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Scritto Mercoledì 02 marzo 2022 alle 20:58

Merate: la città si ferma per dire no alla guerra. Centinaia in piazza con bandiere, riflessioni e canzoni che parlano di pace


"No alla guerra", questo il ‘semplice' ma profondo e tremendamente necessario messaggio che hanno gridato all'unisono oltre trenta associazioni meratesi e centinaia di cittadini durante il presidio contro il conflitto in Ucraina che si è tenuto nel pomeriggio di oggi in piazza Prinetti.


Tutti insieme, a una settimana dall'invasione dell'esercito russo, per lanciare messaggi di pace e solidarietà, per dire basta ai conflitti, basta alle armi, basta alle sofferenze inflitte ai più deboli per mano dei potenti.

Bambini e genitori, anziani e ragazzi hanno iniziato a radunarsi in piazza Prinetti attorno alle 17:30, dove alcuni negozianti hanno anche abbassato le serrande in segno di condivisione, "armati" di bandiere della pace, striscioni e cartelli. Il presidio è iniziato poco dopo le sei, quando i rappresentati della sezione locale di Amnesty International e don Davide per il Decanato hanno ringraziato tutti per la presenza e l'impegno nell'offrire questo momento di testimonianza e solidarietà tra popoli. "Crediamo che essere qui sia una scelta importante perché testimonia la forte condivisione di un valore fondamentale e prioritario che supera ogni altra appartenenza e ci restituisce alla nostra comune umanità: LA PACE".


"Tante persone in Ucraina stanno perdendo i propri famigliari e i propri amici, cercano di proteggere i figli nelle cantine e nelle gallerie delle metropolitane, o di salvarli fuggendo verso i confini, quando avevano immaginato per loro una vita serena, fatta di giochi all'aria aperta o di sogni realizzati. Il nostro essere qui stasera vuole essere un gesto condiviso di testimonianza per ridare centralità al valore della pace, per chiedere ai governi di restituire potere alla forza delle parole e non rassegnarsi alla logica delle armi e delle violenza, per dire che non siamo indifferenti alla sofferenza degli altri e alla violazione dei loro diritti".

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È iniziato così un alternarsi di letture, canzoni e momenti di riflessione durato circa un'ora. Toccanti le testimonianze di due giovani donne ucraine, Oxana e Ania. La prima, cittadina osnaghese da anni in Italia, molto commossa ha ringraziato a nome della sua nazione il Paese in cui vive e i suoi abitanti: "Solo la forza e solo l'unità può salvare il mondo e può davvero regalare la pace. Ringrazio di cuore tutto il popolo italiano". Ania ha ribadito con forza come il popolo ucraino sia fatto di gente pacifica che intrattiene rapporti sereni anche con i russi.
Tanti i pacifisti, gli scrittori, giornalisti e uomini e donne celebri citate durante le letture, da Gino Strada a Umberto Eco, da Tiziano Terzani a Papa Giovanni XXIII; molte le cose dette, differenti nella forma, ma sempre unite nel principio.

 

"Noi, - ha detto Pierangelo Marucco parlando a nome del direttivo dell'associazione La Semina - leviamo la nostra voce ferma e chiara insieme al coro di sdegno e di condanna, che da tante parti del mondo si sta levando. Non si sono ancora del tutto spente le voci dei padri e dei nonni che ebbero la sventura di vivere gli orrori dell'ultima guerra mondiale ed ecco che dalle profondità dell'umana malvagità sorge di nuovo quello spettro". Una pioggia di applausi gli è stata rivolta quando, in conclusione, ha detto: "L'umanità è di fronte ad un bivio: la vita di tutti gli esseri viventi in armonia e in pace, da una parte, e autodistruzione e morte dall'altra e dunque assoluta solidarietà con il popolo ucraino e non con Putin".

Presenti tra la folla anche molti sindaci, assessori e consiglieri dei Comuni sia dal meratese che del casatese, che hanno tenuto ad esserci in un momento così importante, che è stato chiuso con uno dei più celebri inni di pace noti al mondo, "Imagine" di John Lennon, interpretata da Samuele, un giovane allievo della scuola di musica San Francesco che nel corso del presidio ha offerto altri famosi pezzi di Bob Dylan: "Blowin' in the wind" e "Knockin on heaven's door".

 

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Edoardo Mazzilli
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