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Scritto Lunedì 07 novembre 2022 alle 11:57

Imbersago: focus sulle Case di Comunità con il Comitato assistenza domiciliare

Si è parlato di cure primarie e diritto alla salute nella sala consiliare di Imbersago nella serata di giovedì 3 novembre. A organizzare l'incontro è stato il Comitato assistenza domiciliare pubblica - in collaborazione con il Comune - che ha invitato inoltre il presidente della Cooperativa Sociale "New Ideas of Welfare" e coordinatore del progetto "Salute senza Frontiere" Ambrogio Manenti per un focus sulle Case di Comunità.


A dare il benvenuto ai presenti è stato Carlo Sala, rappresentate del Comitato costituito da cittadini della Brianza lecchese che si sono uniti per chiedere il potenziamento del servizio di assistenza domiciliare pubblica. Sala ha descritto il Comitato, approfondendo le motivazioni che hanno portato alla costituzione, ovvero il fatto di aver vissuto in prima persona le difficoltà di assistere una persona cara giunta alla condizione di non essere più in grado di assolvere alcune o tutte le attività della vita quotidiana.

Ambrogio Manenti e Carlo Sala


"Oggi le persone con più di 65 anni sono circa il 24% del totale - ha spiegato Sala. - La maggior parte di noi sta bene o ha acciacchi con cui ha imparato a convivere, ma quando una persona si trova in difficoltà è necessario che ci siano quei servizi che consentano di rimanere il più possibile a casa propria". Da qui - secondo il Comitato - la necessità di un miglioramento della medicina del territorio e di un potenziamento dell'ospedale Mandic. I problemi individuati però sono diversi: la privatizzazione e il conseguente depotenziamento della sanità pubblica, la mancanza di preparazione adeguata e il fatto che l'assistenza domiciliare non dovrebbe essere solo sanitaria, ma anche sociale.


A tutto questo si aggiungono i fondi del PNRR, finanziamenti ingenti che però non possono essere utilizzati per assunzione del personale, ma solo per apparecchiature e strutture, come le Case di Comunità. Queste entrate sono chiaramente positive, ma cosa succede se si spendono soldi per realizzare strutture che poi non funzionano? "È importante avere un distretto sanitario pubblico di 100.000 abitanti - ha detto Sala, - con una struttura organizzativa forte all'interno del quale sono situate varie Case di Comunità di cui godono da 10.000 a 50.000 abitanti a seconda delle caratteristiche del territorio". Ma non solo, il punto cruciale delle Case è l'approccio multidisciplinare che viene offerto grazie alla collaborazione tra più professionisti sanitari.

 


A portare esempi positivi di Case di Comunità avviate da anni e ormai consolidate è stato Ambrogio Manenti, medico esperto in sanità pubblica che ha lavorato con l'Organizzazione Mondiale della Salute nei Balcani, in Palestina, in Iran, in Egitto e a Ginevra, e che ha realizzato il documentario "Idee per le Case di Comunità", in collaborazione con il docente di Sanità pubblica e Politica sanitaria Gavino Maciocco e il regista Carlo Concina. Le Case prese in esame nel video proiettato nel corso della serata si trovano in Toscana - nel quartiere Le Piagge di Firenze e a Querceta, frazione di Seravezza - e in Emilia Romagna - a Fanano e a Castelfranco, provincia di Modena.

Ambrogio Manenti

 

Ciò che è trasparso dal documentario è che queste Case sono state realizzate (o sono nate dalle ceneri di ex-Case della Salute) intercettando il reale bisogno della popolazione che ne usufruisce. I vantaggi che ne derivano sono notevoli non solo per i pazienti, ma anche per i medici di medicina generale, il personale infermieristico e altri medici specializzati che ci lavorano. Dalle testimonianze raccolte nel video infatti tutti hanno evidenziato la positività della collaborazione e coordinazione tra il personale, l'immediato confronto tra colleghi e il supporto reciproco nella presa in carico dei pazienti. A questo si aggiunge anche la gestione logistica degli spazi. L'altra grande e indispensabile risorsa che permette a queste Case di funzionare al meglio è la presenza di volontari che si occupano del servizio accoglienza o del trasporto dei pazienti. "I soldi del Pnrr sono un bene - ha commentato il dottor Manenti - ma serve un progetto. Entro il 2026 è prevista l'apertura di 1.300 Case nel nostro Paese".

