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Scritto Domenica 17 ottobre 2021 alle 17:27

Robbiate: 'la parità di genere attraverso le parole', la dott.ssa Vera Gheno riflette sulla necessità di cambiare le abitudini linguistiche

È corretto, dal punto di vista linguistico, chiamare una donna che svolge una professione come, ad esempio, quella di sindaco, assessore o ingegnere, “sindaca”, “assessora” o “ingegnera”? È a questa domanda che si è cercato di dare risposta ieri sera con la conferenza “Cambiare il linguaggio per cambiare il futuro: la parità di genere attraverso le parole”, in una sala consiliare di Robbiate che ha registrato il tutto esaurito - tanto da costringere gli organizzatori ad allestire un altro locale in Municipio con il collegamento streaming -, con la dott.ssa Vera Gheno, accademica, saggista e traduttrice italiana che si occupa di comunicazione digitale. La relatrice, con il suo modo di narrare simpatico e accattivante, tanto da strappare più di una risata ai presenti nel corso della serata, ha saputo affrontare con la giusta leggerezza e al contempo serietà un tema così importante e così sentito nella società odierna, stimolando riflessioni profonde in chi ha avuto il piacere di ascoltarla.


Vera Gheno

La serata di ieri ha rappresentato il primissimo evento organizzato da “Ora basta” in occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne del prossimo 25 novembre; il gruppo, nato nel 2017 da un’idea dell’associazione “Dietro la lavagna”, riunisce associazioni per dare un aiuto concreto contro la violenza di genere. Quest’anno sono previsti molti incontri e due mostre fotografiche: il prossimo 20 ottobre, sempre presso il Comune di Robbiate, si aprirà l'esposizione “Donne e lavoro”, concessa dall’associazione Toponomastica Femminile di Roma.
Per introdurre l’incontro di ieri, Annamaria Vicini, rappresentante meratese della realtà romana, ha illustrato ai numerosi presenti di cosa si occupa il gruppo: “Ci poniamo degli obiettivi molto alti, tra cui quello di rinominare il mondo in un modo più equo”. Secondo i dati raccolti dall’associazione, infatti, solo il 5% degli spazi pubblici è intitolato a donne; per questo motivo Toponomastica si fa promotrice di una serie di azioni per promuovere un cambiamento. “Io ad esempio mi sono permessa di censire il Comune di Merate, essendo lì residente - ha continuato la Vicini - e su 256 strade, vie, piazze, 115 sono intitolate a uomini e 17 a donne. Di queste, 4 sono madonne, 4 sante o beate martiri, una sola è dedicata a Maria Gaetana Agnesi e per il resto siamo di fronte a nomi femminili generali perchè riferiti a case o cascine. È terribile, non possiamo più accettare un fatto del genere per i nostri figli e figlie, viviamo in un mondo in cui le donne non sono visibili”.


Annamaria Vicini e Amalia Bonfanti

“Femminili singolari” è invece il libro edito nel 2019 dall’autrice Vera Gheno che illustra il tema, oggi al centro del dibattito nazionale, dei sostantivi femminili che si riferiscono al mondo del lavoro. “Mettiamo in chiaro una cosa” ha detto subito la Gheno. “Io non sono misandrica, mi piacciono gli uomini, ovviamente non tutti. Ma ciò non mi impedisce di vedere che c’è un bug nella nostra società”. Partendo fin dai primi insegnamenti delle scuole elementari, la relatrice ha sottolineato come la figura femminile non sia presente nei libri, come sembri che la grande Storia sia stata fatta solo dagli uomini: “Sapete invece che probabilmente l’agricoltura è stata inventata dalle donne? Pare siano state loro, rimaste al villaggio a differenza dei compagni che si recavano a cacciare, ad accorgersi che, piantando un semino nel terreno, questo cresceva. Così come il linguaggio: quando l’uomo ha iniziato a stare eretto e a perdere i peli, i piccoli non riuscivano più ad aggrapparsi alla mamma e così questa, per mantenere il contatto con il figlio, ha iniziato a comunicare con lui”.


Presente una rappresentanza dell'amministrazione comunale di Robbiate

Quel che ha portato la Gheno a farsi alcune domande sulla figura femminile è stato, come l’ha definito lei, “lo sbatterci una bella craniata contro”: in primis in ambito lavorativo ha notato come dovesse impegnarsi molto di più rispetto ai colleghi uomini per ottenere la stessa attenzione e trattamento, ma principalmente ad aprirle gli occhi è stato un episodio accadutole quando era in servizio all’Accademia della Crusca, di cui gestiva anche l’account Twitter: “Quando è stata diffusa la fake news che l’allora presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, che collaborava insieme a Nicoletta Maraschero alla Crusca, volesse farsi chiamare “presidentA”, sul profilo social si è scatenato il putiferio. Innanzitutto bisogna specificare che la Boldrini aveva semplicemente chiesto di essere definita “LA presidente”; ma poi è arrivata un’ondata di odio inaspettata, c’era gente che inveiva perchè, secondo loro, la Crusca stava stuprando l’italiano”.



