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Scritto Venerdì 09 settembre 2011 alle 08:24

Sanità: per ridurre la spesa scatta la regressione tariffaria. A rischio anche la stabilizzazione di medici con contratto in scadenza. Tra questi figure storiche come la dr.sa Biffi

La vampa d'agosto - giusto per fare il verso a un famoso libro di Camilleri - ha sfornato un provvedimento firmato dalla Giunta regionale lombarda destinato a innescare effetti a dir poco preoccupanti, già dai prossimi mesi, nel comparto della sanità che da solo, ricordiamolo, assorbe quasi i 4/5 del bilancio regionale. L'obiettivo di Roberto Formigoni - obbligato perché in filiera con le scelte governative nazionali - è quello di ridurre sensibilmente le spese e, al tempo stesso, di salvaguardare il "modello sanitario lombardo" che si basa su una sorta di "concorrenza" fra pubblico e privato raggiunta mediante la separazione dei programmatori provinciali della spesa (Asl) e degli erogatori (aziende ospedaliere e cliniche accreditate). Formigoni ha parlato apertamente di un taglio di circa 1 miliardo di euro nel 2012. Inevitabile che buona parte di questo maxi taglio colpirà la carne viva del settore sanitario. Con i provvedimenti dello scorso mese il Presidente della Giunta regionale ha di  fatto messo le mani avanti.

Roberto Formigoni, governatore della Lombardia

L'arma indicata  per salvaguardare l'equilibrio a livello regionale si chiama "regressione tariffaria" e vanta una pluriennale sperimentazione. E' stata finora utilizzata nel campo delle prestazioni  ambulatoriali. A fronte di una iper produzione oltre una certa soglia venivano ridotte le tariffe e  conseguentemente i ricavi delle aziende. Garantendo invece alle aziende ospedaliere piena libertà  in alcuni settori strategici come l'urgenza, l'oncologia e gli interventi a favore di cittadini
residenti fuori regione. Queste prestazioni sono, o meglio erano escluse dai rigidi contratti imposti  dalle Asl. Ma la manovra di agosto ha invertito la rotta. Anche per queste  attività viene introdotta la regola della regressione tariffaria. La regione non pagherà per queste attività un centesimo in più  della spesa storica 2010. Se gli erogatori sfonderanno questo tetto scatterà in percentuale la riduzione dei ricavi da D.R.G. Come dire: i conti regionali sono salvi e ora il  cerino passa nelle mani dei Direttori  Generali.

Il direttore generale dell'azienda ospedaliera Mauro Lovisari

Questi ultimi nel redigere i Bilanci 2011 hanno puntato molto sui ricavi "extra-budget". Con  queste  entrate hanno finanziato il piano assunzioni e parecchie innovazioni. Una vera boccata d'ossigeno  per le spese considerate "correnti".
In autunno i top manager dovranno tenere conto di queste nuove regole che fanno diventare incerte  le risorse fino ad ora  ritenute sicure, e mettere in discussione alcune scelte operate con il  documento di programmazione. Per le aziende ospedaliere come quella lecchese che negli ultimi anni hanno registrato un crescendo di prestazioni extra-contratto si tratta di un problema enorme.

L'ospedale Manzoni di Lecco e il Mandic di Merate

Una frenata obbligatoria sul fronte delle spese potrebbe avere riflessi negativi nel campo delle  assunzioni autorizzate dal Piano per il 2011, giudicato al di sotto delle aspettative e delle necessità reale da Mauro Lovisari. Non certo con riferimento ai posti di Primario concessi dalla regione nel numero di  quattro, con precisa indicazione dei reparti di riferimento. Entro il mese di febbraio dovranno necessariamente completarsi le procedure per dare una guida definitiva ai reparti di Ortopedia e Pronto soccorso retti oggi, rispettivamente da Giuseppe Minnici e Giovanni Buonocore.

Giuseppe Minnici e Giovanni Buonocore

In tal senso è difficile temere qualche "scherzo". Le indicazioni regionali sono chiare: quelli sono i reparti da dotare di "primario" e sono di diritto del San Leopoldo Mandic. I problemi di bilancio potrebbero invece condizionare le scelte in merito alle altre figure mediche e del comparto (infermieri, amministrativi  ecc) per le quali la Regione ha definito solo il numero lasciando alla Direzione  Strategica il compito di individuare i presidi e i reparti  di assegnazione. Attenzione perché il passaggio è assai importante. Se il bilancio lo permette, alcune aziende, in particolare per i medici e gli infermieri di reparti strategici arrivano a sfondare anche il tetto delle assunzioni autorizzate. I conti in regola in passato hanno permesso anche questo. Ma lo scenario prospettato più sopra non autorizza a pensare che questo sfondamento potrà avvenire per l'anno in  corso. E' invece prevedibile che i Direttori Generali - e quindi  anche  il  nostro  dottor Lovisari - rispetteranno alla  lettera le determinazioni regionali. I Piani di assunzione di norma non permettono né il  turn-over  né la stabilizzazione degli operatori precari. Nel campo medico la stabilizzazione tramite concorso per l'assegnazione di un incarico a tempo indeterminato non  può certo considerasi conclusa. Al  Mandic, per esempio, un buon numero di collaboratori che i primari considerano indispensabili e che i cittadini-pazienti reputano quasi "storici", sono invece titolari di contratti annuali o al  massimo triennali, in scadenza il prossimo dicembre. Si sa di certo che non tutti potranno contare  sul concorso. I numeri concessi dalla regione e la situazione di bilancio che si profila  lo  escludono.
In altre parole potremmo non vedere più medici che ci hanno assistito per anni. Un esempio per capire meglio? Eccolo qua: Anna Biffi, "braccio" destro prima di Roberto Zagni e oggi di Gregorio Del Boca, colonna portante della Ginecologia del Mandic, in servizio permanente effettivo a Natale e ferragosto. Ebbene alla dottoressa Biffi scade il contratto triennale e una scelta mal combinata potrebbe estrometterla dall'ospedale. Al di là di immaginare la rivolta delle centinaia di donne che sono state curate o sono tuttora in cura, per il reparto, autentico fiore all'occhiello dell'ospedale di Via Cerri, sarebbe un colpo molto grave. Mauro Lovisari e i capi-dipartimento - in questo caso Rinaldo Zanini - si debbono assumere una grossa responsabilità nell'esercizio della scelta alla luce dell'individuazione di priorità che vadano nella direzione di salvaguardare gli interessi complessivi  dell'azienda e non di un singolo presidio. Il criterio ispiratore dovrebbe essere quello di premiare le Unità Operative che da anni registrano risultati positivi nonostante, anzi grazie allo zoccolo duro  degli "incaricati".

Il dr. Gregorio Del Boca e la dott.ssa Anna Biffi

Le prossime settimane occorrerà raddoppiare l'attenzione su questi temi e, per quanto non di stretta competenza, sarebbe auspicabile anche un confronto tra l'assemblea dei sindaci e la direzione generale dell'azienda ospedaliera, nel solco dell'invito dell'assessore regionale alla sanità Luciano Bresciani rivolto ai top manager di rafforzare il colloquio col territorio e quindi con i rappresentati elettivi della popolazione.
Claudio Brambilla
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