Il dottor Umberto Motta


Presente in mezzo al pubblico anche il dottor Umberto Motta, andato in pensione pochi mesi fa, che si è detto scettico in merito alle Case di Comunità e ha domandato allora se non è possibile prendere in considerazione il potenziamento degli studi associati. Ciò che mancherebbe dagli studi associati però, ha fatto presente Manenti, sarebbe la multidisciplinarità, peculiarità importante nelle Case di Comunità. Intervenuto poi anche Flavio Donina, che ha voluto fare un punto sulla situazione locale parlando della proposta costruita a novembre dell'anno scorso per il distretto lecchese, che ha previsto l'apertura di due Case a Bellano, quattro a Lecco e tre a Merate. A tal proposito ha fatto riferimento al piano di zona approvato da tutti i sindaci (clicca QUI per visualizzare il documento).


Infine, a raccontare la situazione locale anche due amministratori del territorio: l'assessore al welfare di Merate Franca Maggioni e il sindaco di Calco Stefano Motta, che si era contraddistinto per la mancata partecipazione all'inaugurazione della Casa di Comunità di Olgiate Molgora lo scorso aprile (clicca QUI). "Su questo territorio abbiamo vissuto esperienze positive per quanto riguarda la medicina di gruppo, grazie all'organizzazione di alcuni medici" ha detto il primo cittadino calchese, citando la cooperativa Cosma. "Ma anche un'esperienza negativa: quella dei Prest. Era stato stipulato un accordo di programma a Olgiate Molgora nell'autunno nel 2018, ma poi non si è mai realizzato nulla. Quando poi è stata approvata l'ultima riforma, quella istitutiva delle Case di Comunità, ricordando quella esperienza è stato predisposto il documento a cui accennava il dottor Donina. La Casa di Olgiate è stata la prima inaugurata, ma è tutt'ora ferma."

Flavio Donina e il sindaco di Calco Stefano Motta


Da un recente incontro con la Dirigenza di Asst, ha informato Motta, è stato riferito che la Casa l'adeguamento della Casa di Olgiate è stato finanziato da fondi del PNRR: "In Provincia di Lecco sono arrivati 22milioni per sistemare le strutture. A Olgiate è prevista la realizzazione di una pensilina, nient'altro. La Dirigenza però ha detto che la struttura è inadeguata e gli spazi non sono sufficienti per l'accoglienza, il triage, etc. L'impressione è che i fondi arrivino per sistemare le strutture, ma non per far partire effettivamente le Case" ha concluso, aggiungendo che ai Comuni è stato chiesto di provvedere ai costi degli assistenti sociali da inserire.

L'assessore al welfare di Merate Franca Maggioni


L'assessore Maggioni di Merate ha parlato invece dell'idea dei medici del paese di riunirsi: "Abbiamo messo loro a disposizione una struttura per consentirgli di lavorare in gruppo. Non tutti hanno aderito, ma molti avevano spinto per la medicina di gruppo. Sono partiti, anche grazie alla cooperativa Cosma che è stata molto collaborativa. Adesso è arrivata la prima impiegata amministrativa. Ora si pensa a un'infermiera. Nel piano sotto abbiamo un altro locale che metteremo a disposizione per l'assistente sociale e sportello badanti" ha spiegato, riferendosi alla vecchia palazzina dei vigili di Villa Confalonieri.


Ambrogio Manenti è rimasto stupito della presenza di medici e amministratori all'incontro. "Mi fa specie però che non ci siano Dirigenti".

E.Ma.
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