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Scritto Martedì 30 novembre 2021 alle 12:19

Merate ha perso l’ennesima occasione di tornare ad essere centrale nel territorio

Il dibattito sulla delibera di ripiano del debito accumulato da Retesalute è stato definito surreale dalla consigliere Patrizia Riva. E aggettivo migliore non si poteva trovare. Mettiamo qualche punto fisso. Dunque Merate deve corrispondere a Retesalute 430mila euro (o 516mila in base al piano dei liquidatori) ma è anche creditore di Retesalute per 380mila euro. Dunque la compensazione tra le due partite correnti dà luogo a un differenziale di 50mila euro in forza del quale la maggioranza del Consiglio comunale ha votato la messa in liquidazione. E già qui anche a chi è digiuno di questioni contabili si rizzano i peli delle braccia.

Come si è giunti ad accumulare un debito calcolato in 3.9 milioni attribuendo forfetariamente 1.5 milioni di perdite agli esercizi antecedenti il 2015? Non certo per il minor costo dei servizi ha tuonato il signor Sindaco, questa è una bufala messa in giro da qualcuno. Effettivamente la tesi è sostenuta anche da Renato Ghezzi di Viganò, un nome di peso, un personaggio sempre presente in Retesalute che per una pura svista ha votato i bilanci con qualche euro di utile anziché qualche centinaio di migliaia di euro di perdita. Certo ci sono pareri purtroppo per Panzeri e Ghezzi diversi, anche se forse meno autorevoli. Per esempio il collegio dei liquidatori, e cioè il professor Ciro D'Aries e colleghi scrive: "...le perdite ricostruite sono causate da occultamenti dei veri costi aziendali non coperti da tariffe adeguate...." Sicuramente una bufala. Come quella spacciata dal Consiglio di Amministrazione: ".... Il fatto è che, nella migliore delle ipotesi, i servizi forniti da Retesalute vengono fatturati in perdita o a una cifra pari al costo di produzione e ciò porta il margine operativo lordo (Mol) pari o inferiore a zero...".

E qui anche i capelli si rizzano in testa dato che a sostenere la tesi della bufala è il primo "azionista" di Retesalute nonché il presidente dell'assemblea dei soci. Panzeri non ha considerato che il prezzo di vendita del servizio, oltre a coprirne il costo di produzione deve soddisfare anche tutte le spese generali sostenute dall'azienda. Per cui il suo calcolo sul modesto differenziale imputato ai singoli comuni è la sola algebrica sottrazione ricavo meno costo. E tutte le altre spese aziendali con quali risorse avrebbero dovuto essere coperte?

A onor del vero il Sindaco ha ammesso di non conoscere la materia contabile (carenza che induce molti a confondere debiti con perdite e imputazioni di cassa o competenza per ammanchi) ma di avere il brutto vizio di leggere le carte. Forse però, pur avendo letto molto ha capito poco.

Ma il problema vero è un altro: Merate anche stavolta ha perso l'occasione di riprendere il suo ruolo centrale nel territorio. In qualità di presidente dell'assemblea Panzeri avrebbe dovuto mettere in deliberazione il metodo di copertura del debito: o con il pro quota come ha sostenuto Casaletto o con il riparto proposto (e adottato) dal Collegio dei liquidatori. Invece ha deciso di agire in autonomia, senza concordare nulla con gli altri soci, per spendere meno e addossare la differenza a qualcun altro che - attenzione al linguaggio istituzionale - "la tirerà fuori.......".

A tentare di porre rimedio a tanta caduta di stile hanno provveduto Alfredo Casaletto con una dotta escursione tecnico-giuridica e Andrea Robbiani la cui posizione può non essere condivisa ma almeno ha il pregio della chiarezza: Retesalute così com'è non sta in piedi, diventi un broker capace di comperare i servizi sociali sul libero mercato.

Stupisce il silenzio dell'assessore alla partita Franca Maggioni che pare estranea al dibattito nonostante abbia la delega ai servizi sociali. Non stupisce la pochezza concettuale del capogruppo di maggioranza Centemero la cui inesperienza trova conferma ogni qualvolta si avvicina al microfono.

Aldo Castelli ha dato prova di competenza e compostezza: la delibera l'avrebbe votata in un amen se l'importo ivi iscritto fosse stato quello indicato dal Collegio dei revisori, a meno che anche questi abbiano operato contra legem. Difficile crederlo. Perché in tal caso tutti i comuni che ne hanno seguito le indicazioni sarebbero ora imputabili di danno erariale. Quali, a puro titolo di esempio, Casatenovo, Monticello, Imbersago, Cremella, Nibionno, Robbiate, Paderno, Cernusco, Osnago; Lomagna, Unione della Valletta, Brivio, la provincia di Lecco. Cambiare idea è sempre legittimo ma è poco serio adottare un piano a luglio e decidere poi di non onorarlo a novembre.

Ultimo appunto: come mai la diretta streaming è stata soppressa? L'assessore Robbiani, responsabile del servizio tecnico aveva assicurato che ci sarebbe stata; il vice sindaco Procopio anche. Poi qualche decina di minuti prima dell'inizio del Consiglio è stato comunicato che la segreteria (?) avrebbe deciso per la sospensione della diretta. Qualcuno può spiegarne le ragioni?

Claudio Brambilla
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