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Scritto Sabato 21 gennaio 2023 alle 09:25

Il mastrogiardiniere/40: come prendersi cura della hydrangea per tutti ortensia

Antonio Roda
Se avete domande, dubbi, curiosità, criticità del vostro verde da sottoporre al "mastro" inviatele pure a redazione@merateonline.it oppure scrivete al numero 340.957.40.11 corredando il vostro scritto possibilmente di fotografie.


Buongiorno, oggi parliamo di ORTENSIE.
Meglio ancora…. HYDRANGEA


ORIGINE E DIFFUSIONE CURIOSITA’
E’ con l’affascinante storia del loro nome che comincia la storia delle ortensie: fu il francese “cacciatore di piante” Philibert de Commerson, che nel 1771, così battezzò alcuni esemplari provenienti dalle Indie Orientali in onore di Hortense de Nassau, figlia del principe di Nassau, appassionato botanico, che lo aveva accompagnato in una spedizione.
La derivazione del nome Hydrangea dalle due parole greche hydros (acqua) e angeion (vaso), proprio per la particolare forma delle capsule contenenti i semi, che assomigliano a dei piccoli otri per l’acqua.
Si tratta di una pianta antichissima, di cui sono state trovate tracce fossili collocabili in Era Terziaria (Eocene, Oligocene e Miocene), da 70 a 12 milioni di anni fa.




LE TIPICHE E DIFFERENTI INFIORESCENZE DELLE HYDRANGE

Le varietà della specie più comune di ortensia, H.macrophylla, possono avere due forme diverse di infiorescenza a corimbo: mophead e lacecap.

L’infiorescenza mophead è tendenziamente globosa


L’infiorescenza lacecap è meno rotondeggiante e quasi piatta



le infiorescenza a panicolo dell’ Hydrangea quercifoglia e paniculata




ESPOSIZIONE DELL’HYDRANGEA
La maggior parte delle ortensie sono piante di sottobosco, la copertura di alberi di alto fusto fornisce l’ombreggiatura ideale.
Tuttavia, nei nostri giardini non sempre abbiamo a disposizione questa situazione ideale, per cui nella nostra scelta teniamo conto che il sole del mattino o del tardo pomeriggio non arreca particolari danni mentre un’esposizione prolungata al sole delle ore più calde può “macchiare“ il fiore ed infine bruciacchiarli e provocare ustioni sulle foglie: un’esposizione a nord, est oppure ovest è una buona sistemazione per un’ortensia se non abbiamo a disposizione un grande albero che schermi il sole delle ore più calde.
La resistenza al gelo varia con la specie: le più resistenti sono H.paniculata e H.arborescens.
Hydrangea macrophylla ha una buona resistenza alle basse temperature quando è in dormienza possono essere danneggiate dalle gelate tardive primaverili (marzo-aprile): i giovani germogli possono essere danneggiati e si può arrivare a perdere anche buona parte della fioritura.



ACQUA E UMIDITÀ
Le hydrange qualche volta hanno la reputazione di essere piante assetate, in un giorno caldo, nonostante il suolo sia abbastanza umido notiamo le foglie afflosciate, possono darci l’impressione di una pianta stressata ed assetata: in realtà la spiegazione di questo “malessere” potrebbe essere l’alta temperatura dell’aria nelle ore più calde, che provoca un rapido incremento della traspirazione di acqua dalla notevole superficie fogliare. Quando, invece, piante in una posizione ombreggiata mostrano gli stessi sintomi di stress e non recuperano nelle ore più fresche della giornata la situazione è un po’ più preoccupante bisogna sicuramente irrigare. Le ortensie sono in grado di adattarsi a tipologie diverse di suolo, ma crescono meglio su suoli con una buona ritenzione idrica, ovvero capacità di trattenere l’acqua e mantenersi umidi senza ristagni.



POTATURA DELLA HYDRANGEA MACROPHYLLA E SERRATA
In alcuni appassionati di giardinaggio l’impulso a potare è sempre molto forte, e talvolta, si compiono vistosi errori con le ortensie: in ogni caso non potare è sempre meglio che potare male! Per quel che riguarda le H.macrophylla e H.serrata, che fioriscono sul legno vegetato durante l’anno precedente, ci si limita ad una ripulitura del secco, all’eliminazione degli steli più deboli ed alla rimozione dei fiori secchi tagliando sopra l’ultima coppia di gemme, che sono quelle che porteranno i fiori nella stagione successiva.


In queste immagini si vede il ramo vecchio con il tipico colore caffelatte che viene eliminato tagliandolo alla base, perché sarà sostituito da quello nuovo centrale con il tipico colore marroncino scuro, dalla corteccia lucida e le gemme fresche che partono fin dalla base.



Quando si elimina con la potatura il ramo vecchio, bisogna sempre lasciare l’ultima gemma o la coppia di gemme che sono presenti sul ramo, il più vicino al colletto o base della pianta, queste gemme serviranno per sviluppare rami giovani per la stagione successiva, se lasciamo monconi alla base senza gemme stimoleremo problemi di malattie fungine. Ecco perché è meglio potare in primavera perché le gemme sono più sviluppate e quindi ben visibili.
Se la vostra ortensia è debole e ha fatto pochi fiori, forse necessita di essere rinvigorita. Se pensate che la pianta di ortensie necessiti di maggiore forza, potete procedere a una potatura radicale. In questo modo l’ortensia svilupperà nuovi rami ma necessiterà di due anni prima di regalarvi una fioritura abbondante.
Tagliate i rami vecchi a circa 25/30 centimetri dal suolo, lasciando un paio di gemme. E’ importante lasciare una o più gemme perché è da qui che nasceranno rami nuovi e vigorosi che regaleranno la fioritura l’anno successivo alla ricrescita.
Ci sarebbe ancora molto altro da scrivere, ma credo che sia sufficiente questo per farvi capire al meglio come potare le ortensie. Buon lavoro, alla prossima!

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