in terza dimensione, così che il radiologo possa vedere l'intero tratto del colon virtuale come accade con la telecamera posta sulla punta dell'endoscopio. I limiti di tale esame, che viene effettuato nei casi estremi in cui il paziente non voglia o non possa per problemi propri sottoporsi alla colonscopia, è che in caso di lesione essa non può essere toccata materialmente, dunque un'ulteriore esame (endoscopia o biopsia) in caso di presenza di polipi o tumori dovrà per forza seguirlo. Ma la fase in cui la radiologia offre validi contributi è soprattutto quella di stadiazione e trattamento del tumore: tramite TC/TC-PET/ECOGRAFIA si vede la massa tumorale. Il trattamento può essere quello del drenaggio o della termoablazione. Se il paziente non è operabile le metastasi possono essere rimosse attraverso la radiofrequenza: si infila un ago scaldato tramite micro onde nelle metastasi che vengono così sciolte dal calore. Si tratta ovviamente, come ha specificato il dr.Taddei, responsabile del reparto di Radiologia, di interventi palliativi ma già di routine nel presidio lecchese.

GLI INTERVENTI DELL'ANATOMOPATOLOGO

Fondamentalmente due: uno sullo screening di 2° livello, e uno sui prelievi derivanti dalla colonscopia. Questa diagnosi avviene su piccoli polipi, gli adenomi e sui casi di cancro già formato e in stadio avanzato. Di questi, come ha spiegato il Dr. Milani, l'anatomopatologo analizza tutte le caratteristiche affinchè il medico oncologo possa poi impostare una terapia adatta a quel tipo di cancro. "L'anatomia patologica - ha detto in proposito il Dr. Ardizzoia, direttore del reparto di Oncologia Medica - ci ha fornito i farmaci mirati contro specifiche situazioni. Il paziente A e il paziente B possono avere lo stesso tumore ma le loro condizioni cliniche sono assolutamente diverse e dunque è impensabile sottoporli alla stessa cura, perchè questa potrebbe salvare l'uno ma far peggiorare l'altro ad esempio. Grazie a questa evoluzione e al lavoro degli anatomopatologi ora disponiamo di una vasta gamma di farmaci, anche biologici, adatti alle varie necessità dei pazienti."

LA CHIRURGIA
In ambito chirurgico l'intervento previsto consiste nella resezione del colon o del retto interessato dal tumore. Grandi vantaggi nell'operare i tumori ha portato la tecnica mini-invasiva, per cui al posto della tradizionale incisione il chirurgo attua piccoli forti della larghezza di 2/3 cm dove poi vengono inseriti, tramite le sonde, gli strumenti per condurre l'operazione. Grazie a questa tecnica viene notevolmente ridotto il dolore post operazione, nonchè viene eliminato il problema ferita. "L'operazione mini invasiva sarà sempre più applicabile tramite l'utilizzo del robot" ha detto il Dr. Costa capo del dipartimento di Chirurgia Generale "per ora pienamente operativo in Urologia e Ginecologia". Grazie all'evoluzione degli strumenti è possibile operare anche le metastasi epatiche e polmonari. In caso di forme avanzate della neoplasia si ricorre, dopo l'operazione, ai trattamenti di chemioterapia e radioterapia. Tutti queste cure possono essere eseguite, a seconda della necessità del paziente, sotto ricovero, in Day-Hospital o in ambulatorio.

Il dr. Ardizzoia

Ha concluso la proficua panoramica il dr. Ardizzoia, che si è ritenuto soddisfatto dello spirito di collaborazione sussistente tra le varie equipe mediche: "l'oncologia medica - ha detto il dirigente medico - ha bisogno di tutta la squadra per continuare a migliorare e dare un servizio sempre più concreto ai nostri pazienti. Il grosso del lavoro che stiamo facendo non riguarda solamente il combattere il tumore al colon ma il vero e proprio assistere con cure a 360° le persone affette da tale male, che tramite i diversi nuovi supporti potranno avere ua vita di miglior qualità. Vogliamo continuare ad affrontare il problema della cura tumorale sulla linea della multidisciplinarietà: la sfida rimane aperta."
Caterina Franci
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco