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Scritto Mercoledì 05 gennaio 2022 alle 15:52

Retesalute: chiesto il rinvio a giudizio per la dott.ssa Ronchi

Il PM Paolo Pietro Mazza, il 20 dicembre ha chiesto il rinvio a giudizio di Anna Ronchi, 41 anni. L'udienza, con decreto del 28 dicembre è stata fissata davanti al GUP Nora Lisa Passoni il prossimo 9 marzo. Spetterà alla dottoressa Passoni valutare se concedere il rinvio a giudizio o archiviare.

Come si ricorderà Anna Ronchi ha ricoperto il ruolo di responsabile amministrativa dell'Azienda speciale negli anni al centro delle complesse ricostruzioni contabili che hanno accertato un disavanzo di oltre quattro milioni di euro. La dottoressa Ronchi, che ora non lavora più per Retesalute, era inizialmente salita alla ribalta delle cronache quando si era scoperto che nel luglio del 2016 aveva versato dal proprio conto personale a quello di Retesalute 25 mila euro, fondi necessari per poter pagare gli stipendi dei dipendenti. Tre mesi e precisamente il primo novembre, se li era restituiti. Un'operazione, che seppur al di fuori dalle regole della corretta gestione, era stata intesa come un gesto di generosità nei confronti dell'Azienda, che si era ritrovata con le case vuote e nell'impossibilità di far fronte agli stipendi dei lavoratori.

Un episodio questo che non risulta però nella richiesta di rinvio a giudizio che verrà discussa il prossimo 9 marzo durante l'Udienza preliminare che dovrà decidere le sorti della dottoressa Ronchi, difesa dall'avvocato Laura Annoni del Foro di Monza.

Articolato il capo di imputazione che pende sulla testa dell'ex responsabile amministrativa, unica imputata del procedimento penale.

Riferendosi all'articolo 2621 del Codice civile (false comunicazioni sociali), il magistrato ha imputato alla dottoressa le seguenti operazioni: perché, in qualità di dirigente preposto alla redazione dei documenti contabili societari dell'Azienda Speciale Retesalute, consapevolmente esponeva nei bilanci per gli esercizi 2017 e 2018 fatti materiali rilevanti non rispondenti al vero ovvero ometteva fatti materiali rilevanti la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria.

In particolare la dottoressa Ronchi contabilizzava come costi e ricavi di Ambito a conto economico, importi privi di rilevanza economica in quanto ente capofila "per specifiche progetti che con ruolo di ente gestore e pagatore", oltre alla mancata imputazione di importi secondo il principio della competenza economica. Inoltre all'ex responsabile amministrativa di Retesalute verrebbero contestati due "storni" dei costi effettuati il 30 giugno 2017 di cui uno per 237 mila euro e un altro di 194 mila euro del mastrino debito verso il fornitore Consolida. A questi si sarebbero poi aggiunti altri due storni, il 31 luglio 2018 di 555 mila euro del mastrino debitore verso il fornitore Consolida e il 31 gennaio 2018 di euro 70mila del mastrino debitore verso il Consorzio Domicare di Reggio Emilia e Contributi e rette area disabili. Operazioni che avrebbero comportato un risultato di esercizio in pareggio anziché in perdita per 885 mila euro nel 2017 e di 514 mila euro per il 2018.

Operazioni queste, che secondo il Sostituto Procuratore della Repubblica Mazza, avrebbero indotto altri in errore "al fine di conseguire un ingiusto profitto, rappresentato dal risparmio di spesa per i soci enti comunali che avrebbero dovuto ripianare le perdite e dal conseguente vantaggio per il consiglio di amministrazione derivante dal mantenimento delle cariche e dei relativi emolumenti".

Senza voler ovviamente entrare minimamente nel merito delle indagini e dell'operato della magistratura, forse è doveroso ricordare che per i componenti del Consiglio di amministrazione di Retesalute non è mai stato previsto alcun compenso o gettone di presenza. E' quindi difficile ipotizzare al momento, quale possa essere stato il tornaconto dei componenti del Cda che si sono susseguiti alla guida dell'Azienda.

Sorprende anche che la Ronchi sia imputata di aver favorito i Comuni soci evitando loro di ripianare le perdite quando già dal 2018 era evidente lo stato di illiquidità dell'azienda tanto che il CdA allora in carica aveva predisposto un piano di risanamento e rilancio, bocciato per pochissimi millesimi dall'assemblea stessa dei Comuni-soci.

