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Scritto Sabato 17 luglio 2010 alle 11:14

Sulla (in)decenza dell'accordo di Pomgiliano

“Fino ad un anno fa lavoravo in una ditta di 40 persone che purtroppo ha dichiarato il fallimento ... ci siamo rimboccati le maniche e che io sappia tutti e 40 abbiamo chi prima e chi dopo trovato una nuova occupazione”: così scriveva il non meglio identificato signor Mauro lo scorso 25 Giugno. Oggi (16 Luglio) il medesimo lettore mi chiede candidamente che cosa cambierebbe nella sostanza se si firmasse per intero. Semplicemente, si assumerebbe la responsabilità di ciò che scrive, e potremmo verificare per esempio se quanto ci raccontava sulle vicende sue e dei suoi 39 colleghi di lavoro è una panzana oppure un miracolo. Giuseppe Coletti, delegato FIOM-CGIL della Fomas (che non per caso non si vergogna di firmarsi) dubita in un suo messaggio del 26 Giugno che il signor Mauro “dica balle”, ed è obiettivamente difficile dargli torto: se non altro, con i tempi che corrono, quaranta dipendenti che trovano tutti prontamente un nuovo lavoro dopo il fallimento della loro ditta sarebbero già finiti sotto i riflettori televisivi a dimostrazione dell'efficacia delle misure anticrisi (peraltro inesistenti) varate dal Governo, o no? Il nostro lavoratore modello, che qualunque imprenditore sognerebbe di avere alle sue dipendenze, prosegue poi affermando che l'offerta della Fiat agli operai di Pomigliano non gli sembra comunque così scandalosa.
Ognuno, ovviamente, è libero di scandalizzarsi per ciò che ritiene giusto, ed esiste sicuramente qualcuno che troverebbe accettabile anche la proposta della reintroduzione dell'antica schiavitù, magari riservandola (inizialmente, nessuno si illuda) alla mano d'opera immigrata.
Chi voglia farsi un'idea personale della decenza o dell'indecenza dell'accordo separato sancito dal referendum del 22 Giugno non ha comunque che da consultarne il testo (reperibile per esempio sul sito del Corriere della Sera, sezione economia, in data 15 Giugno). Io mi limitavo ieri a farne osservare l'illegittimità, l'illegalità e la violazione di diritti sanciti dalla Costituzione, che lo rendono senza dubbio nullo: non mi risulta che il potere legislativo, nè tanto meno quello di riformare la carta costituzionale, siano stati finora devoluti a corpi elettorali 4881 persone scelte da un datore di lavoro in grado di ricattarle.
Michele Bossi
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