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Scritto Lunedì 22 novembre 2021 alle 08:01

La Valletta: ''Gocce d'Eternità'', un libro sul pensiero e la mistica di don Piero Pointinger

Riflessione è stata la parola cardine della serata di giovedì 18 novembre, che ha visto la presentazione del libro scritto da Don Giorgio De Capitani "Gocce d'Eternità" - accompagnato dai dipinti di Martina Viganò - contente i suoi scritti sul pensiero di Don Piero Pointinger, presso la sala dell'Ars di La Valletta Brianza.

Dario Colombo, don Giorgio De Capitani, Martina Viganò

Don Piero nacque nel 1925 e approdò nella comunità di Rovagnate nel 1948, dove a 23 anni celebrò la sua prima messa - ha raccontato don Giorgio durante la premessa all'introduzione della sua opera - e morì nel 1967. "La Comunità di Rovagnate ha avuto la fortuna di avere dei grandi preti. Don Piero è stato accolto da don Gaspare Cattaneo, che aveva già la sua importanza in paese come coadiutore. Lo ha saputo però proteggere nonostante fosse più libero nel pensare e meno tradizionalista di lui, e questa è stata un gran fortuna per don Piero".

Non c'è stata una vera e propria ragione che ha spinto il sacerdote a scrivere queste 160 pagine. Lo ha definito un "flash", a volte si sente semplicemente "la necessità di rispolverare ricordi sempre presenti nella mente e nel cuore, o forse perché il momento presente lo richiede". A proposito della contemporaneità, prima di entrare nel vivo della presentazione, don Giorgio ha poi spaziato. Prima ha menzionato le grandi personalità di un tempo, "filosofi, pittori, scrittori, poeti, musicisti...non possiamo definirli geni perché il genio è solo il Divino, casomai loro sono espressioni, scintille divine, ma tutto proviene da Dio". E poi si è riferito alla società odierna, "oggi le scintille non le vedo più. Dove sono i grandi filosofi di oggi? - si è chiesto con enfasi - l'essenziale è riscoprire le fiamme del passato. Noi siamo come nani sulle spalle dei giganti (ha detto citando il filosofo, Bernardo di Chartres), dobbiamo prendere spunto dai grandi del passato e dare di più" senza però copiarli, in modo "scimmiottesco". Si son toccati anche i temi del progresso tecnologico e delle donne, e infine la Chiesa in quanto istituzione.

Don Giorgio De Capitani

E qui don Giorgio ha introdotto la parola "mistica" che non si discosta poi tanto dalle intuizioni di don Piero Pointinger rinvenute tra i suoi appunti. "Allora la parola mistica era proibita in seminario, ma don Piero l'aveva dentro di sé, solo che non poteva esprimerla". Don Giorgio ha definito la mistica come "la scoperta di noi stessi e del nostro essere, che è psiche, anima, corpo e spirito". Di quest'ultimo aspetto però la Chiesa non ne parla, e non lo fa, sempre secondo il prete, "perché ha paura. La religione è un tramite, uno strumento, non uno scopo e se la Chiesa ammettesse questo, non esisterebbe più". Parole forti che sono contenute all'interno del volume, che nasce con l'intento di rendere ancora più comprensibile la prima pubblicazione di don Giorgio, del 2016, dal titolo Dal Paradiso alla Caverna del Cuore, il primo commento che fece agli appunti di Don Piero, nella versione originale e non tradotta, pubblicata dalla Casa Editrice Marna nel 1992 con il titolo, La nostalgia del paradiso. Nel libro appena uscito ogni pagina inizia con una citazione di don Piero e si sviluppa con la riflessione di don Giorgio che è un approfondimento di quello che don Piero aveva intuito. L'invito, come si evince anche dal titolo "Gocce d'Eternità" (espressione dello stesso don Piero) è quello di iniziare un cammino che conduca il lettore "alla scoperta dell'essenziale, per ritrovare quella voglia di Eternità che è in ognuno di noi".  

Dario Colombo

Nelle prime pagine si può trovare anche il commento di Dario Colombo, ospite della serata, che ebbe la fortuna di conoscere don Piero da piccolo, durante i campeggi estivi, il catechismo e la scuola. Lo ha definito un maestro della parola, e infatti quello che si ricorda maggiormente sono le sue prediche. "Capivo poco di quello che diceva, anche per via dei termini che usava, ma restavo sempre incantato" - ha confessato con un velo di emozione - "è un libro che va mangiato e digerito un poco per volta. È un radar che guida la vita di ogni persona, facendola proseguire sul suo percorso oppure inducendola a cambiare strada".

Martina Viganò


Sentito è stato anche l'intervento di Martina Viganò, creatrice dei dipinti presenti fra le pagine del volume che richiamano la luce calda delle vetrate delle cattedrali, simbolo del Cristo risorto. Anche se Martina non ha avuto la possibilità di conoscere don Piero, per via della giovane età, si è affidata alle parole di don Giorgio che le hanno permesso di scoprirlo, esaltandone il pensiero, attraverso la "dote rara di scrittore e mistico" del prete. Per questo è grata di aver preso parte a questa collaborazione che le ha fatto conoscere "la luce che genera la vita". I suoi dipinti non sono mero abbellimento, e questo ha tenuto a specificarlo anche don Giorgio, ma sono in totale armonia e sintonia con le parole dell'autore.   

Anche se non presente fisicamente, la nipote di Don Piero, Lucia Molon, ha fatto recapitare i suoi saluti e ringraziamenti, che son stati letti all'inizio della serata.  Un pensiero speciale è stato rivolto infine a Sandrino Brivio che con passione ha conservato gli appunti di Don Piero, e insieme ai suoi amici hanno contribuito alla stampa del libro che potrà essere ritirato gratuitamente dai cittadini di Rovagnate in diversi esercizi del paese. 
F.Fu.
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