Analizzando quel che ha scritto nel suo libro, la Gheno ha sottolineato come il lavoro sia un aspetto importante della vita di ogni individuo e che, riferito alle donne, sia pieno di stereotipi. La questione dei sostantivi professionali con desinenza femminile può portare ad alcune osservazioni: in primis alcuni ritengono ci siano questioni più importanti su cui concentrarsi oggigiorno, e a questi l’autrice risponde dicendo che “per fortuna non siamo degli iPad di prima generazione, siamo multitasking, siamo sempre stati abituati nei media tradizionali a vedere tutto bianco o tutto nero nei dibattiti politici, quando in realtà nel mezzo c’è una gamma di grigi”.


Franca Rosa

Poi ci sono alcune donne che preferiscono non cambiare la loro desinenza e lasciare che la loro professione sia declinata al maschile: “è una scelta rispettabile e per tale motivo va osservata. Io personalmente chiedo sempre ad una donna come voglia essere chiamata”; infine vi è una fetta di popolazione che ritiene la qualifica professionale come un genere “neutro”: “Ma non esiste nella lingua italiana” ha detto la relatrice. “Io credo invece che sia più una questione di comodità. Si è sempre stati abituati a parlare di sindaco, di assessore, di ingegnere semplicemente perchè queste erano professioni principalmente svolte da uomini. Oggigiorno il trend è cambiato e perciò io ritengo sia giusto declinarli al femminile. Se ci pensate non ci poniamo il problema con termini come maestra, cassiera, parrucchiera, sarta, infermiera, soltanto perchè siamo più abituati”. Ed è noto che il cambiamento non piace ai più, specialmente quello riferito alle abitudini linguistiche: “Le parole rappresentano l’espressione dei nostri pensieri, come possono essere neutre? Non abbiamo pensieri di questo tipo” ha detto la relatrice. A differenza di altri paesi europei, l’Italia sta ancora arrancando in questo campo anche se, a detta della Gheno, dei passi importanti verso l’emancipazione femminile sono stati fatti. Rispetto ad altre lingue poi, come ad esempio quella inglese, l’italiano non ha alcun modo di rendere “neutri” i sostantivi, che vengono declinati per forza al maschile o al femminile: “Ovviamente non basta lavorare sulla lingua per risolvere i problemi delle donne in Italia” ha asserito la Gheno. “Non sarà la parola “ministra” a farci prendere il posto che meritiamo all'interno della società. Secondo me, al di là di quel che viene fatto dall’alto, è importante fare caso ai nostri automatismi linguistici”.



Un altro tema importante di cui si è parlato nella serata di ieri è stato come viene trattato il femminicidio nei media. La parola, anch’essa al centro dei dibattiti in quanto neologismo, secondo la Gheno non viene riconosciuta da alcuni perchè accende i riflettori su un tema sociale, che dà fastidio: femminicidio non è la semplice uccisione di una donna, ma rappresenta la sua morte in quanto donna, e di qualcuno. “Per violenza muoiono più maschi, la maggior parte per mano ignota” ha affermato la relatrice. "Gli omicidi di soggetti di sesso femminile invece sono inferiori ma la loro mano è nota, è un partner, un ex o un parente. Durante il lockdown vi è stato un crollo degli assassini, ovviamente, ma il femminicidio è rimasto costante”. Una grossa problematica riferita a questo tema è la sua narrazione mediatica, che nella maggior parte dei casi fa sì che l’omicida venga descritto come, ad esempio, un “gigante buono”, o una persona che ha compiuto “un ultimo atto d’amore”: una narrazione sbagliata secondo la Gheno, che ha affermato come le motivazioni dei femminicidi andrebbero cancellate dagli articoli di giornale.


Prima di dare spazio alle domande e di concludere l’incontro, l'ospite di serata è stata chiamata ad esprimersi sul mondo social, una realtà sempre più importante oggigiorno: “Vorrei spezzare una lancia a loro favore” ha sostenuto. “Anche i social sono un riflesso di come siamo sempre stati abituati alla polarizzazione dei dibattiti: o stai da una parte o stai dall’altra. Ma non è così. Online poi si può odiare in modo più o meno nascosto, usando nickname che non svelino la tua identità, a meno che si scateni la polizia postale. È comunque un luogo in cui non si arriva mai alle mani e in questo senso l’odio è pericoloso in quanto non giunge mai a compimento. Cosa possiamo fare quindi? Non demonizziamoli, sono comunque uno strumento che dà visibilità a chi sui mezzi di comunicazione ordinari non ha spazio”. Ma cosa si può fare per aiutare le vittime? Secondo la Gheno tocca ad ognuno di noi migliorare la società, a partire dai piccoli gesti quotidiani: “Se ad esempio devi insultare una donna che ti attraversa la strada improvvisamente, tu cosa usi? Ti riferiresti al mondo del meretricio. Se dovessi fare la stessa cosa nei confronti di un uomo cosa faresti? Spesso si insulta non lui direttamente, ma magari sua mamma o sua sorella. Ecco, cerchiamo di cambiare da queste piccole cose, specialmente se ci troviamo in presenza delle nuove generazioni”.


Tra gli argomenti affrontati dalle numerose domande rivolte alla protagonista della serata, è stata toccata anche la situazione del mondo scolastico così come i nuovi modi per rivolgersi ad una popolazione mista (attualmente o si utilizza l’asterisco, per esempio “buongiorno a tutt*”, o si la u “buongiorno a tuttu”, oppure ancora la schwa “buongiorno a tuttə”).
Al termine dell’incontro il sindaco Daniele Villa, presente insieme all'assessora Antonella Cagliani, ha consegnato a Vera Gheno un omaggio floreale.
B.F.
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