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Scritto Sabato 22 gennaio 2022 alle 11:48

Gino del Boca: lascio la segreteria, manca la volontà di cambiare, la dirigenza è sorda e non c'è una vera regia della Federazione

Il circolo PD di Merate ha sempre fatto – per forza di cose – da perno alle sezioni più piccole del circondario. Le secche dimissioni del suo segretario Gino del Boca e, molto probabilmente, dell’intero direttivo apriranno – o perlomeno dovrebbero aprire – una seria riflessione nel Provinciale guidato da Marinella Maldini. Dopo le pesanti sconfitte alle amministrative dell’ottobre 2021 in Comuni chiave per il centro-sinistra nel Meratese, dopo la sconfitta alle Provinciali (per cui non si possono escludere franchi tiratori) e ora con il passo indietro della dirigenza del PD di Merate, il Sud della Provincia appare allo sbando e fuori dal controllo del Partito Democratico. Intanto abbiamo intervistato Del Boca, per comprendere come è arrivato a maturare questa scelta.

 

Il suo malcontento all’interno del PD è cosa nota da tempo, Del Boca. Ora arriva la notizia delle sue dimissioni. Cosa l’ha frenata fino a questo momento?


“In primis il senso di responsabilità nei confronti di chi mi ha riconfermato nel 2020. Abbandonare sùbito dopo e nel pieno del periodo Covid non sarebbe stato opportuno e c’era il rischio che il circolo implodesse completamente in una fase dove le limitazioni frenano le possibilità di aggregazione. Nutro un rispetto enorme per le persone con le quali ho lavorato in questi anni. Non mi sembrava corretto lasciarle sole. Nella prima fase della pandemia ci siamo anche attivati con una certa passione realizzando un vademecum rivolto alla cittadinanza con la sintesi dei servizi extra offerti dalle Istituzioni. Poi, personalmente, è scemato l’entusiasmo”.



Nella scelta hanno inciso le amministrative di ottobre, specialmente a Cernusco Lombardone, e le Provinciali?
 

“No, non direi affatto così, altrimenti mi sarei dovuto dimettere già dal referendum del 2016! Da qualche mese non spingevo più, potevo lasciare prima, ma ho preferito aspettare per le ragioni già espresse. Certamente mi è dispiaciuto per Cernusco dove è prevalsa l’avversione a determinati nomi piuttosto che la discussione su un programma. È mancato poi un coordinamento unitario dai livelli più alti del partito. Per quanto riguarda le Provinciali è mancata una regia della Federazione del partito per strutturare un’alleanza, il resto è stato consequenziale. È stata data un’immagine sbagliata e controproducente nell’avanzare due nomi per il centro-sinistra. E poi il candidato individuato non è stato sufficientemente sostenuto”.

 

Ha già in mente qualcuno che potrà prendere il suo posto?
 

“Non spetta a me dirlo. Verrà convocato il congresso e verrà così scelto il nuovo segretario o la nuova segretaria. Largo ai giovani e alle donne! Il mio augurio non è soltanto che avanzi qualcuno con nuova energia, ma soprattutto che si possa ritrovare nelle condizioni per lavorare al meglio. E al momento non trovo che ci siano ancora, purtroppo”.



Cosa andrebbe migliorato?


“Come ho avuto modo di dire più volte, penso sia inutile andare avanti con le piccole sezioni che alimentano una struttura parassitaria. Sarebbe il momento di cambiare le regole del gioco, per tornare ad essere impattanti. Altrimenti i risultati saranno come quelli che abbiamo visto di recente sul territorio. C’è tanta forma e poca sostanza, non nascono nuove idee perché si ritrovano sempre le stesse persone oppure emergono nuovi nomi ma legati a vecchi volti”.

 

Dunque si dovrebbe ripartire da un ripensamento dello Statuto?
 

“Se si legge e si studia lo Statuto, lo si può comprendere. Ma risulterà pur sempre arzigogolato e perde di senso se la macchina è così articolata. Nel 2020 io, insieme ad altri, avevo chiesto la revisione dello Statuto, per abbandonare l’idea delle sezioni ristrette e dare centralità ai coordinamenti territoriali più ampi. Resterebbe un referente per le singole zone per mantenere il contatto con gli iscritti e per raccogliere le tessere, ma senza avere l’onere di pensare a tutto. Si tratterebbe di unire le forze dove possibile. A Merate dal 2017 al 2020 abbiamo provato ad avviare un laboratorio in tal senso. Abbiamo tentato di ‘forzare’ gli strumenti che avevamo, ma ci è stato negato e la dirigenza è stata sorda. Non è colpa di una persona nello specifico, è proprio il modo in cui è strutturato lo Statuto a non concedere alternative. Ma così sembra si faccia di tutto per allontanare i militanti”.

 

Andrebbe rinnovata la classe dirigente?
 

“La struttura è piramidale e non meritocratica. Mi preoccupa più la futura classe dirigente dell’attuale visto che non si fa più formazione politica. Alla fine dei conti solo chi ha delle conoscenze può raggiungere delle posizioni che si sarebbe guadagnato sul campo, salvo rare eccezioni. Speravo fosse una questione che potesse dirimere Enrico Letta, ma vedo che il nostro segretario è più impegnato ad accettare che Draghi vada al Quirinale, mentre nella manovra finanziaria il PD non è riuscito nemmeno a far inserire il Bonus Psicologo, acclamato invece nella Regione Lazio guidata dall’ex segretario. Auspico che venga aperta una fase congressuale dal Nazionale in giù. Io posso chiederlo per il Provinciale, come avevo già fatto all’ultima Assemblea provinciale, e che avvenga anche a più riprese per un mese pur di ripensare le regole che sorreggono il partito”.
 
 

Siamo all’inizio del nuovo anno ed è il tempo del tesseramento. L’insofferenza è tale da non farle rinnovare l’iscrizione al Partito Democratico?


“La mia è una visione critica, ma continuo a pensare che l’unica alternativa alla destra è questa comunità. Il mio posto è qui e di sicuro non faccio il salto della quaglia come altri. Resto a disposizione per dare una mano qualora servisse, per i gazebo e per l’attività del circolo. Rimango tesserato al PD, ma vediamo prima come va la partita del Quirinale. Dopodiché, mi sto interessando ultimamente a realtà civiche come la ProLoco nella quale rapidamente hanno aderito molti volti nuovi. In fondo l’importante è fare qualcosa per la propria città”.

 

Corrono voci che, ultimata la specializzazione all’Università l’anno scorso, abbia quasi in mano il biglietto per partire per lavoro all’estero. Lascerà anche il Consiglio comunale di Merate?


“Mi piacerebbe fare un’esperienza lavorativa all’estero per poi tornare in Italia. Non c’è però nulla di deciso e al momento è tutto troppo prematuro per parlarne. Lo Statuto comunale mi pare consenta la sospensione per motivi simili. Dovrò fare le mie valutazioni. Più in generale, posso dire che ho cambiato un po’ i miei obiettivi personali. Perché non realizzarmi a livello professionale dopo dieci anni di militanza? Del resto i tempi della politica non si conciliano bene con quelli dello studio e del lavoro. E poi un buon politico è forse chi sta nel mondo reale, si accorge dei problemi concreti dei cittadini e che poi saprà affrontare nell’attività politica”.


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