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Scritto Sabato 26 febbraio 2022 alle 09:19

Merate: vendono l'auto online ma due coniugi vengono truffati

Avevano deciso di mettere in vendita la loro auto tramite un sito internet ma...sono incappati in una truffa. È accaduto il 16 marzo del 2019 a due coniugi di Merate che, contattati da una donna alla loro utenza telefonica per l'acquisto della vettura in vendita, sono stati indotti a effettuare due bonifici di 500 e 400 euro a favore della postepay di un un uomo, classe 1951, di Pescara che, stando al racconto, non riusciva a effettuare a loro favore il bonifico per l'auto. I due coniugi avrebbero avuto rassicurazioni che sarebbero tornati in possesso del denaro oltre a quello pattuito per la vendita ma così non è stato.
Nell'udienza tenutasi al cospetto del giudice Gianluca Piantadosi, titolare del fascicolo, sono comparsi sia i coniugi che il Comandante della Stazione dei Carabinieri Edonio Pecoraro. Congedati i primi in quanto la difesa del pescarese, rappresentata dall'avvocato Ruggero Panzeri del foro di Lecco, ha acconsentito all'acquisizione al fascicolo del giudice della querela, a illustrare le indagini è stato il militare. In particolare i Carabinieri sono risaliti all'identità dell'imputato grazie all'intestazione della carta su cui le persone offese hanno accreditato i 1400 euro; il numero di telefono da cui invece i meratesi sarebbero stati raggiunti era intestato ad una terza persona. Non si è invece scoperta l'identità della donna che avrebbe portato i due allo sportello bancomat e che li avrebbe materialmente guidati, facendo credere loro di ricevere un pagamento, ad effettuare i bonifici.
Dichiarata chiusa l'istruttoria dibattimentale, il Vpo Mattia Mascaro ha chiesto la condanna dell'uomo, riconosciute le attenuanti generiche, a 8 mesi di reclusione e al pagamento di 1500 euro di multa; di contro l'avvocato Panzeri ha chiesto per il suo assistito in primo luogo l'assoluzione per non aver commesso il fatto, sostenendo che la condotta materiale sia stata tenuta da una donna non identificata, e in subordine il minimo della pena e il riconoscimento delle attenuanti generiche.
Ritiratosi in camera di consiglio, il giudice Piantadosi ha condannato l'imputato, riconosciutegli le attenuanti generiche, a 8 mesi di reclusione e al pagamento di 500 euro di multa nonchè al pagamento delle spese processuali.
B.F.
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