A sostegno della tesi accusatoria sono stati acquisiti l'esposto presentato il 15 giugno scorso dal sindaco di Merate Massimo Panzeri e della dottoressa Maria Vignola in qualità di segretaria generale del Comune di Merate, esposto al quale è stata allegata la relazione del 8 giugno a firma del dottor Ciro D'Aries, divenuto poi presidente del Collegio di liquidazione di Retesalute. Ma anche l'esposto presentato alla Procura il 6 luglio dal segretario dei comuni di Sirtori e Viganò dottor Marco Redaelli e dal segretario del Comune di Casatenovo Giuseppe Mendicino, con annessa relazione del dottor D'Aries a cui si è aggiunta in data 24 luglio la segnalazione del sindaco di Sirtori Davide Maggioni.

Oltre a tutto questo c'è poi la denuncia querela presentata l'8 giugno dallo stesso dottor Ciro D'Aries nella sua veste di legale rappresentante di Retesalute, tenuto che l'Azienda speciale era ormai stata dichiarata in liquidazione e il dottor D'Aries eletto presidente del Collegio di liquidazione.

Le indagini sono state portate avanti dalla Guardia di finanza di Lecco, che ha acquisito parecchio materiale nel corso di una serie di visite presso la sede di Retesalute a Novate, tra cui la relazione della dottoressa Laura Mattiello del 14 gennaio 2020, che di fatto ha portato alla luce enorme disavanzo dell'Azienda speciale.

Tra le persone invece sentite, sempre dagli uomini delle Fiamme gialle, figurano Cesare Perego di Merate, addetto all'ufficio amministrativo di Retesalute; Marco Bertocchi di Torre Boldone, quale coordinatore dell'Organismo di vigilanza; Sara Garea Del Forno di Como nella qualità di componente dell'Organismo di vigilanza, il dottor Stefano Maffi di Merate, in qualità di revisore dei conti dal novembre 2018; il dottor Giovanni Perego di Monticello, revisore dei conti fino al novembre 2018; la dottoressa Simona Milani di Olgiate Molgora, ex direttore di Retesalute e attualmente in forze al Comune di Casatenovo, ma anche la dottoressa Mattiello, che è stata per un breve periodo direttore dell'area amministrativa.

Ovviamente agli atti risulta anche l'interrogatorio dell'indagata avvenuto il 29 novembre scorso, dopo che la dottoressa Anna Ronchi era già stata sentita nel mese di ottobre dagli uomini della Guardia di finanza.

Inizialmente il fascicolo era sulla scrivania del dottor Paolo Del Grosso trasferito un mese fa circa a Torino. L'attuale PM è distaccato alla Procura di Lecco, come altri in passato rimasti nel capoluogo soltanto pochi mesi. Giova però ricordare che in parallelo al procedimento penale era stato richiesto da Retesalute il sequestro cautelativo del patrimonio della Ronchi e di Simona Milani, oltre che il blocco del TFR di quest'ultima, ma tale richiesta era stata respinta sia dal giudice del lavoro dottoressa Federica Trovò, sia dalla sezione civile del Tribunale, presieduta dal dottor Ersilio Secchi. Con ampie motivazioni a discarico.

Va aggiunto anche che nelle fasi iniziali di questa contorta vicenda girarono illazioni circa presunte sottrazioni indebite con scambi temporali, proprio relativamente alla dottoressa Ronchi che prima versò soldi propri e soltanto mesi dopo se li fece restituire. Ma qualcuno aveva invertito l'ordine dei fattori. Ora non si esclude che gli avvocati difensori analizzando le denunce presentate dai comuni di Merate, Sirtori e Viganò valutino azioni legali. Come già fatto da cinque ex amministratori tutelati dall'avvocato Massimiliano Vivenzio che ha presentato denuncia-querela per diffamazione contro Ciro D'Aries presidente del collegio dei liquidatori. Determinante nella vicenda giudiziaria sarà l'atteggiamento che verrà assunto da Retesalute, che per coerenza dovrebbe prevedere la costituzione parte civile nei confronti dell'imputata. Sembrerebbe però che i sindaci, in particolare il primo cittadino di Casatenovo, il dottor Filippo Galbiati, abbiano chiesto al presidente del Collegio dei liquidatori, il dottor Ciro D'Aries, di interrompere tutte le azioni giudiziarie intraprese. Anche se ormai la macchina della giustizia si è messa in moto...

Angelo Baiguini - Claudio Brambilla
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