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Scritto Lunedì 21 novembre 2022 alle 18:07

Caso Gilardi: 'aveva paura', al processo per circonvenzione parla l'Arma. L'avv.Barra ricostruisce occupazioni e pretese

Carlo Gilardi
Si è aperta nella mattinata di oggi l'istruttoria dibattimentale del processo per circonvenzione d'incapace a carico di Abdelmalak Rougui, Hichem Horroun, Khalifa Mejbri, Nedal Abushunar, Abdellatif Ben Mustapha Hamrouni. I cinque – secondo il quadro accusatorio formulato dalla Procura della Repubblica di Lecco - avrebbero spillato ingenti somme di denaro al professore airunese Carlo Gilardi.
Prima testimone ad essere sentita in merito alla vicenda dal giudice monocratico Giulia Barazzetta è stata l'avvocato Elena Barra, attuale amministratrice di sostegno dell'anziano che, rappresentata dall'avvocato Stefano Pelizzari, si è costituita parte civile in questo procedimento.
La professionista era stata nominata ad ottobre 2020 con decreto del giudice tutelare di Lecco Marta Paganini, che successivamente aveva ritenuto indispensabile il ricovero in rsa del signor Gilardi, viste le condizioni abitative ed il risultato di una consulenza tecnica (redatta da una psichiatra e una psicologa) che aveva ravvisato nello stesso un disturbo della personalità ossessivo compulsivo con tratto schizoide. La patologia avrebbe inciso sulla capacità di intendere e di volere del novantenne ed in particolar modo sulla sua prodigalità.
Quindi l'amministratrice di sostegno ha iniziato a delineare le posizioni degli odierni imputati. In particolare Nedal Abushunar (israeliano classe 1973, patrocinato dall'avvocato Agnese Cattaneo del foro di Monza) avrebbe occupato una delle due proprietà ad Airuno del professore, arrivando perfino ad apporre dei lucchetti per non far entrare nemmeno il legittimo proprietario o terzi. “Entrambi i fratelli Gilardi si lamentavano per le importanti spese delle utenze, tanto che la sorella del signor Gilardi a luglio 2020 aveva sporto una denuncia a querela” ha raccontato in aula l'avvocato Barra, che, riportando le parole del 90enne ha definito i modi e i toni dell'imputato nei confronti dello stesso benefattore “prepotenti”. Quando finalmente l'immobile era stato sgomberato la stessa testimone aveva rinvenuto nei locali dell'abitazioni tre gatti morti, oltre ad arredi ed elettrodomestici lanciati dalle finestre ed un bagno completamente inagibile.
A causa di Hichem Horroun (algerino classe 1977, difeso dall'avvocato Andrea Artusi del foro di Lecco) invece, il signor Gilardi sarebbe stato trovato da alcuni amici di famiglia a dormire all'addiaccio, vicino a dei cespugli: “Non voleva essere svegliato nel cuore della notte con la pila puntata negli occhi per pagare il muratore” ha detto l'avvocato. L'algerino, infatti, non solo avrebbe occupato parte di una seconda proprietà ad Airuno (quella che il signor Gilardi chiama il Cerè) ma lì avrebbe fatto eseguire dei lavori in un bagno senza autorizzazione del proprietario di casa, il quale si sarebbe categoricamente rifiutato di sovvenzionare. Ancora lo stesso Carlo all'amministratrice di sostegno l'avrebbe definito “un soggetto pericoloso” e “sanguisuga”, senza rispetto per la sua proprietà.
“A lui del denaro non importava” ha continuato l'avvocato Barra. “Lui elargiva a chi ne aveva bisogno, poi se se ne fosse fatto o meno buon uso non riguardava la sua coscienza”. Sarebbe stato proprio per preservare il patrimonio del fratello che Giuseppina Gilardi nel 2017 avrebbe depositato la richiesta di amministrazione di sostegno in favore di Carlo (facendolo andare su tutte le furie arrivando a accusarla di averlo messo nelle “grinfie degli avvocati”), che pochi anni prima si sarebbe ritrovato “al verde” proprio per la sua proverbiale generosità.
Solamente a Khalifa Mejbri (tunisino classe 1982, difeso dall'avvocato Pamela Nodari del foro di Bergamo) Gilardi avrebbe dato 20 mila euro per poter avviare un allevamento di polli in patria, quando poi nel 2019 il giudice tutelare gli avrebbe negato nuove elargizioni, l'anziano si sarebbe rivolto ad un amico, con cui avrebbe contratto un debito totale di 17 mila euro (somma che avrebbe devoluto interamente al Khalifa). Secondo quanto riferito all'avvocato Barra, quando il signor Gilardi non avrebbe corrisposto quanto richiesto dall'odierno imputato in un'occasione si sarebbe visto apporre un cartello sul cancello di casa, minacciandolo di far sapere a tutto il paese che non fosse un buon cristiano.
Anche Abdelmalak Rougui (marocchino, classe 1982) e Abdellatif Ben Mustapha Hamrouni (nato in Tunisia nel 1969), entrambi difesi dall'avvocato Artusi, avrebbero abitato per anni nelle case del professor Gilardi, approfittando della sua ospitalità. Del primo l'anziano avrebbe raccontato all'avvocato Barra di quanto fosse “largo nello spendere” e, senza mai accusarlo espressamente, aveva lamentato la sparizione di parte della propria pensione, che era solito nascondere in parti della casa dove solo Rougui poteva aver “messo mano”. Il secondo, invece, ospite per quasi 20 anni presso l'abitazione di Gilardi, si sarebbe allontanato dopo la nomina del primo amministratore di sostegno.
Sono anche stati escussi come testimoni di polizia giudiziaria il comandante Vincenzo Valenza e il maresciallo Leonardo Casella della stazione Carabinieri di Brivio: entrambi hanno riferito al giudice che il signor Gilardi era solito fare visita in caserma per lamentare situazioni create dai propri ospiti. “Abbiamo diversi esposti nei confronti delle persone che ospitava. Lui ospitava volentieri chi ne aveva bisogno, poi se aveva bisogno di imporsi veniva da noi per chiedere aiuto” ha dichiarato il comandante Valenza, ricordando in particolar modo la richiesta di allontanare Abushunar Nedal perché “aveva paura” e della segnalazione di un incendio nelle sue proprietà di cui Carlo avrebbe ritenuto responsabile Hichem Horroun. Il maresciallo Casella ha invece riferito in merito alle pessime condizioni igieniche in cui l'anziano viveva nel 2020: “in una stanza c'era un materasso per terra ed escrementi di animali. Ho chiesto ad Hichem dove stava il signor Carlo e lui mi ha detto che dormiva proprio lì”.
Infine, prima che il giudice disponesse rinvio al prossimo 17 gennaio per la prosecuzione dell'istruttoria con i testimoni dell'accusa (rappresentata in aula dal vpo Mattia Mascaro), è stata sentita il maresciallo del Nucleo di Polizia Finanziaria che nel 2020 ha effettuato le indagini sui conti correnti del professor Gilardi, tracciando bonifici e prestiti che sarebbero stati elargiti in altre forme dall'anziano agli odierni imputati.
F.F.
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