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Scritto Lunedì 20 dicembre 2021 alle 21:50

Retesalute: Ciro D’Aries querelato per diffamazione da cinque ex amministratori, tutelati dall’avv.Vivenzio. Ed è solo l’inizio

L'aveva anticipato nell'intervista rilasciataci la scorsa settimana, l'avvocato Fortunato Riva, difensore di Simona Milani, ex direttore di Retesalute: "Le infondate accuse pubbliche di falso in bilancio ed appropriazione, sollevate dai Liquidatori verso amministratori (che hanno dedicato tempo ed impegno alla gestione della cosa pubblica, senza alcuna retribuzione e senza alcuna illegittimità), nonché verso fior di professionisti che fanno della specchiatezza del proprio operato una ragione di vita, oltre che di professione, potrebbero spingere questi amministratori e questi professionisti a rivolgersi al giudice penale per far accertare una (eventuale) diffamazione aggravata nei loro confronti. Se poi fosse accertato che le stesse accuse infondate sono contenute anche nella denuncia proposta dai Liquidatori (che invece sapevano che non era stato sottratto alcun euro) potrebbe anche essere ritenuta sussistente la calunnia (che è un reato molto grave). Lei non crede, Direttore, che questi amministratori e questi professionisti agiranno per tutelare il proprio buon nome e la propria immagine contro le infondate accuse rivolte nei loro confronti dal Collegio dei Liquidatori" ?

 

 

Il dottor Ciro D'Aries e l'avvocato Massimiliano Vivenzio
Ed è stato buon profeta. A firma dell'avvocato Massimiliano Vivenzio, già più volte assessore al comune di Merate e profondo conoscitore dell'intera vicenda Retesalute è stata depositata formale denuncia-querela per diffamazione a carico di Ciro D'Aries, presidente del collegio dei liquidatori dell'azienda speciale pubblica. A incaricare il legale, i componenti del Consiglio di Amministrazione in carica in tempi e mandati diversi dal 2015 al 2019: Rita Bisanti, Valerio Colleoni, Giacomo Molteni, Alessandro Salvioni e Vulmaro Emilio Zanmarchi.

 

La denuncia-querela sostenuta dal legale con studio a Robbiate poggia sull'art.595 del codice penale e si riferisce nello specifico ai fatti accaduti durante un'assemblea a Merate tenutasi il 28 luglio scorso.

L'avvocato Vivenzio ha dedicato ore a sbobinare il registrato per estrapolare i testuali laddove si parla espressamente di malagestione, conti manipolati, bilanci e preventivi falsi. Affermazioni ritenute altamente denigratorie

E offensive dell'onorabilità di questi ex amministratori che, a norma di statuto, hanno operato a titolo del tutto gratuito. E in ogni caso, nonostante sia stato acclarato senza ombra di dubbio che nessun euro è stato sottratto. Ma i passaggi "incriminati", che Massimiliano Vivenzio ha messo a fuoco sono numerosi. Nello spiegare ai sindaci le ragioni della mancata conoscenze della tipologia dei debiti accumulati nel corso del tempo il Presidente del Collegio dei Liquidatori "... sollevava il dubbio con riferimenti profondamente denigratori..": Perché non potevamo riconoscere i debiti fuori bilancio? E' impossibile sapere se hanno rubato, se hanno comprato la Ferrari, se hanno fatto le vacanze con i soldi di Retesalute, chi poteva dirlo"?

Toni decisamente inquietanti, soprattutto se pronunciati quando le evidenze già escludevano qualsiasi ipotesi di sottrazione indebita. In realtà il dottor D'Aries se la prende anche con i Comuni che pure avevano debiti verso Retesalute non saldati. Ma, soprattutto, non hanno svolto alcun controllo nel corso degli anni: "La vostra vigilanza non vi consente di dire, quelli ci hanno nascosto, noi non abbiamo nessuna responsabilità".

Peraltro su diversi documenti si rilevano toni molto critici nei confronti degli ex amministratori e non è escluso che dall'esame delle registrazioni escano altri elementi in grado di chiamare in causa anche qualche sindaco che, soprattutto nelle fasi iniziali della vicenda non aveva lesinato con le parole.

Insomma si è voluto percorrere la strada a nostro parere peggiore prima votando una liquidazione che poteva essere evitata sia in punto di diritto sia in punto di fatto, e non lo diciamo noi ma esperti di aziende speciali pubbliche, e poi si è dato fondo a una campagna aggressiva che si è persino riverberata nelle delibere predisposte dai liquidatori e date ai Comuni per l'approvazione del debito fuori bilancio. Diversi comuni, a partire da Casatenovo, però, hanno espunto tutti i riferimenti a azioni legali con annessi e connessi.

Evitando così abilmente una chiamata di correità. Del resto l'ordinanza prima della dottoressa Federica Trovò giudice del lavoro di Lecco e poi della prima sezione civile del medesimo tribunale hanno già indicato chiaramente la rotta.

E chi ha parlato a sproposito ora si deve preoccupare seriamente.

E' probabile che questa denuncia-querela sia la prima. Di una serie.

C.B.
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