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Scritto Venerdì 16 luglio 2010 alle 15:10

Siamo dei poveri operai, aiutatemi a trovare una risposta

Messaggio: La vicenda della Fiat sta assumendo una dimensione tale da coinvolgere il Governo, le Istituzioni e le forze politiche che, hanno a cuore il futuro dell'industria, dell'economia e dell'occupazione sana del nostro Paese.
Ci sono due punti di partenza per poter agire con saggezza su un tema così delicato. Innanzitutto bisogna sottolineare che la Fiat è un'azienda che ha sempre ricevuto importanti finanziamenti pubblici da parte dello Stato e non può quindi pensare all'Italia solo come ad un mercato, come se non vi fosse una responsabilità sociale per le risorse ricevute.

In secondo luogo, è necessario considerare gli esempi che arrivano dalla nuova mappa mondiale dei produttori di auto. Le aziende in Francia e in Germania si stanno occupando dei nuovi mercati e, contemporaneamente, investono nel proprio Paese senza mettere in contrapposizione i diritti dei lavoratori con i piani industriali. Ci poniamo quindi alcune domande alle quali riteniamo che gli azionisti, i dirigenti della Fiat ed i rappresentanti dei lavoratori debbano rispondere.

Come si spiega che l'industria dell'auto tedesca, con un accordo tra Merkel e sindacati, stia investendo nel proprio Paese per produzioni qualificate e di alto valore aggiunto? Come si spiega che l'intenzione della Renault in Francia di chiudere stabilimenti e portare la produzione in Turchia sia stata definitivamente bloccata da Sarkozy? Come si spiega che negli Usa gli aiuti pubblici alla Chrysler/Fiat sono stati vincolati da Obama allo sviluppo di produzioni a minor impatto ambientale, tanto è vero che la Fiat costruirà la 500 elettrica negli Usa? Come si spiega che un operaio della Fiat prende millecinquecento euro medi netti al mese e quello tedesco a parità di mansioni ne percepisce più di tremila con una differenza del costo della vita solo del 20%? Come si spiega che in Italia, dopo gli enormi finanziamenti pubblici, viene annunciata la chiusura della Fiat di Termini Imerese in Sicilia, per il 2011, con duemila posti di lavoro che saltano tra diretti e indiretti? Come si spiega che a Melfi e a Mirafiori si licenziano delegati sindacali e lavoratori che esercitano il diritto sacrosanto della critica e dello sciopero? Come si spiega che a Pomigliano i lavoratori debbano cancellare diritti previsti dai contratti e dalle leggi sotto il ricatto della chiusura dell?azienda e dei licenziamenti? C'è qualcosa che non va.

E' ora di aprire gli occhi, e come dice giustamente Don Giorgio, smetterla di fare gli ipocriti, facendo finta che tutto sia normale. I nostri vecchi si stanno rigirando nelle tombe, vedendo tutte le loro faticose conquiste svanire nel nulla. Voglio dare un "ringraziamento" particolare al partito della Lega, che si trova al governo grazie ai nostri voti, e se ne infischia altamente di ciò che sta avvenendo.

Giuliano Bonfanti
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