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Scritto Lunedì 08 agosto 2011 alle 14:46

Brivio: una vicenda dal retrogusto amaro per l’ambiguità del ''nostro'' Monsignore

L’attacco, soprattutto se becero e violento, di un noto intemperante è una stelletta da inserire sopra la spallina, una nota di merito cui un cronista deve aspirare se davvero fa questo mestiere con serietà, competenza e libertà. Come lo fa la collega aggredita brutalmente da don Nando. Per quanto ci riguarda non ne facciamo un dramma, pur comprendendo il disagio della giovane cronista che proprio a Brivio risiede con la famiglia. I nostri legali, gli stessi che hanno ottenuto la clamorosa vittoria in Corte di Cassazione circa la responsabilità del direttore di una testata online, che oggi fa giurisprudenza a livello nazionale, hanno già il materiale necessario per predisporre una querela penale e/o avviare una causa civile con richiesta di risarcimento danni sia a nome della collega ingiuriata e diffamata sia per conto di merateonline e di chi rappresenta la testata. Dubitiamo che questa volta il signor parroco la faccia franca. Del resto è nota la sua propensione ad attaccare la stampa se appena accenna ad una vicenda che lo vede coinvolto. Fu così per l’oratorio, poi per la scuola materna e così via. I suoi strali hanno colpito un po’ tutte le testate giornalistiche locali. Ma questa volta, attaccando direttamente una persona, ha passato il segno. E un Giudice stabilirà di quanto.
Monsignor Bruno Molinari
La circostanza sulla quale vogliamo soffermarci però è un’altra. Forse ingenuamente, avvertiti del contenuto del bollettino, la mattina di ieri, domenica, abbiamo telefonato a mons. Bruno Molinari chiedendo a lui di intervenire anche per evitare sviluppi giudiziari. Analoga disponibilità l’avevamo già manifestata ai carabinieri. Il Monsignore ha ascoltato il nostro breve riassunto dei fatti mostrando grande comprensione e condannando senza se e senza ma il contenuto dell’invettiva. La telefonata si è conclusa con l’assicurazione da parte sua di un rapido intervento e con l’invito a procedere giudizialmente contro don Nando affinché capisca, parole del Monsignore, “una volta per tutte” che queste cose non le deve dire né scrivere. Confortati dalla piena solidarietà di mons. Molinari abbiamo atteso, come d’accordo sue comunicazioni successive all’incontro col parroco di Brivio. Nel tardo pomeriggio però queste comunicazioni ancora non erano giunte, in compenso abbiamo appreso da fonte sicura che Monsignore era al corrente del bollettino dalla sera precedente, informato da un’Autorità civile che a sua volta aveva chiesto un intervento rapido proprio per evitare che accadesse ciò che poi domenica è accaduto. Dobbiamo dire che questa vicenda ci ha lasciato l’amaro in bocca assai più dello scriteriata iniziativa di don Nando. Perché il Monsignore non ci aveva detto di essere già al corrente della vicenda? Perché ha simulato di non saperne nulla? Perché ancora nel tardo pomeriggio niente aveva ancora fatto? Ammettiamo di avere scarsa conoscenza dei meccanismi che regolano i rapporti tra preti, anche se la storia insegna come, perso il regno pontificio la chiesa si sia sistematicamente appoggiata al potere dominante del momento per ottenere contropartite secolari. I continui richiami minacciosi a don Giorgio De Capitani lo dimostrano. Ma per quanto ignari ci viene il dubbio che l’abile Monsignore abbia colto l’occasione per lasciare a noi il compito di togliere le castagne dal fuoco. Solo così si spiega l’immobilismo del prelato e la sua insistenza a che noi ci si rivolga al’Autorità giudiziaria contro don Nando, “lasciando però – sempre parole del Monsignore – fuori la Parrocchia dalla vicenda, perché non c’entra”. Eh no caro Monsignore, lo dirà il Giudice se la Parrocchia che edita il bollettino non c’entra. Intanto una lezione l’abbiamo imparata: quando, semmai, avremo ancora bisogno di un colloquio con una gerarchia locale della chiesa eviteremo di chiamarla. Passi il danno, ma la beffa no. L’occasione, comunque, torna utile per verificare chi ha davvero a cuore la libertà d’informazione al punto da manifestare pubblicamente solidarietà alla collega e al giornale. Lasciar passare un attacco così violento e immotivato – perché il servizio era una nota informativa colorata solo dalla domanda se non vi fossero altre priorità rispetto ai gradini di una chiesa vista la coda sempre più lunga fuori dalla porta dei servizi sociali – significa aprire la strada ad aggressioni sempre più vili. Oggi ai giornali, domani all’Amministrazione laicamente e democraticamente eletta. Non per piaggeria, naturalmente. Ma perchè crediamo sia un dovere di tutti dire con fermezza no a queste aggressioni.
Claudio Brambilla
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