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Scritto Mercoledì 30 novembre 2022 alle 08:10

Verderio, incidente mortale del 2019: per il perito l'automobilista ''non ha colpe penali''

La valutazione finale è stata lasciata al giudice, ma nella sua perizia l'ingegner Giulia Cardigno ha presentato conclusioni abbastanza nette rispetto alla dinamica dell'incidente stradale che nel settembre 2019 era costato la vita a Luigi Leandro Aloe. Il 33enne di Sotto il Monte stava viaggiando in sella alla sua Ducati a Verderio quando era avvenuto il terribile impatto con una Seat Leon condotta da ragazzo poco più giovane, residente a Cornate d'Adda. L'auto, impegnata in una manovra di svolta verso Via Brugarola dalla strada che collega la provincia monzese a quella lecchese, si era palesata come un vero e proprio ostacolo per il centauro, andato a sbattere violentemente contro la fiancata sinistra del mezzo condotto dal 28enne. Da subito le sue condizioni erano apparse critiche, tanto da essere trasportato in codice rosso al Mandic di Merate; nonostante l'intervento chirurgico al quale era stato immediatamente sottoposto, la morte per il 33enne era sopraggiunta la sera stessa.

Dagli accertamenti affidati ai carabinieri della stazione di Casatenovo è stato aperto dalla Procura un fascicolo d'indagine a carico del conducente della Leon, finito poi a giudizio con l'accusa di omicidio stradale (secondo l'articolo 589 bis c.p.).
Fondamentali a questo proposito, le risultanze dei consulenti di parte: da un lato l'ingegner Domenico Romaniello incaricato dalla Procura e dall'altro il collega Mauro Mariani, al quale si sono affidati i legati che assistono l'imputato, gli avvocati Alessio Passoni e Fabio Quadri del foro monzese. Posizioni risultate tuttavia nettamente in contrasto fra loro tanto che a febbraio il giudice in ruolo monocratico Giulia Barazzetta aveva disposto una terza perizia per fare luce su questi punti oscuri che sino ad allora rendevano pressochè impossibile giungere ad una valutazione oggettiva sulla dinamica del sinistro. Lo scorso 1°marzo era stato dunque conferito l'incarico all'ingegner Giulia Cardigno, già chiamata in causa altre volte dal tribunale di Lecco per via della sua elevata esperienza in campo cinematico. Alla professionista era stato messo disposizione tutto il materiale relativo al sinistro già agli atti, oltre ad un cd contenente ulteriore documentazione fotografica, ieri mattina acquisito nel fascicolo.
Venendo alla deposizione di martedì mattina, il perito incaricato dal giudice ha mitigato le responsabilità contestate all'automobilista, non ravvisando eventuali violazioni dal punto di vista penale a suo carico; secondo Cadigno infatti, il giovane stava viaggiando a velocità bassa quando aveva avviato la manovra di svolta a sinistra, annunciata con il segnale della freccia. Il 28enne avrebbe guardato negli specchietti fino a pochi secondi prima della manovra per poi badare a dove stava mettendo le ruote. ''Con queste condizioni era impossibile per lui accorgersi del sopraggiungere della moto'' ha detto in aula il perito. ''Inoltre, non aveva l'obbligo di fermarsi prima di svoltare essendo un'intersezione con ampia visuale e visto che non arrivava nessuno dall'altra parte''.
Al contrario il motociclista - secondo le conclusioni presentate dall'ingegnere - viaggiava a circa 80 km/h. Una velocità che non gli avrebbe consentito di arrestare la marcia o comunque di rallentare una volta percepita la manovra di svolta da parte del veicolo che lo precedeva, condotto appunto dal 28enne.
Conclusa la breve audizione del perito, il giudice ha aggiornato l'udienza al prossimo 31 gennaio per il prosieguo dell'istruttoria.
G.C.
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