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Scritto Venerdì 23 luglio 2010 alle 09:22

Il modello organizzativo e gestionale del Mandic va riqualificato. Quanto al direttore medico consiglio a Bertoglio di congelare tutto fino a fine anno

Andrea Robbiani
sindaco di Merate
Sulla vicenda della nomina del direttore sanitario del presidio ospedaliero di Merate mi permetto alcune considerazioni. Mai come in questo momento sembra essere importante questa figura che indubbiamente,  ricopre mansioni strategiche nella complessa struttura di un'azienda ospedaliera composta,  come quella lecchese, da più presidi. Ambrogio Bertoglio sa, dopo questi primi anni trascorsi  alla guida dell'azienda ospedaliera lecchese, non privi di polemiche e contrasti, che per i prossimi cinque anni è necessario  completare il progetto di riqualificazione del presidio meratese che nel breve - medio termine deve vedere realizzati il completamento entro l'anno delle sale operatorie e della rianimazione e successivamente la partenza dei lavori per il secondo lotto. Sono altresì convinto dell'importanza che a Merate arrivi la risonanza magnetica  così come ritengo fondamentale che si proceda nella realizzazione di un asilo nido aziendale che potrà entrare in rete con gli altri della nostra città. Ultimo ma non meno importate per il nostro ospedale, sarà il progetto della città della salute, che dovrà sorgere di fianco ad esso  e che dovrà fornire tutta una serie di servizi di supporto all'ospedale.  Il dott. Bertoglio sa bene che il nuovo piano socio sanitario, recentemente approvato dalla giunta regionale, punta alla realizzazione di una rete ospedaliera territoriale, dotata di mezzi all'avanguardia, nella quale il paziente permane solo  il tempo necessario per la cura della fase acuta e quindi per la fase di stabilizzazione. Una rete in grado di far fronte alle cure di 1° e 2° livello, affiancata da una rete, altrettanto efficace, di servizi post acuzie. Per fare tutto questo, a Merate il direttore sanitario, chiunque esso sia, dovrà operare per riqualificare il modello gestionale e organizzativo. Come ho avuto modo di dire in questi mesi a Bertoglio, è necessario una maggiore presenza sua  e del suo staff,  dimostrando nella quotidianità che Merate è una struttura in rete con Lecco e non a supporto di Lecco. In questo momento dove si è creato un inopportuno  e poco costruttivo dualismo fra candidati per questo importante incarico, credo sia necessario pensare alla progettualità complessiva. Un  professionista,  purché straordinariamente preparato, sia che risponda al nome della dott.ssa Monti o del dott. Baraldo, non è in grado di arrivare a raggiungere gli obbiettivi descritti pocanzi, se non c'è una logica organizzativa che superi il dualismo Lecco - Merate, nella quale tutti devono credere: da Bertoglio a Genduso, fino all'ultimo degli infermieri. A mio modesto parere questa è la vera sfida da cogliere e da vincere al di la delle persone che si scelgono.  E' necessario che il direttore sanitario assolva al meglio il suo ruolo, lavorando in team con i suoi collaboratori quotidianamente, non comportandosi da puro esecutore di "ordini" impartiti dal vertice, ma lavorando per valorizzare le risorse del presidio. Il dott. Bertoglio può confermare la sua scelta in queste ore, oppure può intraprendere la strada del congelare la situazione fino a fine anno, aspettando l'eventuale sua riconferma alla direzione dell'azienda ospedaliera o lasciare ad un eventuale successore la  scelta del direttore sanitario.  Nei suoi panni procederei  in quest'ultima direzione anche perché  credo sia corretto, che  un eventuale nuovo direttore generale possa poter decidere in autonomia il  direttore sanitario di presidio, con il quale ci deve essere massimo feeling e massima fiducia reciproca. Concludo  affermando che  però è necessario da parte di tutti maggior equilibrio, perché  le nomine a fuor di popolo non sempre portano i risultati sperati e poi credo sia corretto rispettare l'autonomia decisionale del direttore generale dell'azienda ospedaliera, il quale non può  permettersi di  scegliere i suoi collaboratori seguendo onde emotive o come dice Gigliola Sironi, scegliendo chi dimostra di amare l'ospedale.  Pur rispettando questa visione romantica delle cose, in questo particolare momento per la sanità  regionale, ritengo opportuno che   si privilegino,  le capacità manageriali e la visione strategica di medio lungo periodo. Il mio auspicio è che, indipendentemente dalle scelte che la direzione ospedaliera  prenderà,  noi tutti sapremo accettarle mantenendo alto ed inteso il livello di confronto e controllo, sempre con spirito collaborativo ed evitando il muro contro muro che non farebbe altro che danneggiare il nostro ospedale.
Andrea Robbiani
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